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 2007  febbraio 05 Lunedì calendario

Pietro Maso. Veronese, di anni 35, in carcere da sedici per aver ucciso, il 17 aprile 1991, i genitori, Antonio Maso e Maria Rosa Tessari, di rientro da messa nella loro villetta di Montecchia di Crosara, a colpi di padella e di bloccasterzo, inferti per 53 minuti finché non sono morti, in concorso con tre amici (Paolo Cavazza, 18 anni, Giorgio Carbognin, 18, e Damiano Burano, 17)

Pietro Maso. Veronese, di anni 35, in carcere da sedici per aver ucciso, il 17 aprile 1991, i genitori, Antonio Maso e Maria Rosa Tessari, di rientro da messa nella loro villetta di Montecchia di Crosara, a colpi di padella e di bloccasterzo, inferti per 53 minuti finché non sono morti, in concorso con tre amici (Paolo Cavazza, 18 anni, Giorgio Carbognin, 18, e Damiano Burano, 17). Movente: nascondere ai suoi di aver contraffatto la firma del padre in un assegno di 25 milioni di lire, che servivano al Carbognin per estinguere il debito contratto per l’acquisto di una Lancia Delta integrale, ma spesi nel giro di due mesi in locali notturni. Dopo l’omicidio la compagnia simula una rapina e se ne va in discoteca, ma qualche giorno dopo le sorelle di Pietro, Laura e Nadia, scoprono la faccenda dell’assegno e portano i carabinieri sulle tracce del delitto. Condannato a 30 anni e due mesi, finirà di scontare la sua pena il 18 agosto del 2015, anziché nel 2018 (grazie ai benefici dell´indulto). Detenuto a Opera, insegna body building nella palestra del carcere insieme al compagno di cella, al-Assadi Jabbar, ex guardia del corpo di Saddam Hussein, condannato in Italia per omicidio. Al quarto anno di ragioneria (segue cinque ore di lezione cinque giorni a settimana), prenderà il diploma l’anno prossimo e poi si iscriverà a filosofia. Non si separa mai dal rosario di legno che tiene intorno al collo ("Lo recito spesso, anche mentre lavoro in palestra. Pregare è come dire "ti amo" alla tua donna. una cosa che può sembrare banale e scontata ma che invece non lo è. Perché fa piacere dirlo, e fa piacere sentirselo dire"). Nel tempo libero legge Platone, Aristotele, e qualche scrittore moderno ("All’inizio non capivo tanto, poi, con il tempo, mi sono reso conto che certi messaggi, il senso delle cose, possono venire fuori da ogni lettura. Dalle più difficili, a Topolino"), e si dedica alla corrispondenza epistolare ("In questi anni ho ricevuto migliaia di lettere"). Ha anche molte ammiratrici, ma a loro ha smesso di rispondere ("Preferisco aiutare i giovani che rischiano di perdersi in situazioni uguali o simili alla mia. Mi scrivono per raccontarmi i loro sentimenti, l’odio verso i genitori, il desiderio di fargli del male o di ucciderli. Io cerco di dissuaderli, dico che è bestiale fare quello che ho fatto io. un piccolo contributo al disagio enorme che c´è oggi tra i giovani. Non dico che faccio da psicologo, ma quasi. Parlo il loro linguaggio, capisco cosa vogliono trasmettere quando lanciano certi messaggi. Alcuni sono davvero giovanissimi. E ti accorgi che vivono proprio male"). Quanto alla propria responsabilità, non cerca alibi: "Ho sbagliato, ho fatto una cosa atroce e, come ho detto, quando commetti una cosa del genere sei assolutamente consapevole. Anche a 19 anni. Oggi cerco di guardare al futuro, penso a costruire una vita quando sarò fuori di qui". Se potesse tornare indietro: "Di certo chiederei aiuto a qualcuno". Progetti per il futuro: "Di sicuro sarà lontano da Verona. Le mie sorelle vivono ancora lì. Ma per ricominciare devi cambiare anche i luoghi fisici. Magari, chissà, me ne andrò anche lontano dall´Italia. Dove nessuno sa chi sono, quello che ho fatto, quello che sono stato. Mi piacerebbe continuare ad aiutare i giovani, parlare con loro, incontrarli nei momenti di difficoltà. Tendere loro una mano prima che facciano cose assurde. Che so, magari anche insegnare". La sua opinione sul disagio giovanile: "Lo so che fa effetto detto da me, ma c´è un vuoto e una solitudine pazzesca oggi tra i ragazzi. Avrebbero bisogno di risposte, e soprattutto di prevenzione. Quando vai in crisi e stai per perderti non c´è nessuno che ti ascolta. E non è vero che quando commetti un’atrocità non sei cosciente. Sei razionale, eccome, ti rendi conto perfettamente di quello che stai facendo. Dall’inizio alla fine. Ecco, bisognerebbe creare delle strutture per prevenire, per evitare che tanti ragazzi arrivino a commettere dei delitti così. Non sempre i sociologi sono spinti dalla volontà di capire. Spesso cavalcano l´onda mediatica perché gli conviene". Come vede i ragazzi che oggi hanno diciannove anni, quanti ne aveva lui quando ha ucciso i genitori: "La prima cosa che noto è la grande solitudine. E poi, certo, la massificazione. Oggi i ragazzi sono tutti uguali, pensano tutti allo stesso modo. Ne vedi cinque e li hai visti tutti".