Marco Galluzzo, Corriere della Sera 5/2/2007, 5 febbraio 2007
ROMA – finita con lei che va via prima della fine. E con lui che l’accusa di «protagonismo», di muoversi per «logiche correntizie», di essersi portata la claque
ROMA – finita con lei che va via prima della fine. E con lui che l’accusa di «protagonismo», di muoversi per «logiche correntizie», di essersi portata la claque. Lei stessa aveva previsto: «So che rimarrò sola, firmerete tutte il documento del presidente». I numeri diranno che la previsione era buona: su 200 donne votanti solo in 3 dicono no alla ristrutturazione voluta da Fini, il dipartimento rosa di An avrà da oggi una direzione collegiale. Per lei è una «sorta di soviet»; per lui è «un salto di qualità», non le «questioncine» di chi sino all’altro ieri quel dipartimento ha diretto. Ovvero lei. Non ci sono state carezze nello scontro fra Daniela Santanchè e Gianfranco Fini. Si è svolto ieri mattina all’Hotel Jolly, ha avuto tratti di sostanza, dibattito. Ma anche tratti leggeri, di colore, persino di scherno. Maurizio Gasparri: «Daniela si è mossa in base a logiche di marketing». Ancora Gasparri: «Meno male che ha annunciato i circoli a Borse chiuse. E poi il logo sembra quello della Wella». Ignazio La Russa, ex «padrino» politico della Santanchè: «Ha fatto tanti errori politici». Lei nega di avere perso, chiama le signore che si schierano con Fini «le stipendiate», burocrazia incapace di criticare il capo. Ma fra queste signore c’è tutta la nomenklatura rosa di An: Adriana Poli Bortone, Viviana Beccalossi, Giorgia Meloni, vicepresidente della Camera («non basta la visibilità, la politica non è stare sui giornali»), l’avvocato Giulia Bongiorno, data in grande ascesa («Fini è come la Cassazione, ci dobbiamo fidare»). Alla fine è una sorta di plebiscito per l’ex vicepremier. Passa la sua modifica dello statuto. E la sua promessa: «Vi propongo un patto, se vi autorganizzate io non mi avvarrò del diritto di nomina...». Viene applaudita la sua richiesta di collaborazione: «Datemi i nomi della donne da valorizzare...». Anche per la Santanchè arrivano gli applausi, ma dalle ultime file: quando l’onorevole critica gli «strappi» del suo presidente sulle unioni civili, sull’ora di Corano nelle scuole, sui valori della destra italiana. La replica di Fini sarà gelida: «Si citano cose a sproposito, si fa confusione. Nessuno ha mai fatto alcuna apertura sui Pacs». E altre stoccate arrivano sui circoli delle donne lanciati dalla deputata: « una logica che appartiene al passato, è scarsa considerazione del genere femminile pensare che le donne possano riunirsi solo tra loro». La replica: «I circoli sono aperti a tutti i cittadini». A difendere Daniela Santanchè, a mezzo agenzie di stampa, due esponenti del partito che a loro volta sono minoranza. Francesco Storace: «Fini vuole una sola corrente, la sua». E Carmelo Briguglio: «I circoli non li comprende solo l’élite burocratica di An, sempre più ipnotizzata da modelli progressisti di cui il veltronismo è l’approdo più recente».