Sebastiano Vernazza, La Gazzetta dello Sport 5/2/2007, 5 febbraio 2007
dal nostro inviato CATANIA B aby gang sì, però sotto l’ala della mafia. Lospiegaunpoliziotto di lungo corso, un graduato esperto di ordine pubblico, che ha lavorato più volte al Cibali e a tante altre faccende complicate
dal nostro inviato CATANIA B aby gang sì, però sotto l’ala della mafia. Lospiegaunpoliziotto di lungo corso, un graduato esperto di ordine pubblico, che ha lavorato più volte al Cibali e a tante altre faccende complicate. «La storia dei ragazzini è vera in parte, la criminalità giovanile è una piaga di Catania, però gli adolescenti che gravitano attorno allo stadio sono manovrati dai delinquenti che comandano in curva Nord e che sono stati messi lì dalle cosche». La testimonianza è netta: «Due clan mafiosi controllano la Nord. Un potere esercitato attraverso pregiudicati, malviventi che dirigono il traffico sugli spalti». Quante sono queste persone? «Una sessantina». E i ragazzini? «Vengono usati. Venerdì c’era una strategia, i boss volevano la guerriglia e si sono serviti anche di alcuni minorenni per appiccare l’incendio, ma sono sicuro che i "padrini" della Nord erano già a casa o in pizzeria quando in piazza Spedini è cominciato l’inferno. Non è da mafiosi fare baccano, il tafferuglio per le strade è cosa da imbecilli ». LO STRISCIONE Al Cibali viene esposto uno striscione che per chi viene da fuori significa poco. "Tigna vive", recita la scritta, e per deduzione si pensa al classico pensiero dedicato al tifoso che non c’è più, ucciso da un incidente o da una malattia. "Tigna" in siciliano significa pelato. «E "Tigna" era il soprannome di un capoclan ammazzato qualche tempo fa», spiega il poliziotto. COCAINA «Nella curva del Catania gira un gran quantità di droga. Fumo e cocaina. L’odore degli spinelli lo sentiamo ogni volta che ci avviciniamo. La "coca" è tanta e spiega i comportamenti troppo aggressivi, al limite della follia. Questo è un problema generale. Tanti ragazzi si "fanno", si caricano e vanno allo scontro con le forze dell’ordine». STRETTA Negli ultimi tempi qualcosa è cambiato in Questura a Catania. Si è cercato di applicare il decreto Pisanu con più continuità. «Prendiamo le trasferte. Prima dalla stazione di Catania partiva chi voleva, adesso per seguire la squadra in trasferta ci vuole il biglietto dello stadio e quello del treno. Ogni tanto qualcuno ci prova: "Io scendo ad Acireale, la fermata dopo". No, amico, tu resti dove sei perché non siamo scemi. Se non sbaglio, per l’ultima partita fuori casa (a Bergamo, ndr) da Catania Centrale sono andati su in 87, nonostante fosse disponibile un biglietto superscontato. Il giro di vite ha inasprito i rapporti con la polizia, siamo diventati più severi nell’applicazione delle regole. Loro non tollerano questo fatto e ci fanno la guerra». MARTELLETTO «Venerdì sera ero alla stazione, ad aspettare i palermitani in arrivo via ferrovia.Ne abbiamo fermato uno che aveva nello zainetto un martelletto, di quelli che ci sono sui vagoni per spaccare i vetri in caso di emergenza. Lo abbiamo portato in caserma, ma era minorenne e dopo un po’ lo abbiamo imbarcato sul primo treno per Palermo. I minorenni sono "impunibili"». VIVA L’INGHILTERRA «Il modello inglese è fatto così, che se a Londra dici "bastardo" a un agente ti fai della galera seria. Qui l’insulto è un complimento. Poi devono impiantare i tornelli elettronici: tu infili il biglietto o l’abbonamento dentro la fessura e se il documento è a posto la grata si apre, altrimenti resti fuori. A Roma discutono su chi li deve impiantare, a noi queste faccende non importano. Li facciano e basta. Gli steward? Sono nominati dalle società, con quali criteri non si sa». Altro suggerimento: «Certi soggetti, che nelle curve ci sono, vanno toccati nel portafogli. Toglietegli la patente o la licenza commerciale, a quelli che ce l’hanno. Hai partecipato a un tafferuglio? Bene, ne paghi le conseguenze al lavoro: se sei un dipendente statale, lo Stato ti licenzia».Lagnanza: «Abbiamo mezzi obsoleti, non blindati. Il "discovery" che faceva il carosello in piazza Spedini, per disperdere i teppisti e non per investirli, era di lamiera comune».