Luigi Garlando, La Gazzetta dello Sport 5/2/2007, 5 febbraio 2007
dal nostro inviato MAURIZIO NICITA CATANIA Lo chiamano Pierino, ma del personaggio birichino delle barzellette ha ben poco
dal nostro inviato MAURIZIO NICITA CATANIA Lo chiamano Pierino, ma del personaggio birichino delle barzellette ha ben poco. Perché qui parliamo di delinquenza vera, quella inseguita in questi giorni dalle forze dell’ordine alla ricerca dei responsabili dei disordini nel derby di venerdì scorso e dell’assassino dell’ispettore capo Filippo Raciti. Pierino ci «accompagna»in questo viaggio nei luoghi e nei covi degli ultrà, lui che è caduto nelle perquisizioni a setaccio di questi giorni ed è stato arrestato sabato pomeriggio. Pierino ha 21 anni e all’anagrafe si chiama Danilo di nome e Patrizio di cognome ed è un ultrà conosciuto del gruppo Anr, Associazione Non Riconosciuta. Quando le forze dell’ordine – polizia e carabinieri insieme – hanno perquisito la sede del club, nel quartiere Librino, Pierino ha cercato di svignarsela, scappando a gambe levate su viale Castagnola, una specie di circonvallazione di questa zona degradata. Quando ha capito che non ce l’avrebbe fatta ha lasciato nelle mani di una bimba di 6-7 anni una busta, recuperata dagli agenti subito dopo il fermo: dentro c’erano 1.029, avete letto bene non ci sono refusi, 1.029 pastiglie di ecstasy e 75 confezioni di marijuana del tipo Orange Sgang, la più pregiata. In tasca aveva un mazzo di chiavi, di queste una apriva la porta di un ambiente del terrazzo condominiale dove ha sede il club, nel quale sono stati rinvenuti e sequestrati una carabina e un fucile sovrapposto e altri 500 grammi di marijuana. In altro luogo riconducibile allo stesso Patrizio ritrovati una bilancia di precisione e materiale per il confezionamento delle dosi. LIBRINO Questo grande dormitorio a sud della città, a pochi passi dall’aeroporto, era stato progettato nel ’71 da Kenzo Tange, famoso architetto giapponese che si è dedicato a piani urbanistici nel suo Paese e anche in Italia: sue le torri del quartiere fieristico a Bologna e il centro direzionale a Napoli. Peccato che Tange, scomparso quasi due anni fa, se ne sia andato col cruccio di quel progetto Librino sventrato dalla politica. Perché l’idea di una periferia a misura d’uomo, avvalorata dall’architetto col suo progetto, fu stravolta dall’amministrazione comunale che, con una serie di varianti ad hoc – compiacenti al sistema tangentizio ”, realizzò un aborto di quartiere nel quale gli spazi per il verde divennero cubature di cemento e che nel tempo è diventato luogo d’emarginazione, una sorta di Scampia etnea. Qui due settimane fa la polizia realizzò una retata che portò al sequestro di grandi quantitativi di droga, armi e persino un cavallo. I poliziotti in quella occasione vennero «accolti» con lancio di oggetti dai balconi e soprattutto di quelle «cipolle», alias bombe carta, usate abitualmente al Cibali e che fanno pensare a collegamenti fra malavita organizzata e mondo ultrà. CENTRO STORICO Bombe carta, una sorta di arsenale, sono state rinvenute soprattutto in un deposito-negozio di via Autieri, a pochi passi da piazza Mazzini e dalla Pescheria, storico mercato catanese. A gestire quello che ufficialmente era un bazar che vendeva anche gadget rossazzurri, con bandiere e sciarpe, erano 4 senegalesi clandestini, tutti arrestati. I gruppi organizzati, e anche i cosiddetti cani sciolti, sapevano che qui potevano rifornirsi per prepararsi alla loro abituale guerra da stadio. Spostandosi di poche centinaia di metri a nord in piazza Dante, nel quartiere dei Cursoti (storica cosca affiliata a Cosa Nostra) è stata perquisita anche la sede del club ultrà «I decisi». Qui le forze dell’ordine hanno trovato solo qualche vecchietto a bivaccare – «chiddi giusti su ammucciati» (quelli «giusti» si sono nascosti): sussurra il solito beninformato – ma c’è stretto riserbo sul materiale rinvenuto. Anr, «decisi», «pazzi» e «non mollare mai» sono tutti gruppi della curva nord, che non espongono più singoli striscioni perché confluiti sotto un’unica sigla: «A sostegno di una fede». Stanno in questo spicchio di curva i fautori degli scontri preordinati che hanno portato alla morte di Raciti e al ferimento di decine di persone. Delinquenti che sobillano e guidano una folla formata da minorenni mandati avanti con tecniche da guerriglia urbana. E persino il procuratore di Catania, Vincenzo D’Agata, è rimasto colpito dalla quantità di questi minorenni: «Che vengono da quartieri disagiati, ma fanno parte anche della Catania bene, quella borghese». FIGLIO DI POLIZIOTTO E infatti fra i 29 arrestati finora (8 dei quali minorenni) ci sono due figli di altrettanti medici e anche quello di un agente di polizia, fermato la stessa notte degli incidenti da colleghi del padre.