La Stampa 2/2/2007, 2 febbraio 2007
Intervista sulla cocaina a Marzio Barbagli, sociologo «E’ un’affermazione incredibile. Un ministro dell’Interno non può dire che le forze dell’ordine sono disarmate di fronte a tanta domanda di coca
Intervista sulla cocaina a Marzio Barbagli, sociologo «E’ un’affermazione incredibile. Un ministro dell’Interno non può dire che le forze dell’ordine sono disarmate di fronte a tanta domanda di coca. Sono sicuro che è stato frainteso, voleva certamente sottolineare l’aumento della richiesta di droga, un fenomeno per altro già noto». Vuol dire che non c’è nulla di nuovo nell’allarme di Amato? «Negli ultimi dieci anni c’è stato uno spostamento costante dall’eroina alla cocaina. Nel 1996 il 45% dei tossicodipendenti consumava eroina e il 13% coca, oggi il rapporto si è invertito: gli eroinomani sono scesi al 20% contro il 39% dei cocainomani. E la tendenza non si arresta». Cosa avrebbe dovuto dire ieri il ministro, secondo lei? «Per prima cosa che le forze dell’ordine non sono disarmate. Ogni anno fermano 31 mila persone per spaccio». E poi, cos’altro? «Che la domanda è legata all’offerta e 3 spacciatori su 10 sono extracomunitari irregolari. Questa guerra non si vince stigmatizzando il consumo ma colpendo l’immigrazione clandestina che campa col traffico di stupefacenti». Sempre colpa degli stranieri? «Mi limito a citare i dati. Da 1992 a oggi gli spacciatori italiani sono diminuiti e gli stranieri sono passati dal 15% al 28% del totale». La Lega esulterà: lo sa? «Sono di sinistra, ma non condivido la cautela ideologica della sinistra sull’immigrazione clandestina».