Angelo Panebianco, Corriere della Sera 31/1/2007, 31 gennaio 2007
Con molto garbo, e anche con parole di stima per il mio lavoro di cui ringrazio l’anonimo autore dell’articolo, Il Riformista mi ha rimproverato per il modo in cui, nel mio ultimo editoriale (29 gennaio), ho «liquidato» la scelta di Zapatero da parte dei socialisti spagnoli quale candidato premier alle elezioni
Con molto garbo, e anche con parole di stima per il mio lavoro di cui ringrazio l’anonimo autore dell’articolo, Il Riformista mi ha rimproverato per il modo in cui, nel mio ultimo editoriale (29 gennaio), ho «liquidato» la scelta di Zapatero da parte dei socialisti spagnoli quale candidato premier alle elezioni. Ho scritto che, non volendo bruciarsi in elezioni ritenute perdute in partenza (un errore, come poi si è visto), i socialisti di maggiore spicco avevano dato il via libera a uno Zapatero «qualsiasi». E’ vero, come dice Il Riformista, che Zapatero era segretario del Partito socialista ormai da 4 anni ma il fatto è che era stato messo lì dai maggiorenti, come ammette lo stesso Riformista, perché il partito era in fortissima crisi (e quando un partito è in crisi, spesso si «svalutano» politicamente, ossia diventano meno ambite, anche le sue massime cariche interne). Ed è lo stesso Riformista a ricordare che tanti socialisti, in quei 4 anni, non facevano mistero della bassa considerazione in cui tenevano il giovane segretario. Non è allora arbitrario pensare che se i sondaggi avessero indicato per tempo una crisi di consensi per il governo Aznár e i socialisti avessero quindi intravisto una qualche chance di vittoria, le personalità più forti del partito si sarebbero fatte avanti per contendersi la candidatura. Dovrebbe anche essere ovvio che questa mia opinione, che peraltro coincide con quella di diversi spagnoli, nulla ha a che fare (in un senso o nell’altro) con la valutazione sulle scelte del governo Zapatero.