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 2007  gennaio 30 Martedì calendario

Cinquant’anni fa, per la precisione alle 20.50 di domenica 3 febbraio 1957, debuttava Carosello. Andò in onda per quasi vent’anni, fino al 1° gennaio 1977, tutti i giorni ad eccezione del Venerdì santo e del Giorno dei morti (l’interruzione più lunga, tre giorni, dopo la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre ’69)

Cinquant’anni fa, per la precisione alle 20.50 di domenica 3 febbraio 1957, debuttava Carosello. Andò in onda per quasi vent’anni, fino al 1° gennaio 1977, tutti i giorni ad eccezione del Venerdì santo e del Giorno dei morti (l’interruzione più lunga, tre giorni, dopo la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre ’69). Trasmetteva quattro-cinque filmati pubblicitari che i censori della Sacis, prima della messa in onda, esaminavano con gran severità: ad esempio fu bocciato un borotalco che faceva intravedere il culetto di un neonato; era vietato l’uso di termini «ambigui» e dunque l’olio non si poteva definire «vergine», eccetera. Il regolamento della Sacis (che nel 1957 per la messa in onda di ogni filmato chiedava un milione e mezzo lire) imponeva che la parte pubblicitaria avesse una durata massima di 30 secondi su un totale di 2 minuti e 15. Il nome del prodotto non poteva essere scritto, o pronunciato, più di 6 volte. Queste regole fecero nascere una narrazione per immagini brevissima, a cui seguiva il «codino», ovvero il messaggio pubblicitario vero e proprio. Memorabile la serie in cui Cesare Polacco, nei panni dell’ispettore Rock, affrontava casi polizieschi e a conclusione dell’inchiesta, sempre coronata dal successo, ammetteva: «Anch’io ho commesso un errore, non ho mai usato Brillantina Linetti». Sin dagli esordi Carosello diffuse tra gli italiani espressioni, neologismi, modi di dire. «Posso dire una parola?» viene dalla pubblicità dell’Algida («C’è un’Algida laggiù che mi fa gola»); «Sembra facile» è imposto dall’omino coi baffi della Bialetti; il capitan Trinchetto inventato dai Gavioli per la Recoaro, introduce l’espressione «Cala, cala Trinchetto»; una ragazza dalle belle gambe, dopo il Carosello delle gemelle Kessler per le calze Omsa del ’62, era immancabilmente salutata per strada con la frase: «Omsa... che gambe!»; «Basta la parola» è l’espressione suggerita da Tino Scotti per garantire l’efficacia del lassativo Confetto Falqui; «Ce l’hanno tutti con me perché sono piccolo e nero» giunge da Calimero, il pulcino creato dai fratelli Pagot per pubblicizzare un detersivo della Mira Lanza («Ava, come lava» pure entrato nel linguaggio comune) mentre l’espressione «Con quella bocca può dire ciò che vuole» saluta le gaffe di Virna Lisi che fa réclame al dentifricio Chlorodont. Negli anni Settanta, in certe serate, Carosello raggiunse un pubblico di poco inferiore ai 20 milioni.