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 2007  febbraio 03 Sabato calendario

MARIA CORBI

ROMA
E’ stata una femminista sui generis Adelina Tattilo che ha spogliato le donne sulla carta patinata per il piacere di tanti maschi in cerca di sogni proibiti. Quando nel 1967 inizia a pubblicare «Playmen» le protagoniste della lotta in piazza, quelle che gridano «l’utero è mio e me lo gestisco io», la prendono di mira, la chiamano «la manager del pornoinchiostro». Ma lei alza le spalle, le giudica «noiose misantrope» e continua a sentirsi parte della stessa lotta. Crede, e spiega, che per emanciparsi le donne vanno educate a «pensare più liberamente» e questo anche attraverso la rottura di tabù nel sesso. «Sono convinta che attraverso certe libertà e certe immagini la donna ottenga un riscatto».

Pornografia? Mai
Guai a definirla regina del porno. Lei il porno lo ha sempre odiato. «Illustro l’eros», spiegava senza mai trascendere nei toni, con lo sguardo affilato come una lama. Sempre perfetta con i capelli biondi freschi di messa in piega e vestiti griffati.
Chissà cosa devono aver pensato le suore di Ivrea che l’hanno avuta come allieva a scuola ascoltandola dire che «finalmente anche le minorenni hanno imparato a fare l’amore in maniera libera e senza inibizioni». Una donna che ha tracciato la strada della vera emancipazione fatta di indipendenza economica e intellettuale e del fregarsene di come la giudicano gli altri. Tutto questo ha fatto di lei la perfetta protagonista degli Anni ”80, rampanti edonisti, anni che lei ha continuato a rimpiangere definendoli sempre «formidabili», con quella sua voce roca a causa delle trenta sigarette al giorno. Come «formidabile» è stata la sua amicizia per Bettino Craxi che andava solo in pochi salotti fidatissimi con la sua amante Ania Pieroni. E uno di questi era quello della Tattilo, arrampicato sulla collina Fleming, luci soffuse e divani di velluto rosso, un misto tra stile Liberty e orientale. Una specie di succursale del partito socialista in cui affluiscono Paolo Pillitteri, Massimo Pini, Gianni De Michelis.

Il sesso: una passione. Difficile immaginarlo vedendo questa signora dei quartieri alti con gli occhiali che le danno il piglio da professoressa. «Il sesso è una molla che mi spinge a esplorare e ad appagare ogni curiosità». Ed è così che la sua sfida ha successo. Fonda «Playmen» nel momento giusto, in tempo per fronteggiare l’edizione italiana di «Playboy». Tenta anche l’avventura americana ma gli avvocati di Hefner la bloccano. Il «Time» la definisce «la Hugh Hefner in gonnella», ma la Tattilo non copia, interpreta la semplice formula del successo del rivale americano fatta di tette e culi esplosivi. Le «conigliette» di «Playmen» sono più snelle, raffinate, posano in atteggiamenti meno esplicitamente sensuali. E non manca il gusto dello scoop, esaltato con la pubblicazione delle fotografie di Jacqueline Kennedy Onassis nuda sulla spiaggia di Skorpios nell’estate del 1972. Insieme a tutto questo la Tattilo miscela fumetti erotici di Jacovitti, letture e interventi di intellettuali. Portano il sigillo di «Playmen» la prima intervista in Italia del filosofo Marcuse e due racconti inediti di Hemingway.
Una vita piena, spesso in contromano quella di «Nostra signora dell’Eros» come l’ha chiamata qualcuno. Molte gioie e molti dolori come quando uno dei suoi tre figli, il più grande, Fabrizio, aderente al movimento di estrema sinistra Avanguardia Operaia, venne arrestato. Lei commentò così: «Non gli ho fatto nessun rimprovero, ha diritto di pensarla come vuole». Coerente nella sua professione di liberta a tutti i costi anche nel’educazione dei ragazzi.
Per farla arrabbiare bastava rimproverarle di aver ridotto ad oggetto da guardare. Lei, allora, alzava dal naso gli occhialini mostrando tutta la sua noia a questo appunto: «Per me la donna è un soggetto tanto quanto l’uomo».


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