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 2007  febbraio 03 Sabato calendario

[FIRMA]GIULIA VIOLA

Dal grano duro per la pasta, al pomodoro per i sughi, fino all’olivo per l’extra vergine e alle vigne per il Chianti, anche la dieta mediterranea rischia l’estinzione. Dunque l’Italia non dovrà solo fare i conti con la minaccia della desertificazione, i rischi di frane e di inondazioni in più della metà dei 7 mila chilometri di coste: ci saranno anche le malattie e animali sconosciuti che diventeranno dei nostri per l’innalzamento della temperatura.
Il bollettino emesso ieri a Parigi dal «Focal Point» dell’Ipcc, relativo ai mutamenti climatici in Italia, è un pugno nello stomaco. E alla Penisola restano solo 6 mesi per elaborare un quadro scientifico di riferimento, alias un piano d’azione, da presentare a settembre alla conferenza nazionale sul clima voluta dal ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio e in cui saranno presenti dall’economista Jeremy Rifkin a scienziati del calibro di Nicholas Stern.
Le linee guida sul da farsi ci sono già. Innanzitutto si concentrano sull’acqua, che in futuro sarà sempre più rara e sul deserto, che ormai ha scavalcato il Mediterraneo. Non è una leggenda che la desertificazione sia triplicata negli ultimi 20 anni. E nemmeno che le piogge estive diminuiranno fino a 40 millimetri. Questo significa che il 36% del nostro paese rischia di essere ricoperto dalla sabbia sahariana. Tradotto in regioni, è meglio che l’88% della Sardegna, l’84 della Puglia, l’83 della Sicilia e il 51 della Calabria, corra ai ripari. Soprattutto alla luce del fatto che per ogni aumento di 1 grado, gli ecosistemi migreranno di circa 150 chilometri a Nord mutando le opportunità socio-economiche del settore agroalimentare e turistico, ovvero del 25% del Pil.
Snocciolando il rapporto si arriva all’altra emergenza: l’innalzamento del Mediterraneo per lo scioglimento dei ghiacci artici. Entro il 2050 si prevede un aumento di 25-30 centimetri del mare. Applicato al Mare Nostrum si parla di 1 millimetro l’anno. E allora entro il 2100 le coste da Venezia fino a Trieste e, verso sud, fin quasi a Rimini, potrebbero essere sommerse. Ma non soltanto: l’acqua raggiungerebbe Ferrara e in Toscana, arriverebbe fino a Pisa. Nel Lazio, toccherebbe a Latina così come a gran parte delle coste del Golfo di Gaeta; in Puglia, da Manfredonia fino a Barletta. La Sardegna potrebbe invece dire addio al Golfo di Oristano. Come se non bastasse, l’invasione dell’acqua salata comprometterà le risorse idriche di acqua dolce, ovvero quella potabile e quella destinata all’agricoltura di Puglia e Sicilia.
Sempre sul tema, l’aumento della temperatura del mare ha già favorito la biodiversità marina e, ad oggi, il 20% delle specie nel Mediterraneo è straniera. Nello specifico, ogni 6 mesi approda un nuovo animale: attualmente siamo a quota 550 «nostrane» contro le 110 «new entry». Stesso discorso per le malattie. solo dal 1970, infatti, che l’Europa, e dunque anche l’Italia, sono state dichiarate dall’Oms libere dalla malaria. Eppure, i casi degli ultimi anni hanno messo i medici sull’attenti. Non solo: si temono anche episodi di «leishmaniosi viscerale umana», un’infezione trasmessa da piccolissimi insetti che favoriti dal caldo colonizzano territori fin’ora immuni. Fino al 1990 si registravano meno di 50 casi l’anno, dal 2000 sono più di 150: la Campania è attualmente il principale «macrofocolaio» di tutto il Sud Europa.
Aspettando settembre, la Coldiretti ha calcolato che potenziando i biocarburanti in agricoltura, utilizzando i fertilizzanti naturali e installando i pannelli solari, l’Italia coprirebbe fino al 13% del fabbisogno energetico, risparmiando oltre 12 milioni di tonnellate di petrolio e 30 di anidride carbonica. Un miracolo che potrebbe portarsi dietro anche quello del riscaldamento delle abitazioni che, ogni anno, si fumano 648 milioni di euro. Nello specifico, disperdendo 300 ore di caldo per appartamento.