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 2007  febbraio 03 Sabato calendario

FIRMA]FRANCESCO SISCI

PECHINO
Il Gange, il fiume sacro dell’India, il limpido corso dell’acqua dove la gente andava a pulirsi il corpo e lo spirito, i cui flutti accompagnavano le anime nell’ultimo viaggio, è oggi una specie di fogna a cielo aperto. Frotte di cadaveri semidivorati dai pesci ingorgano le onde come auto nell’ora di punta, e i topi sguazzano tra una riva e l’altra mentre milioni di persone cercano di bagnarsi come secoli fa. Solo che a differenza di secoli fa oggi gli indiani sfiorano il miliardo e cento milioni, nascono e muoiono in proporzione. Tutti vogliono andare dal povero Gange, che però non ce la fa più.
A nord, un altro grande rivo che nasce dagli stessi ghiacciai del Tibet, il Fiume Giallo, padre della civiltà cinese, è semplicemente secco per tre mesi all’anno. Anche qui sono le tradizioni antiche che non funzionano più rispetto all’esplosione della popolazione moderna. I contadini del corso medio del fiume irrigano oggi nello stesso modo di 20 secoli fa, inondando i terreni attraverso larghi canali di diversione. In più industrie appollaiate lungo le sponde succhiano acqua per raffreddare motori, ripulire discariche. Morale: non c’è più acqua.
L’allarme lanciato in questi giorni dalla conferenza sull’ambiente a Parigi riguarda allora non a caso la Cindia. Con circa il 40% della popolazione mondiale e una velocità di crescita economica che sfiora il 10% l’anno, questi due Paesi da solo rappresentano la maggior parte di incremento dell’inquinamento globale. Sono quindi responsabili di una larga porzione delle alterazioni climatiche che Parigi ha riconosciuto essere «di origine antropica», cioè colpa dell’uomo.
Qui non c’è salvezza. Le megalopoli asiatiche hanno tassi di inquinamento cinque volte più alti di Parigi o New York ed anche sei volte superiori al livello massimo suggerito dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Inoltre, si prevede che le emissioni di gas serra, quelli considerati responsabili del buco dell’ozono, in Asia triplicheranno nel prossimo quarto di secolo. Ogni cinque anni almeno il numero delle auto dovrebbe raddoppiare, mentre non procede di pari passo il miglioramento della qualità dei motori.
Nella classifica delle polveri sottili e del rischio cancro la prima classificata è Pechino con 142 microgrammi per metro cubo d’aria, New York ne ha 27, Parigi 22, Londra 24. Il vento che in primavera un tempo puliva l’atmosfera oggi invece porta nubi di sabbia, visto il crescente processo di desertificazione a nord della capitale. E qui, tra un mese, a marzo quest’anno, le autorità hanno già annunciato tempeste di sabbia di entità straordinarie.
A Pechino come a New Delhi i primi a soffrirne sono i politici locali, ma nella realtà ogni miglioramento è difficile. Le logiche di sviluppo economico accelerato e quelle della conservazione ambientale sono spesso in contraddizione fra loro, e la voglia di uscire dalla miseria è più urgente del bisogno di aria pulita.