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 2007  febbraio 03 Sabato calendario

Achiropita ”Tina” Mascaro, di anni 52. Separata, un figlio di nome Massimiliano, calabrese d’origine, da una vita viveva a Modena dove tra alterne vicende s’era costruita una fortuna

Achiropita ”Tina” Mascaro, di anni 52. Separata, un figlio di nome Massimiliano, calabrese d’origine, da una vita viveva a Modena dove tra alterne vicende s’era costruita una fortuna. Aveva comprato un bar in periferia, l’aveva battezzato Achiro’s, ogni tanto lo chiudeva perché i clienti erano pochi. Gestiva un’edicola storica nel parco Ferrari, il Comune quattro anni fa aveva tentato di farla sloggiare, lei come una martire s’era incatenata al chiosco urlando le sue ragioni: «M’hanno rovinato la reputazione, dicono che non pago l’affitto, che non tengo puliti i locali. Denuncio tutti». Alla fine l’aveva spuntata col Comune, aveva riaperto il bar, in aggiunta s’era comprata un tabaccheria, insomma i soldi non mancavano ma non mancavano neppure i debitori che volentieri avrebbero eliminato, più del credito, il creditore. Giovedì sera, come d’abitudine, era all’Achiro’s bar col figlio Massimiliano e insieme preparavano panini. Lui la salutò verso le otto, aveva un appuntamento con gli amici, dopotutto il grosso era fatto e la madre nel giro di un’ora avrebbe chiuso bottega. Invece prima delle nove arrivò qualcuno che la donna probabilmente conosceva e che la colpì cinque volte in testa fino a fracassarle il cranio. Lei s’accasciò seduta, le spalle appoggiate al muro. L’assassino nascose il corpo col frigo dei gelati e subito se la filò senza portar via nulla: né i soldi chiusi cassa, né i quattrocento euro divisi in tre buste che la Mascara s’era cacciata nelle tasche del cappotto. Nottata tra giovedì 1 e venerdì 2 febbraio nel bar Achiro’s di via Uccelliera, zona nord di Modena, traversa della trafficatissima via Emilia Ovest dove ogni sera battono giovanissime bulgare e rumene.