Francesco Battistini, Corriere della Sera 3/2/2007, 3 febbraio 2007
Il piano Onu: «Stato multietnico e supervisione Ue». No della Serbia DAL NOSTRO INVIATO LONDRA – Fra l’Atlantico e gli Urali, sta nascendo il 46˚ Stato europeo
Il piano Onu: «Stato multietnico e supervisione Ue». No della Serbia DAL NOSTRO INVIATO LONDRA – Fra l’Atlantico e gli Urali, sta nascendo il 46˚ Stato europeo. Ancora non si sa bene come vorrà essere chiamato: Kosovo, come dice tutto il mondo e però dicono anche i serbi, oppure Kosova come preferisco gli albanesi? Non si sa che bandiera garrirà. E quale sarà l’inno. E se ci sarà una moneta. E se si potranno collezionarne i francobolli. Però c’è una parola che tutti hanno letto anche se non è scritta da nessuna parte, nelle 58 pagine che ieri il mediatore finlandese Martti Ahtisaari ha messo su Internet e che il Consiglio di sicurezza dell’Onu approverà in primavera: «indipendenza». Un’indipendenza condizionata. Perché nasce ormai libera e albanesizzata, nei fatti più che nelle dichiarazioni, questa Repubblica multietnica del Kosovo che resterà sotto protettorato internazionale dell’Unione europea, ma avrà una sua costituzione, una capitale, un mini-esercito di 2.500 uomini, i suoi servizi segreti, le sue ambasciate, gli osservatori nelle organizzazioni mondiali, i ministri che potranno firmare trattati. «Se fosse una squadra di calcio – commenta Torbjorn Sohlstrom, lo svedese che vigilerà per l’Europa ”, diremmo che i proprietari restano l’Onu e l’Ue e che l’allenatore dipende da loro. Ma ora che inizia il campionato, l’allenatore avrà totale autonomia». A fine campionato, quando mai finirà, lo scudetto sarà una totale e definitiva dichiarazione d’indipendenza. Anche se la prima partita che s’è giocata ieri a Belgrado non è stata, come peraltro si prevedeva, un successo. Ahtisaari ha consegnato alla Serbia i punti della proposta, già trapelati sui giornali la settimana scorsa: Stato multietnico con un supervisore Ue, com’è in Bosnia da 12 anni, che avrà diritto di veto sulle decisioni del governo; presenza militare Nato; ampia autonomia ai 100 mila serbi del nord, con uno statuto speciale in sei municipi (la turbolenta città-simbolo di Mitrovica sarà divisa in due) e nelle 40 aree di monasteri ortodossi; obbligo del bilinguismo; divieto d’annettersi a Stati vicini, leggi Albania; scadenze brevi, da tre mesi a un anno, per la legge fondamentale e le nuove elezioni...