Franco Foresta Martin, Corriere della Sera 3/2/2007, 3 febbraio 2007
Il rapporto Onu: fino a 4 gradi in più entro il 2100 Chirac: «Ora serve una rivoluzione ambientalista» DAL NOSTRO INVIATO PARIGI – Se è vero tutto ciò che dice il Rapporto sui cambiamenti climatici, approvato ieri a Parigi, riguardo all’aumento delle temperature (+3 gradi) e allo scioglimento dei ghiacci (scomparsa dell’Artico) entro la fine del secolo, allora è inesatto quel che prevede sull’aumento del livello dei mari
Il rapporto Onu: fino a 4 gradi in più entro il 2100 Chirac: «Ora serve una rivoluzione ambientalista» DAL NOSTRO INVIATO PARIGI – Se è vero tutto ciò che dice il Rapporto sui cambiamenti climatici, approvato ieri a Parigi, riguardo all’aumento delle temperature (+3 gradi) e allo scioglimento dei ghiacci (scomparsa dell’Artico) entro la fine del secolo, allora è inesatto quel che prevede sull’aumento del livello dei mari. Troppo pochi quei 40 centimetri di sollevamento indicati nella peggiore delle ipotesi. Parola del professore tedesco Stephan Rahmstorf, che continua a opporre alla marea di pochi decimetri prevista degli scienziati dell’Ipcc (organo scientifico Onu), un diluvio universale di un metro e forse addirittura di un metro e mezzo. STIME PRUDENZIALI – Nella giornata in cui hanno raccolto ampi consensi dalla comunità scientifica internazionale, i 500 climatologi hanno ammesso, tuttavia, che la loro stima è prudenziale e potrebbe essere rivista nella successiva edizione. «In effetti non abbiamo tenuto conto degli studi del professor Rahmstorf, pubblicati da poco su "Science", quando il nostro IV rapporto era già definito – ammette Susan Salomon, coordinatrice del complesso lavoro scientifico – . Ma come facciamo con tutti i lavori che ci vengono inoltrati, dopo un’attenta istruttoria, siamo pronti ad accogliere le nuove ipotesi». WATERWORLD FUTURA – Non è un’omissione da poco: se il destino della Terra sarà simile a una Waterworld, bisogna saperlo con largo anticipo per predisporre le necessarie misure di adattamento: argini, dighe, delocalizzazioni. Aree popolate da decine di milioni di abitanti, come il Bangladesh, le piccole ma numerose isole del Pacifico e dell’Indiano, le coste del Mare Mediterraneo o quelle del Centro America scompariranno del tutto o si trasformeranno in malsane paludi. PROFUGHI AMBIENTALI – «Oggi si calcola che i profughi ambientali, costretti a lasciare la propria terra per gli estremi climatici siano 25 milioni – sostiene Norman Myers, professore di ecologia e economia, citando stime della Croce Rossa ”. In un pianeta allagato dallo scioglimento glaciale e dall’espansione termica, come si teme verso la fine del secolo, diventeranno almeno 200 milioni». COSTE SOMMERSE – L’Italia è fra i Paesi più minacciati dal «rischio sommersione». Già da alcuni anni studiosi dell’Enea e dell’Ingv aggiornano periodicamente una carta delle aree esposte, che risultano quasi la metà del nostro sviluppo costiero di circa 8.000 km: zone come la Laguna di Venezia, le spiagge dell’Adriatico, la Pianura Pontina e le saline di Trapani, fra appena un secolo, potrebbero diventare oggetto di perlustrazione per appassionati di diving. RIVOLUZIONE VERDE ” Come fronteggiare questo futuro, se diventerà inevitabile? Il presidente francese Chirac, in un vertice ministeriale dedicato alla governance mondiale dell’ambiente, inaugurato subito dopo l’approvazione del Rapporto Ipcc, ha detto che siamo ancora in tempo a limitare i danni, anche se ci troviamo sull’orlo dell’abisso: «Ma non basteranno le mezze misure. E’ necessaria una rivoluzione verde che implica rivoluzioni sia in campo politico sia economico». Il primo passo potrebbe consistere in un governo comune delle questioni ambientali planetarie da affidare a un nuovo organismo Onu. CARBON TAX MONDIALE – Fra le azioni concrete e immediate, il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio ha proposto una carbon tax mondiale, che serva a pagare il conto salato delle misure di adattamento. «Quanto ci costerà la difesa delle nostre coste dalle inondazioni? Valutiamolo e poi aumentiamo, per esempio, il costo del carbone, includendoci i disastri ambientali che provoca».