Lodovico Poletto, La Stampa 31/1/2007, 31 gennaio 2007
Da qualche settimana girano in Italia montagne di monete false da due euro identiche, a una prima occhiata, a quelle vere
Da qualche settimana girano in Italia montagne di monete false da due euro identiche, a una prima occhiata, a quelle vere. Difetto principale: sulla zigrinatura laterale mancano le incisioni di stelline e 2 - dritti e capovolti - che contraddistinguono la moneta vera. Nel 2002, anno d’entrata in vigore dell’euro, proprio le zigrinature fece sentenziare agli esperti: «Queste monete non le falsificheranno mai». E invece chi fabbrica euro taroccati le ha trascurate di proposito: i macchinari in grado di stampare anche sui bordi avrebbero troppo ridotto i loro guadagni (tra costi di produzione e vendita a chi la mette in circolazione, una moneta falsa rende la metà del valore nominale). Ormai gli euro contraffatti sono ovunque, soprattutto nei mercati rionali, soprattutto nelle tasche dei pensionati. L’unico modo per difendersi è guardare bene. Zigrinatura a parte, i falsi hanno la parte centrale in lega appena più scura, sono leggermente più leggeri e i disegni in sovrimpressione appaiono meno definiti: l’Europa sembra poco più che una macchia, Spagna e Portogallo non sono separate, mancano le isole Baleari e la penisola scandinava ha la forma di un salame. Finora le monete trovate, tutte stampate in Italia, riproducono sul retro Dante Alighieri: la corona d’alloro è appena abbozzata, l’occhio quasi invisibile. La scarsa nitidezza dei falsi dipende dalle particolari presse - dette «a testa d’asino» - usate per stampare: regolare la forza esatta da imprimere sul metallo è molto complicato. Al momento nessuno sa dove si trovi trovi il centro di conio ma qualcuno suggerisce Torino, dove un anno e mezzo fa la polizia scovò un laboratorio impegnato in spiccioli da 50 centesimi e da un euro. I falsari finiti in carcere stavano ancora testando i macchinari: le monete stampate, piene di sbavature, erano impossibili da smerciare.