varie, 1 febbraio 2007
ROMA - Le polveri sottili scaraventate in aria da eruzioni vulcaniche, ciminiere di centrali elettriche, industrie, scarichi di automobili e combustioni varie stanno riducendo di circa la metà il riscaldamento del pianeta provocato dall’ uomo
ROMA - Le polveri sottili scaraventate in aria da eruzioni vulcaniche, ciminiere di centrali elettriche, industrie, scarichi di automobili e combustioni varie stanno riducendo di circa la metà il riscaldamento del pianeta provocato dall’ uomo. Se non fosse per questo incredibile quanto paradossale "sconto" dell’ effetto serra antropico, le temperature medie della Terra sarebbero già salite di 2 gradi anziché di 1, con tutte le conseguenze catastrofiche sullo scioglimento dei ghiacci polari e montani, l’ aumento del livello dei mari, l’ inondazione delle terre e il moltiplicarsi dei fenomeni estremi che alcuni studiosi prevedono per la seconda metà del nostro secolo. ESPERTI ONU - La valutazione dell’ effetto raffreddante delle polveri sottili è calcolata, per la prima volta con estrema precisione, nel IV Rapporto sul clima che sarà discusso, a partire da domani, a Parigi dall’ Intergovernmental panel on climate change (Ipcc), l’ organismo incaricato dalle Nazioni Unite di studiare i vari aspetti dei cambiamenti climatici e riferire periodicamente ai governi. Composto da circa 2500 esperti, reclutati da università e istituti di ricerca di tutto il mondo, l’ Ipcc dovrà approvare ufficialmente il IV rapporto entro il 2 febbraio, a conclusione del vertice parigino. Ma alcune parti del documento circolano già e confermano le preoccupazioni della comunità scientifica sulla deriva climatica in atto, sulle "prevalenti responsabilità dell’ uomo" e sui contraccolpi negativi per gli ecosistemi e per la vita. POLVERI RIFLETTENTI - Gli stessi processi di combustione che generano i gas serra (primo fra tutti l’ anidride carbonica), producono anche una particolare tipologia di polveri sottili riflettenti. E mentre i gas serra hanno l’ effetto di trattenere nell’ atmosfera una parte della radiazione solare, le polveri riflettenti la rimandano indietro verso lo spazio. Polveri con comportamento analogo sono immesse nell’ atmosfera dalla continua attività vulcanica, ma anche da altri meccanismi naturali come l’ azione del vento sul terreno e l’ evaporazione dei sali dagli oceani. Gli scienziati dell’ Ipcc valutano che il riscaldamento provocato dai gas serra prodotti dall’ uomo sia di circa 3 watt per metro quadrato: come se avessimo acceso una piccola lampadina su ogni metro quadro di superficie terrestre. A prima vista può sembrare poca cosa, ma se si pensa che i metri quadri della Terra sono circa 510 mila miliardi, si arriva a una potenza totale in watt paragonabile a quella di tutti i sistemi energetici installati dall’ uomo. Quanto basta per spostare il delicato equilibrio del sistema climatico. Ad attenuare del 50% questo surplus di riscaldamento, arrivano le polveri sottili. Fanno sicuramente male ai polmoni e provocano gravi malattie e decine di miglia di "morti anticipate" ogni anno. Tuttavia (è una constatazione, non certo un’ attenuante) finora hanno calmierato l’ effetto serra. ACCELERAZIONE - Rispetto al precedente rapporto Ipcc elaborato cinque anni fa, questo ultimo punta il dito sul fatto che, a causa dell’ esponenziale aumento delle emissioni di gas serra, il riscaldamento sta accelerando. L’ incremento delle temperature per decennio è passato da 0,06 gradi (1905-1975) a 0,13 (1975-1995) a 0,25 (1995-2005). Questa impennata si riflette sull’ aumento delle temperature degli oceani, che nei valori estivi sono ormai paragonabili a quelle delle nostre vasche da bagno, sullo scioglimento dei ghiacci, e sull’ aumento del livello delle acque. L’ Artico, ogni decennio, perde il 3% della superficie ghiacciata. Mentre il livello delle acque oceaniche ormai sale a un ritmo medio 3 centimetri per decennio, con punte fino a 10 volte tanto in alcuni aree come le Isole Mauritius (Oceano Indiano) e le Tuvalu (Pacifico). possibile che il sole, con la sua più intensa attività energetica, sia un importante corresponsabile del riscaldamento planetario? L’ Ipcc lo esclude, relegando il contributo solare a meno di un decimo di quanto sta facendo l’ uomo. Il presidente dell’ Ipcc Rajendra Pachauri, senza entrare nei contenuti del IV rapporto che teoricamente dovrebbe rimanere sotto embargo fino alla conclusione del summit parigino, ha dichiarato che il documento indica come principale responsabile l’ uomo, riducendo i margini di incertezza scientifica e raccogliendo il consenso dell’ ampia comunità di esperti che ha collaborato alla sua compilazione. "I governi dovrebbero trarne le opportune conclusioni e agire con più efficaci misure di mitigazione e di adattamento, soprattutto a favore dei Paesi più vulnerabili". Foresta Martin Franco, Corriere della Sera 28/1/2007 Riccardo Valentini, climatologo del Dipartimento Scienze Ambiente Forestale e Risorse dell’Università della Tuscia di Viterbo e presidente del Comitato cambiamenti globali del Cnr, sottolinea i drammatici rischi del "global warming", del riscaldamento globale: "Il cambiamento climatico non è un film del futuro, lo stiamo vivendo ora, in questi giorni, con gli avvenimenti che sono sotto gli occhi di tutti". Il clima sta davvero cambiando? "Abbiamo risposto di sì in molti, a questa domanda. Le serie storiche di dati climatici di cui disponiamo, ormai sull’arco di oltre un secolo e con osservazioni dirette, ci mostrano inequivocabilmente che c’è un aumento di temperatura. Questo è un dato di fatto. Ma a questo si deve aggiungere un’altra cosa: che molte fonti oggi parlano di eventi climatici attribuibili alle attività umane. Lo fa ad esempio l’autorevole Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), organismo che raccoglie studiosi e scienziati del clima di numerosi governi. Sta per uscire il suo nuovo rapporto, che le anticipo: riconferma l’allarme precedente, rinforzando il concetto che ormai le conseguenze delle attività umane si riescono a – distinguere”, nel sistema climatico. Prima si pensava che i mutamenti fossero influenzati solo da fenomeni naturali. Oggi c’è la certezza che siamo anche noi a provocarli. Il dubbio riguarda solo l’entità di questa influenza". E’ grande, piccola? Insomma, quanto è responsabile l’uomo? "Che abbia avuto un ruolo importante, finora, è fuori di dubbio. L’Unione europea dice che dobbiamo fare il possibile per ridurre le emissioni di gas serra per stabilizzare la concentrazione di anidride carbonica intorno a 450-500 parti per milione, il che rappresenterebbe un aumento del livello di riscaldamento di 2 gradi, cioè si arriverebbe al limite massimo sopportabile". E se l’aumento sarà superiore? "Sopra i due gradi, cioè se le previsioni che parlano di un riscaldamento anche di 6 gradi centigradi dovessero avverarsi, lo scenario diventerebbe drammatico: prima di tutto si scioglierebbero i ghiacciai, poi aumenterebbe il livello dei mari, amplissime zone del pianeta rimarrebbero senza acqua e altre verrebbero sommerse; sarebbe un disastro anche sul piano delle risorse agricole e alimentari, sarebbe in gioco la sopravvivenza del genere umano". Lei è pessimista o ottimista? "Gli scenari dipendono molto dall’uso che faremo dell’energia, specialmente da quanto Paesi in via di sviluppo come Cina, India o Brasile ridurranno le fonti di energia fossile, da quanto aumenteranno le emissioni di gas serra, legate sostanzialmente al petrolio. L’incertezza riguarda più il futuro che il presente". Appunto, perché nel frattempo il riscaldamento è già in atto. Come possiamo affrontarne i rischi, gestirli, prevenirli? "Facendo due cose, subito: puntare sul risparmio energetico e sulla riduzione delle emissioni di gas serra (investendo in tecnologie energetiche pulite e rinnovabili, dando ad esempio incentivi a chi usa l’eolico, le biomasse, il solare, il fotovoltaico: per l’Italia l’energia solare sarebbe una risorsa importantissima) ma anche pensare all’”adattamento”, cioè - e mi riferisco a quelle che succede in questi giorni - a mettere in sicurezza le nostre vite e il territorio. Occorre pianificare in termini idrogeologici, ad esempio, bisogna conservare l’acqua e riciclarla, considerandola non un bene infinito; in futuro ne potremmo avere a disposizione quantità più ridotte. Anche le aree protette sono importanti, perché è lì che conserviamo la biodiversità". L’Italia sta facendo qualcosa per "adattarsi" ai cambiamenti? "Nel Nord Europa molti governi hanno già avviato quello che si chiama ”Piano nazionale di adattamento”, che significa ad esempio costruire strade e case in sicurezza: la Finlandia, ad esempio, lo ha fatto, la Germania lo sta completando (ed è meglio che si sbrighi). L’Italia invece non ha ancora fatto nulla, non ha un manuale di sicurezza per il territorio. Il Wwf si sta facendo promotore di una task force di studiosi per proporre le linee guida, ma la decisione è politica. Occorrono investimenti, infrastrutture. Comunque è meglio prevenire, meglio spendere oggi piuttosto che pagare i danni, enormi, domani". La stampa 20/1/2007 World Scientists Near Consensus on Warming By JAMES KANTER and ANDREW C. REVKIN (NYTIMES 30/1/2007 Published: January 30, 2007 PARIS, Jan. 29 – Scientists from across the world gathered Monday to hammer out the final details of an authoritative report on climate change that is expected to project centuries of rising temperatures and sea levels unless there are curbs in emissions of carbon dioxide and other gases that trap heat in the atmosphere. Scientists involved in writing or reviewing the report say it is nearly certain to conclude that there is at least a 90 percent chance that human-caused emissions are the main factor in warming since 1950. The report is the fourth since 1990 from the Intergovernmental Panel on Climate Change, which is overseen by the United Nations. The report, several of the authors said, will describe a growing body of evidence that warming is likely to cause a profound transformation of the planet. Three large sections of the report will be forthcoming during the year. The first will be a summary for policy makers and information on basic climate science, which is expected to be issued on Friday. Among the findings in recent drafts: ¶The Arctic Ocean could largely be devoid of sea ice during summer later in the century. ¶Europe’s Mediterranean shores could become barely habitable in summers, while the Alps could shift from snowy winter destinations to summer havens from the heat. ¶Growing seasons in temperate regions will expand, while droughts are likely to ravage further the semiarid regions of Africa and southern Asia. ’Concerns about climate change and public awareness on the subject are at an all-time high,” the chairman of the panel, Rajendra Pachauri, told delegates on Monday. But scientists involved in the effort warned that squabbling among teams and government representatives from more than 100 countries – over how to portray the probable amount of sea-level rise during the 21st century – could distract from the basic finding that a warming world will be one in which shrinking coastlines are the new normal for centuries to come. Jerry Mahlman, an emeritus researcher at the National Center for Atmospheric Research in Boulder, Colo., who was a reviewer of the report’s single-spaced, 1,644-page summary of climate science, said most of the leaks to the news media so far were from people eager to find elements that were the most frightening or the most reassuring. He added in an interview that such efforts distracted from the basic, undisputed findings, saying that those point to trends that are very disturbing. He noted recent disclosures that there is still uncertainty about the pace at which seas will rise because of warming and the melting of terrestrial ice over the next 100 years. That span, he said, is just the start of a rise in sea levels that will almost certainly continue for 1,000 years or so. Many economists and energy experts long ago abandoned any expectation that it would be possible to avoid a doubling of preindustrial carbon dioxide concentrations, given the growth of human populations, use of fossil fuels, particularly coal, and destruction of forests in the tropics. The report is likely to highlight the hazardous consequences of that shift by finding that reaching twice the preindustrial concentration of carbon dioxide will probably warm climate between 3.5 and 8 degrees Fahrenheit and by highlighting that there is a small but significant risk that such a buildup can produce even more warming. One major point of debate in early drafts of the report is the projection of a smaller rise in sea level than the last report as scientists relying on computer models and field observations struggle to find a consensus. Some scientists say that the figures used in the coming report are not recent enough because they leave out recent observations of instability in some ice sheets in Antarctica and Greenland. Another possible point of contention during the four days of closed sessions in Paris this week may be assertions in early drafts of the report that the recent warming rate was blunted by particle pollution and volcanic eruptions. Some scientists say the final report should reflect the assumption that the rate of warming in coming years is likely to be more pronounced than that of previous decades. Achim Steiner, the executive director of the United Nations Environment Program, said the findings presented Friday should lead decision makers to accelerate efforts to slash carbon emissions and to help people in vulnerable parts of the world prepare for climate change. ’These findings should strengthen the resolve of governments to act now to reduce greenhouse gas emissions and put in place the medium- to longer-term strategies necessary to avert dangerous climate change,” Mr. Steiner said. In a new report issued Monday, his agency said the most recent evidence from mountain glaciers showed that they were melting faster than before. In the past year, international concern over what to do about global warming has grown along with concrete signs of climate change. Even so, political leaders are still groping for ways to tackle the phenomenon. Europe has adopted a program that caps the amount of emissions from industrial plants. But the world’s largest emitter, the United States, still is debating whether to adopt a similar policy, while developing countries like China are resisting caps on the ground that the industrialized countries contributed about 75 percent of the current volume of greenhouse gases and should make the deepest cuts. Many experts involved in the intergovernmental panel’s process said there was hope that with a prompt start on slowing emissions, the chances of seeing much greater warmth and widespread disruption of ecosystems and societies could be reduced. Outside experts agreed. ’We basically have three choices: mitigation, adaptation and suffering,” said John Holdren, the president of the American Association for the Advancement of Science and an energy and climate expert at Harvard. ”We’re going to do some of each. The question is what the mix is going to be. The more mitigation we do, the less adaptation will be required and the less suffering there will be.”