Alessandra Comazzi, La Stampa 31/1/2007, 31 gennaio 2007
Con tutti i soldi che ha speso per avere Paolo Bonolis, Mediaset, dopo l’esperimento fallito di Fattore C, l’ha relegato al notturno Senso della vita di Canale 5
Con tutti i soldi che ha speso per avere Paolo Bonolis, Mediaset, dopo l’esperimento fallito di Fattore C, l’ha relegato al notturno Senso della vita di Canale 5. Lui sostiene di essere sereno ma non esclude un ritorno alla Rai: «A Mediaset mi hanno dato la possibilità di lavorare: in Rai non lo potevo più fare, con il direttore generale Cattaneo c’erano problemi insanabili. Tutti dite che mi hanno dato tanti soldi: sono pagato bene, è vero, però perché solo con me si parla di soldi? Non sento mai nessuno che si chieda quanto guadagnano Costanzo, o la De Filippi, o Gerry Scotti». Probabilmente perché loro sono sempre in video e si vede a occhio nudo dove va a finire l’investimento. Bonolis invece è defilato. Pure Commediasexy di Alessandro D’Alatri, non è stato un successone. «Ha incassato più di sei milioni di euro, una gran bella cifra: e io sono soddisfatto, tanto più che recitare lè minga el me mestè, come dicono a Milano. capitato, ma non è che pensi di fare l’attore. Sono già contento di non essere stato il polonio del film». Secondo una leggenda, prima di andare in onda consulta il vocabolario, per fare colpo: «E’ vero che se leggo qualche passo che mi piace, lo sottolineo: sarà un male?». Poi dicono che è un po’ succube della moglie, Sonia Bruganelli; che è avaro (fuma, per dirne una, ma solo a scrocco): «Non ho la passione per le cose di lusso, macchine, gioielli, ma se devo spendere, spendo». E la famiglia? «Abbiamo due bambini piccoli: o lavoro, o sto in famiglia, che devo fare?». Ma allora, s enon ha difetti, perché risulta antipatico? «Ma li ho tutti i difetti, però cerco di controllarli. Solo uno proprio non me lo riconosco: l’invidia. E non sono nemmeno aggressivo. Non mi piace lavorare nella conflittualità e non attacco mai: certo che se mi attaccano, rispondo. «Stamo a fa’ tv, mica stiamo mappando il genoma». Però gli rode c’è il modo in cui è stato liquidato Serie A («si aspettavano ascolti impossibili») e il trattamento del Senso della vita. «E’ un programma che ascolta, che lascia parlare la gente. Le reti potrebbero ben permettersi di occupare il prime time una volta la settimana non dico con il mio programma, ma con uno fra i molti di qualità delle ore tarde. La famosa mela al giorno, ecco. Non provo disagio verso Mediaset, ma per una tv troppo commerciale sì: il commercio non permette di pianificare un’idea, di concederle il suo tempo d’incubazione. Così si torna al già visto. Io ho sempre lavorato sulle idee, adesso non è più possibile. Il senso della vita fa la media del 21%, che si vuole di più da una seconda serata? Non posso non notare che le cose mie che vanno male sono sempre enfatizzate; quando vanno bene, tutti zitti. Come se ci fosse attrito fra me e il mio mestiere. Ci sarà un disegno. Perché? Lo ignoro».