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 2007  gennaio 31 Mercoledì calendario

MALCHIODI Andrea

MALCHIODI Andrea 30 settembre 1972. Matematico. Uno dei nove professori sotto i 35 anni dell’università italiana (su 18.651) • «Come si fa a conquistare una cattedra di analisi matematica alla Sissa, la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, in un paese in cui i suoi coetanei non riescono, spesso, nemmeno a fare ricerca? ”Fare carriera accademica, in Italia, significa spesso dover aspettare il proprio turno, ma in matematica c’è più meritocrazia che in altre discipline”. Non ha dovuto passare attraverso concorsi truccati, dove il vincitore è designato in partenza? ”No. Ho fatto due concorsi, a Salerno e a Milano, e, almeno io, non mi posso lamentare: ho lavorato tanto e ho trovato commissioni che hanno apprezzato i miei lavori”. Di che lavori si trattava? ”Quello che considero il migliore riguarda un risultato di ”uniformizzazione’ per varietà riemmaniane, nel quale si trattava di fare ordine in una classe di oggetti geometrici: in poche parole li si deforma per renderli più standard. come trasformare una patata in una sfera”. E ora che effetto le fa essere un prof-ragazzino? ”La mia età e la mia condizione sono un segnale di come vanno le cose in Italia e devo ammettere che sono preoccupato”. Perché? ”Per gli stipendi, molto bassi, e per i fondi per la ricerca: continuano a diminuire e non si capisce quale direzione, se ce n’è una, stiamo imboccando”. Lei quanto guadagna? ”Sono ordinario dall’ottobre 2006 e da allora guadagno circa 2500 euro al mese. Quando ero associato 1900. Aggiungo che un ricercatore non ancora confermato ne riceve circa 1000. Finora, a fine carriera, lo stipendio più meno si raddoppiava, ma dopo il taglio degli scatti di anzianità non sarà più così”. Quindi, è poco? ”Sì. All’estero si guadagna molto di più e - come dicevo - mi preoccupa anche che, dopo la Finanziaria, ci abbiano ridotto del 45% i cosiddetti ”fondi di cofinanziamento’ su progetti specifici, sebbene la Sissa nel suo complesso, e anche molti dei suoi dipartimenti, sia stata valutata tra le migliori d’Italia”. Che idea si è fatto per rimediare alla crisi sempre più grave dell’università? ” una domanda difficile, ma penso che la prima soluzione sia la meritocrazia, anche se i giri di vite scatenano sempre proteste. Un errore è non fare distinzioni tra i professori che insegnano e basta e quelli che fanno anche ricerca di punta, che gestiscono laboratori, organizzano convegni e seminari, seguono allievi promettenti. Il sistema americano si spinge ancora più in là e prevede contratti personalizzati con le università: può sembrare selvaggio, ma funziona. Così le istituzioni fanno a gara per conquistare i professori più bravi e li trattano come professionisti. In Italia, invece, si considera il professore più come un ”appassionato’ e l’età molto alta di chi sta in cattedra spinge l’università a chiudersi sempre più in se stessa: i concorsi locali favoriscono i candidati raccomandati, la burocrazia rallenta i progetti e si ha paura dei giovani, che invece sono una risorsa fondamentale per la ricerca”. vero che un matematico - e anche altri scienziati - danno il meglio entro i primi 35-40 anni? ”Molto spesso. quando si ha il massimo della creatività e una grande capacità di concentrazione: è il momento delle opportunità. Dopo si è più indicati per il lavoro manageriale e in team, oltre che per l’insegnamento. significativo che la Medaglia Fields - l’equivalente del Nobel per i matematici - sia assegnata solo a persone con meno di 40 anni”. Adesso a che cosa si dedica? ”Studio problemi di analisi geometrica: sono questioni - direi - molto teoriche, legate a questioni di fisica dei superconduttori o alla teoria della relatività generale di Einstein”. Lei è professore ordinario da tre mesi ed è già preoccupato: pensa di trasferirsi all’estero? ”Devo dire che le condizioni di lavoro alla Sissa sono pressoché ideali, ma, vista la situazione sui fondi, è una cosa che mi chiedo spesso: forse le opportunità non mancherebbero!”» (Gabriele Beccaria, ”La Stampa” 31/1/2007).