Varie, 31 gennaio 2007
MADDALENA
MADDALENA Marcello Treviso 20 ottobre 1941. Magistrato. Dal marzo 2009 procuratore generale di Torino. In magistratura dal 1967, ha iniziato la sua carriera proprio al tribunale di Torino con funzioni di giudice, passando poi alla locale Procura della Repubblica con il ruolo di pm. Dal 1986 al 1990 è stato membro delCsm. Tornato in ruolo, ha assunto l’incarico di Procuratore aggiunto a Torino, e, dal 2000, è stato alla guida della stessa Procura. Nel 2008 ha lasciato l’incarico dopo aver raggiunto il tetto di otto anni. In questi anni, tra le altre cose, si è occupato di procedimenti sulle Br e Prima linea • «[...] un giudice considerato una specie di spezzaferro. ”...Il momento magico delle manette...”. Questa frase, contenuta in un libro intervista del 1994, accompagna come un’ombra Maddalena, che in magistratura ormai c’è da quasi quarant’anni. Viene considerata il marchio di fabbrica del suo operato, un cavallo di battaglia del giustizialismo. [...]» (Marco Imarisio, ”Corriere della Sera” 16/5/2006) • Ai tempi di Moggiopoli (estate 2006) fu accusato di aver voluto insabbiare le indagini sulla Juventus: «Riassumendo: la Procura aveva per le mani lo stesso filone seguito da Napoli, ma ha scelto di interrompere le intercettazioni telefoniche su Moggi, Pairetto e soci poco dopo l’inizio del campionato 2004/2005, e di archiviare così il procedimento. La decisione di riattaccare la cornetta sarebbe stata presa – questa è la ricostruzione fatta da Giuseppe D’Avanzo nella sua analisi su Repubblica – dopo aver ascoltato l’opinione di Maurizio Laudi, che nell’ordine è procuratore aggiunto a Torino, amico di Maddalena da una vita e – dettaglio non trascurabile – giudice sportivo della Federcalcio. Messa così, è davvero pesante. [...] L’indagine torinese parte nel 2004 dal filone doping, l’ipotesi è che il medico sociale della Juventus Riccardo Agricola faccia ricettazione di eritropoietina. Nulla di fatto. Ma intanto dalle intercettazioni sono venute fuori le frequentazioni arbitrali di Moggi e Giraudo, in particolare con il designatore di allora, Pairetto. I tre vengono indagati prima per associazione ai fini di frode sportiva. Il gip dice che non ci sono gli estremi per andare avanti. Viene cambiata l’ipotesi di reato, che diventa corruzione di pubblico ufficiale, e a esso si riferiscono le intercettazioni che vanno da fine giugno a fine settembre 2004, data in cui si interrompono, dopo tre giornate di campionato. Dice Maddalena: ”La Procura non voleva chiudere l’indagine. Le intercettazioni cessano perché il gip ha ritenuto di non concederle più. A quel punto, e dopo mesi di altre indagini, ad esempio l’audizione di persone informate sui fatti, interviene una nostra valutazione. Anche perché la proroga delle indagini avrebbe comportato la discovery degli atti, e le persone intercettate sarebbero venute a sapere dell’inchiesta sul loro conto, si è deciso di chiedere l’archiviazione”. Il magistrato non commenta la scelta del gip, spiega invece la sua: ”Inutile far finta di niente. Come dimostra proprio Napoli, queste indagini si possono fare soltanto con le intercettazioni. E una volta che le persone indagate fossero state ”avvisate’, sarebbe stato del tutto inutile anche per altre autorità giudiziarie proseguire con il controllo delle loro utenze”. Quel che invece Maddalena rivendica è la paternità torinese del putiferio [...]. ”La gravità di quel che emergeva dalle conversazioni intercettate era evidente anche a noi. Proprio per questo ho mandato alla Federcalcio la mia richiesta di archiviazione, e successivamente, di mia iniziativa, anche copia delle intercettazioni suscettibili di possibile interesse sotto il profilo disciplinare. mia anche la decisione di mettere il tutto a disposizione dell’Uefa”. Resta il sospetto del condizionamento ambientale, chiudere un occhio sulla Juventus per non ulcerare le passioni di una città e di una regione. Resta, e rimarrà, Maddalena lo sa bene. ”Abbiamo proceduto contro Romiti – è la sua conclusione ”, mi pare che il processo sul doping juventino si sia tenuto in questo Palazzo. Sia in primo grado che in Appello mi sono presentato in aula con Guariniello. Ogni tanto ci vorrebbe un po’ di memoria”» (Marco Imarisio, ”Corriere della Sera” 16/5/2006) • «I magistrati di questa Procura, tra i quali il sottoscritto, sono gli unici che abbiano chiesto e ottenuto la condanna di Cesare Romiti per falso in bilancio. Quand’era amministratore delegato della Fiat, azienda che a Torino mi risulta abbia una certa importanza» (Marco Imarisio, ”Corriere della Sera” 16/5/2006) • «[...] ”[...] Anche nella vicenda di Telekom Serbia mi è stato più volte rimproverato di non aver seguito le evoluzioni di Igor Marini”. Come è nel suo stile, Maddalena lascia agli altri le deduzioni. Marini, dopo aver tirato in ballo Prodi, Fassino e Dini per le presunte tangenti pagate dal governo dell’Ulivo (era il 1997) alla compagnia telefonica serba, con il passar del tempo si rivelò un colossale cacciaballe. [...]» (Marco Imarisio, ”Corriere della Sera” 16/5/2006).