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 2007  gennaio 31 Mercoledì calendario

EPAMINONDA

EPAMINONDA Angelo Catania 28 aprile 1945. Mafioso • «[...] fu il primo pentito di mafia a Milano. [...] Arrestato la prima volta nel 1980 per sequestro di persona, ma assolto per insufficienza di prove, Epaminonda fu rispedito in carcere il 30 settembre 1984 dai pm Piercamillo Davigo e Francesco Di Maggio. L’accusa più grave era di essere il mandante dell’omicidio del re delle bische, Francis Turatello, detto Faccia d’Angelo. Tra gli anni ”70 e ”80 a Milano si contavano in media 150 omicidi ogni dodici mesi. Ed è in quel sanguinoso contesto che Epaminonda scalzò Turatello per diventare il nuovo referente della mafia siciliana (per l’esattezza, dei boss catanesi alleati dei corleonesi), capo di un clan del Nord cresciuto fino a contendersi i casinò di Campione e Sanremo con i padrini palermitani, grazie a opposte coperture politiche e affaristiche. Politici corrotti e coletti bianchi della finanza, per inciso, furono condannati solo per reati comuni: trattarono con i mafiosi, spiegano le sentenze, ma non è provato che fossero consapevoli di scambiarsi favori con i boss. Sposato, due figli, Epaminonda ha confessato negli anni ”80 ai magistrati milanesi di aver ordinato o di essere stato complice di ben 17 omicidi, ricostruendone un totale di 44. Ha ammesso di aver gestito imponenti traffici di cocaina, in aggiunta al controllo del gioco d’azzardo ai più alti livelli, ma si è sempre vantato di non aver mai smerciato un solo grammo di eroina. Ai poliziotti che lo hanno arrestato, alle tre del mattino di 23 anni fa, ha fatto i complimenti, perché erano riusciti a scoprire la sua parola d’ordine e a pronunciarla in perfetto catanese. Le sue rivelazioni hanno consentito ai magistrati milanesi di ordinare più di 120 arresti. Nelle statistiche sugli omicidi a Milano c’è un prima e un dopo il pentimento di Epaminonda: da allora in città la media è scesa a 35-40 delitti all’anno. Il dibattimento Epaminonda, che fu il primo maxiprocesso alla mafia a Milano, fu addirittura teatro di una sparatoria: il catanese Jimmy Miano riuscì a scaricare una pistola, nell’aula bunker di San Vittore, contro l’assassino di Turatello. Pur certificando la sua attendibilità e il suo eccezionale contributo alle inchieste antimafia, i giudici della corte d’assise gli avevano inflitto 29 anni di carcere, confermati in appello e in Cassazione. Una condanna, poi limata dai normali benefici di legge, che Epaminonda ha scontato, grazie alle norme sui pentiti, quasi totalmente fuori dal carcere, ma sempre sottoposto ai controlli. [...] Del vecchio boss, che i killer del suo gruppo di fuoco (detti ”gli indiani”), chiamavano ”il Tebano”: non resta più nulla. L’ex capomafia ha cambiato nome e cognome, per ragioni di sicurezza, già vent’anni fa. E solo i suoi angeli custodi del servizio centrale di protezione sanno in che località protetta sia andato a vivere con i figli, anche loro tutelati da nuove generalità». (P. B., ”la Repubblica” 31/1/2007) • Ha finito di scontare la sua pena nel gennaio 2007.