Corriere della Sera 31/1/2007, 31 gennaio 2007
Marlene Dietrich era talmente squattrinata verso la fine della sua vita, che si ridusse a cantare al telefono per un fan americano ossessionato da lei, cinque sere a settimana, in cambio di soldi
Marlene Dietrich era talmente squattrinata verso la fine della sua vita, che si ridusse a cantare al telefono per un fan americano ossessionato da lei, cinque sere a settimana, in cambio di soldi. È la rivelazione contenuta in The Grand Surprise, che raccoglie i diari inediti di Leo Lerman, ex direttore di Vanity Fair e amico personale dell’attrice. Ne dà notizia il Daily Telegraph. Lerman, morto nel 1994, due anni dopo Marlene, racconta che la figlia dell’attrice, Maria Riva, gli disse del «degrado» in cui era caduta la madre a Parigi negli anni Ottanta: quasi sempre a letto, a scrivere lettere e a parlare al telefono senza sosta. Uno dei suoi interlocutori era un medico che viveva in California. «Le disse che la adorava, in una lettera, e quando lei vide dalla carta intestata che era un dottore, lo chiamò. Ne nacque un rapporto telefonico, in cui lui era sempre più succube», scrive Lerman. Il medico si offrì di andare a Parigi per «salvarla», ma lei tagliò ogni comunicazione per settimane. Quando lo richiamò scoprì che l’uomo era così depresso da essersi messo in cura da uno psichiatra, a 90 dollari a seduta. A quel punto Dietrich gli disse: «Perché non dai a me quei soldi? Canterò per te cinque sere alla settimana. Lui le mandò un assegno da 5.000 dollari, e lei lo incassò».