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 2007  gennaio 31 Mercoledì calendario

MARCO SODANO

TORINO
La soluzione italiana per Snam non piacerà al mercato. La soluzione del mercato non garantisce l’italianità: c’è questo bisticcio all’origine dei maldipancia che attraversano il governo. Chiamato a decidere come, se e quando scorporare Snam Rete Gas dall’Eni per sciogliere il nodo del produttore-proprietario della rete di distribuzione e «liberalizzare» il mercato del gas. A premere sull’acceleratore restano Rutelli e il ministro per gli Affari regionali Linda Lanzillotta, ferma sulle posizioni già espresse in consiglio dei ministri, dove ha detto chiaro e tondo che il disegno di legge sulle liberalizzazioni deve andare avanti. Soprattutto sui servizi pubblici: per quanto riguarda Snam si può ragionare, ma si deve farlo in tempi stretti. E al prossimo consiglio Lanzillotta vuole il primo passo, con la riforma della Autorithy.
Nel frattempo il piano italiano ha l’appoggio, oltre che del vicepremier Francesco Rutelli, del segretario Ds Piero Fassino. Ma nella Margherita si registra la prudenza di Tiziano Treu: «Separare va bene - ha dichiarato ieri - ma non a qualunque costo». E qui cominciano le difficoltà. La soluzione italiana prevede una società nella quale confluirebbe anche il gestore della rete elettrica Terna, partecipata dai soci della Cassa Depositi e Prestiti (70% Tesoro, 30% Fondazioni bancarie). Si potrebbe anche usare la liquidità di Fintecna per acquisire il 30% della partecipazione Eni in Snam, lasciando al Cane a sei zampe al 20%. A sua volta, però, Eni è privata fino a un certo punto. Il pacchetto somiglia a una novella Iri e la finanza lo prenderebbe come un pasticciaccio all’italiana: bocciandolo.
Il mercato, potendo, sceglierebbe una gara internazionale per la quota Snam di Eni. Alla quale però parteciperebbero senz’altro i big stranieri extraUe - a cominciare da Gazprom e Sonatrach - con alte possibilità di successo. Risultato? Per eliminare il produttore italiano e assecondare la linea Ue si finirebbe in bocca agli extracomunitari. Il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa è tentato dalla soluzione italiana, ma preoccupato dal giudizio dei mercati. Quel piano danneggerebbe l’interesse degli azionisti (internazionali) di Eni e di Snam. Si arriva così allo stallo, con Bersani che temporeggia, in sintonia con il presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà («Aspetterei almeno fino al 2009»). E Prodi, nel dubbio, tace.