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 2007  gennaio 31 Mercoledì calendario

Stampa Articolo Se è vero che un bravo parrucchiere sa sempre quel che passa nella testa d’una signora, le parole di Roberto D’Antonio, estroverso hair-stylist di Anna Maria Serafini, responsabile della nuova pettinatura «più morbida e chiara, dopo anni di tagli alla maschietta pratici ma mortificanti», hanno il sapore della profezia: «Ora che in tutto il mondo c’è un po’ questa tendenza delle donne al potere», ragiona, «non capisco perché proprio noi, che ne abbiamo di bravissime, dovremmo restare indietro»

Stampa Articolo Se è vero che un bravo parrucchiere sa sempre quel che passa nella testa d’una signora, le parole di Roberto D’Antonio, estroverso hair-stylist di Anna Maria Serafini, responsabile della nuova pettinatura «più morbida e chiara, dopo anni di tagli alla maschietta pratici ma mortificanti», hanno il sapore della profezia: «Ora che in tutto il mondo c’è un po’ questa tendenza delle donne al potere», ragiona, «non capisco perché proprio noi, che ne abbiamo di bravissime, dovremmo restare indietro». D’Antonio taglia i capelli anche a Piero Fassino, certo con minori possibilità di sbizzarrirsi, ma è della moglie del segretario ds a essere veramente entusiasta. Perciò fornisce risposte preventive a domande che la cronista non avrebbe fatto, non a lui almeno («Guardi, nella polemica sulle droghe Anna è stata fraintesa. E poi, diciamocelo: mica si può liberalizzare tutto!»), e mette in chiaro: «La Serafini, si può dire che abbia cominciato a fare politica prima del marito». Si può dire, e si dice: una specie di tormentone ormai, esplicitato dalla stessa Anna Maria sul settimanale «Chi», nella lunga intervista corredata da belle foto posate e frenetico cambio di camicette: fantasie e fiocchi, maniche vedo-non vedo, capi un po’ alla Sally Spectra, la cattiva di «Beautiful». Titolo: «Caro Piero, in politica faccio da me». Il fatto è che quell’intervista uscita di mercoledì non è l’unica: Anna Maria ha esternato a giorni alterni, il venerdì era su «Io donna» e in chiusura di settimana nell’arena di Giletti a «Domenica In» dove, a partire dal «caso Pupo», s’affrontava il delicato tema della bigamia. Un’escalation che non è sfuggita ai numerosi antipatizzanti che la Serafini (detta da alcuni «la zarina», e sono cose che succedono alle mogli del capo) ha all’interno della Quercia, e che letta insieme a un tecnico non del tutto imparziale, l’ex direttore de L’Unità Peppino Caldarola, finisce per assomigliare a una strategia: «Tutta questa esposizione non va certo a favore di Piero, parrebbe piuttosto far parte di un progetto in proprio. E con continui richiami a Segolene Royal, tra l’altro...». La zarina Caldarola, peraltro, ha una teoria: «I fassiniani doc non esistono: o sono dalemiani dati in prestito, un po’ come succede quando le squadre di calcio mandano i ragazzi a farsi le ossa altrove, o rispondono alla Serafini». Più alla buona, molti diessini pensano che la Serafini sia ispiratrice di ascese e cadute (ivi compresa quella dell’ex direttore dell’Unità), e che entri o esca dal ruolo di moglie del capo in modo un po’ troppo capriccioso. Poi c’è la signora romana con casa assai ben frequentata, in buonissimi rapporti con «la zarina» da quando, tre anni fa, invitò i Fassino a pranzo per assecondare un desiderio della sua ospite Kerry Kennedy. Lei dice: «Per non nuocere ai mariti importanti, le donne devono essere più in gamba di loro. Anna s’è interrogata a lungo, e ho l’impressione che ora sia molto determinata a ottenere un’autonomia d’immagine rispetto al marito. Aspira a essere la donna del dialogo, capace di parlare col Vaticano come con l’estrema sinistra. Può farlo. Ed è come se avesse deciso che è venuto il momento di dire ”Ci sono pure io”». Tentazione Ségolène? (ma c’è chi trova affinità con Hillary). Certo è che se Fassino, costretto a rinunciare a incarichi di governo, ha fatto un passo indietro, come la stessa Serafini ama ricordare, lei ne sta facendo più d’uno in avanti. Un ruolo istituzionale di grande visibilità (la presidenza della Bicamerale sull’Infanzia), una tendenza ad assumere posizioni personali sui temi attinenti all’etica, un libro in uscita per «Ponte alle Grazie» dal suggestivo titolo «Cinico è trendy»: invettiva destinata, secondo indiscrezioni, a creare ulteriore subbuglio. Un passo avanti Detestata dalle generalesse del partito (ruggini di vecchia data, le sbarrarono la strada preferendole, come responsabile femminile, Barbara Pollastrini), molto legata, anche per via del comune impegno su donne e bambini, alla psicoterapeuta Maria Rita Parsi con la quale ha trascorso l’ultimo Capodanno, tra le diessine Serafini ha, più che delle amiche, un seguito. Le chiamano le serafine, che fa un po’ ordine monastico e ci sta, da quando la signora Fassino ha votato un emendamento della senatrice Binetti sulle droghe, contro il decreto del ministro Livia Turco. I nomi? Da Silvana Amati a Marcella Lucidi, da Marilena Intrieri a Vittoria Franco, appena nominata responsabile femminile al posto della non serafiniana Emilia De Biasi, di elenchi ne girano tanti ma contradditori, e non si capisce se sia perché il partito attraversa una fase complicata, o perché le serafine sono più che altro una leggenda metropolitana. Vuole comunque la leggenda che le serafine s’incontrino in zona Pantheon al Riccioli Cafè, un sushi bar dall’aspetto cinico e trendy quanto basta (ostriche & musica), dove «la zarina» ha un tavolo fisso. Che poi, si fa presto a dire zarina: a parte qualche massaggio ayurvedico a domicilio e la passione per orecchini e piccolo antiquariato, Serafini è donna sobria, più che propensa a reindossare gli abiti, priva di stilisti di riferimento. Tanto che la neosenatrice Sabina Rossa, richiesta di un’opinione su cose un po’ da femmine, respinge la domanda come poco pertinente: «La conosco da poco, ma mi ha subito dato l’impressione di una donna profonda e preparata, che dice con intensità cose di spessore». La ragazza di Piancastagnaio Che Anna venga da lontano per andare lontano, i compagni di Siena, la città dove si è fatta le ossa, l’hanno sempre pensato: fin da quando lei giovanissima venne scelta per posare sui manifesti del nuovo pci: era il ”75, e la ragazza di Piancastagnaio ritratta di profilo già guardava, chiaramente, in avanti. «Aveva un’aura da predestinata», assicurano a Siena, dove la ricordano come una giovane donna di non facile comando, «sui temi femminili, una vera frantuma-palle», «una tipica amiatina determinata e un po’ litigiosa». Una che si fa largo in una famiglia di maschi votati alla politica e all’interno della federazione più rossa d’Italia. Lui sparecchia Con i compagni senesi, Anna entrò in collisione quando, dopo il secondo mandato, la roccaforte rossa decise di non ricandidarla. Lei migrò in Abruzzo e non venne eletta, circostanza che ora consente ad alcuni (prudentemente anonimi) di sostenere che «l’essere moglie di Piero, alla lunga, più che danneggiarla come lei va dicendo, l’ha aiutata a riemergere». Con Fassino, ad ogni buon conto, l’amore scoppia quindici anni fa ballando un walzer. Lei ha 38 anni ed è alla prima storia importante, per lui sarà il secondo matrimonio. Coppia di ferro, dicono. E se Anna era già la Serafini quando Piero non era ancora Fassino, logico che alla domanda su chi comandi in casa, lei risponda sempre nello stesso modo: «Io cucino, Piero sparecchia». Ma succede in tante case, e non è poi detto che sia una metafora. Stampa Articolo