Ernesto Assante, la Repubblica 31/1/2007, 31 gennaio 2007
ERNESTO ASSANTE
ROMA - Cominciamo dalla fine, da quel 3 febbraio del 1960 quando una voce, quella dell´edicolante, svegliò Leo Chiosso: «Signor Chiosso, è terribile», «Che succede?», «Il signor Buscaglione...», «Che è successo?», «Ha avuto un incidente. A Roma»... Inizia così l´ultimo capitolo di I giorni di Fred, un bellissimo libro che esce in questi giorni, pubblicato da Mondadori, accompagnato da un dvd con tutte le canzoni eseguite nei programmi della Rai. Un libro che racconta la vita, le opere, gli amori e le passioni, i pregi e i difetti, le storie di Fred Buscaglione, cantante e attore, una delle grandi star della musica e dello spettacolo italiano alla fine degli anni Cinquanta. Il libro non è però un libro qualsiasi, non è una biografia scritta da un testimone qualunque, I giorni di Fred è scritto da quello che di Buscaglione era l´autore e l´amico più caro, Leo Chiosso. Ed è l´ultima opera di Chiosso, scomparso nello scorso novembre a 86 anni.
Buscaglione e Chiosso sono stati, per molti versi e per molti anni, una persona sola. E infatti I giorni di Fred è in realtà il racconto non di una vita sola, ma di due vite legate da un filo invisibile: la vita di Leo e quella di Fred, fatta di musica, sogni, amori, battute, ironia e canzoni. Chiosso e Buscaglione s´incontrarono alla fine degli anni 30, a Torino dove erano nati entrambi. Leo era ancora uno studente, amava i gialli, gli ambienti fumosi, i misteri e l´America. Ferdinando preferiva già farsi chiamare in un altro modo e suonava il jazz nei locali della città: «Sono Ferdinando, ma mi piace che mi chiamino Fred, fa più America», disse la prima volta che s´incontrarono. E da allora, non si separarono più. Anzi no, la guerra li divise per un po´, ma poi quando tornarono insieme trasformarono la canzone italiana in uno splendido b-movie americano, pieno di duri, pupe, pistole e passioni. Il racconto di Chiosso è divertente, affascinante, ricco di aneddoti inimmaginabili, come quello della prima volta in cui lui e Buscaglione assaggiarono il whisky: «Curiosi di assaggiarlo lo eravamo, eccome», scrive Chiosso. «Nei film americani lo vedevamo bere un po´ da tutti i nostri eroi di celluloide. Ma rifiutammo, non eravamo ancora da superalcolici». «Io l´ho assaggiato quest´estate al mare», disse Fred, «Uno dell´orchestra me ne ha lasciato un dito nel suo bicchiere. Sarà anche, come dicono, il nettare degli dei, ma mi scusi, dottore, a me è sembrato acido fenico. Penso che non ne berrò mai più, lo giuro». Il giuramento non durò a lungo, anzi Buscaglione non solo diventò un appassionato consumatore di whisky, ma anche, con l´aiuto di Chiosso, l´uomo "dal whisky facile", come recitava il titolo di una loro celebre canzone. Del resto nessuna delle canzoni scritte dai due era "normale" per l´Italia di quegli anni, e lo spiega bene lo stesso Chiosso: «Decidemmo di cantare non d´amore ma di passioni. Non di tramonti strappalacrime ma di albe con il mal di testa per i whisky facili. Non di occhi tremolanti d´amor, ma di occhi pesti a causa di una rissa per i favori di una bionda "modello 103". E invece di tornare da mammà, andammo a mettere le nostre storie su un aereo per l´America. Col biglietto di sola andata».
Dal 1953, anno in cui firmarono il loro primo successo, "Tchumbala-bey", al 1960, quando Buscaglione morì in un incidente stradale, i due scrissero una quarantina di canzoni, molte delle quali, come Che bambola, Teresa non sparare, Eri piccola così, Guarda che luna, Love in Portofino, Porfirio Villarosa, di enorme successo. Buscaglione interpretò otto film, fece molte apparizioni televisive sia come cantante sia come testimonial pubblicitario nei caroselli, divenne una star che il pubblico amava moltissimo. Ma sul successo Chiosso si ferma poco, quel che gli preme di ricordare è l´amico, quel geniale musicista con cui condivise una parte importante della sua vita, «Quel pazzo, adorabile, grande uomo che si chiamava Fred Buscaglione. E pensare che era piccolo, piccolo, piccolo... così».