Marino Niola, la Repubblica 31/1/2007, 31 gennaio 2007
Gli scienziati hanno scoperto che l’oro possiede importanti proprietà, se ridotto in nanoparticelle, grandi qualche atomo e naturalmente invisibili
Gli scienziati hanno scoperto che l’oro possiede importanti proprietà, se ridotto in nanoparticelle, grandi qualche atomo e naturalmente invisibili. Con la miniaturizzazione, infatti, il prezioso metallo riesce a trasformare il letale ossido di carbonio in un gas innocuo. Ciò fa ipotizzare la costruzione di marmitte catalitiche in grado di attaccare gli idrocarburi. Rilevanti anche gli usi in campo medico: ridotto in particole infinitesimali l’oro riesce a infiltrarsi nelle cellule malate di cancro e distruggerle. Una particolarità: a quelle minuscole dimensioni il suo colore non è più quello giallo splendente ammirato da secoli, ma assume sfumature che vanno dal rosso al violetto (una caratteristica conosciuta già dagli antichi: la coppa di Licurgo, conservata al British Museum, testimonia che già nel IV secolo prima di Cristo i vetrai Romani erano in grado di produrre vetri dalle iridescenze cangianti ricorrendo a minuscoli frammenti d’oro). L’oro tuttavia è già stato utilizzato in medicina: nell’antico Egitto serviva per curare malattie della pelle e per combattere le infezioni, in Cina e in India si preparavano elisir di lunga vita a base di polvere dorata. Riconosciuto da sempre anche il suo valore simbolico in ogni parte del mondo: quando i faraoni egizi morivano venivano rivestiti di tessuti dorati. Per i popoli mediterranei gli dei solari (Apollo e Mitra) erano rappresentati letteralmente ricoperti d’oro. Le tombe degli imperatori incas, creduti incarnazioni del dio solare Viracocha, erano ricoperte di foglie d’oro. Anche le statue del Buddha sono sfolgoranti d’oro, così come le icone bizantine e le aureole dei santi. Infine, Luigi XIV di Francia, il Re Sole, indossava nelle feste di Versailles una maschera d’oro a forma di astro radioso.