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 2007  gennaio 31 Mercoledì calendario

ALDO FONTANAROSA

ROMA - Il Parlamento farebbe bene a salvare la capacità di crescita degli attuali editori, come Mediaset e Rai. E in ogni caso, se proprio il legislatore vorrà imporre dei limiti alle aziende televisive, questi dovranno investire pienamente anche il colosso del satellitare, anche Sky. Antonio Catricalà colpisce di nuovo alcuni pilastri del disegno di legge Gentiloni sulla tv. Ai deputati delle commissioni Cultura e Telecomunicazioni, il presidente Antitrust sconsiglia di imporre ad aziende come Mediaset, Rai o Telecom (editore de La7) dei limiti alla raccolta di spot. Una simile medicina, così mirata, non cura bene il male. Catricalà dubita cioè che la "mazzata" ai vecchi editori aiuti davvero l´arrivo dei nuovi. Catricalà lamenta anche un´invasione di campo. Il presidente Antitrust non accetta che sia la legge a stabilire quando un´azienda tv si trova in una posizione «dominante». Questo è, semmai, il lavoro delle autorità di garanzia.
Dopo l´attacco, la proposta. Catricalà invita Gentiloni a studiarsi la legge Maccanico del 1997. La Maccanico calcolava i tetti su una torta più ampia comprensiva del canone Rai e degli abbonamenti alla pay-tv. Non guardava ai soli spot, come fa ora la Gentiloni. Non solo: la Maccanico tutelava la capacità di sviluppo delle aziende tv, mentre Gentiloni vorrebbe frustrarla. Il numero uno dell´Antitrust suggerisce, poi, di ispirarsi alla legge tedesca che non perde tempo con gli spot e limita, piuttosto, gli ascolti massimi. Infine Catricalà ragiona sull´idea di Gentiloni di impedire che un solo editore abbia più del 20% dei canali in digitale terrestre. Limitazioni del genere - chiede Catricalà - andrebbero estese a chi trasmette con tecnologie diverse come la tv via Internet o il satellite. L´allusione a Sky è evidente.
Attaccato lunedì da Palazzo Chigi, Catricalà fa una precisazione di cortesia. Le sue sarebbero solo le idee di un giurista, di un tecnico che guarda al funzionamento del mercato. Il Parlamento sarà libero di decidere come crede, dovendo tutelare valori come il pluralismo.
Le parole del presidente Antitrust sono miele per il Polo che lo loda. Bondi (Forza Italia): «Per le sue idee Catricalà è sottoposto a intimidazioni: vogliono cacciarlo». Buttiglione (Udc): «Lo mettono in croce perché fa il suo onesto lavoro di garante».
L´Unione non ci sta. La strada tedesca che Catricalà suggerisce, la limitazione degli ascolti, è «quella sì illiberale». Lusetti (Margherita): «Catricalà fa un´inversione a "u" rispetto alle idee, ben più rigorose, che sosteneva un anno fa. E´ un garante contromano». Vita (Ds): «Chiedere di ispirarsi a una legge di dieci anni fa, la Maccanico, è stupefacente». E Folena (Rifondazione): «In tutto il mondo, le aziende dominanti accettano di cedere quote di mercato in nome della concorrenza. E´ successo anche in Italia all´Enel. Nella tv invece...».
Sul fronte Rai intanto novità per il caso Meocci. Il Consiglio di Stato pubblica le motivazioni della sua sentenza che conferma la piena incompatibilità di Meocci con la carica di direttore generale. La motivazione critica i 5 consiglieri Rai, tutti del Polo, che votarono Meocci. Per questo il ministero dell´Economia chiede all´ Avvocatura dello Stato per sapere se ci siano gli estremi per allontanare i cinque.