vari, 30 gennaio 2007
STIPENDI
La Repubblica, venerdì 26 gennaio
Ho atteso con ansia il giorno 25 per confrontare la striscetta dello stipendio di questo mese (con le novità introdotte dalla finanziaria 2007) con una striscetta qualsiasi dell’anno scorso. Mi aspettavo di trovare se non qualcosa in più, come promesso, perlomeno gli stessi soldi. Ed invece mi sono ritrovato in busta paga euro 39,17 in meno, che, se va bene, in un anno fanno la bellezza di euro 470,04 (circa 830.000 delle vecchie lire).
Ora va bene togliere ai ricchi per dare ai poveri, ma non mi considero ricco con uno stipendio di 1.430 euro al mese, pur essendo funzionario e lavorando per lo stato da 35 anni e qualche mese.
Era stato promesso e sbandierato che sotto i 40.000 euro lordi l’anno (cifra mai vista da me) non doveva perderci nessuno anzi dovevamo guadagnarci qualcosa (allego le due striscette dello stipendio).
Vincenzo Sgroj
Messina
Corriere della Sera, giovedì 25 gennaio
Sono un’insegnante elementare, ho ricevuto oggi lo stipendio del mese di gennaio e, a causa dell’effetto Finanziaria, è inferiore di 50 euro rispetto a quello dei mesi precedenti. Se penso che l’applicazione dei tributi previsti da questo governo è solo all’inizio mi viene da piangere.
Aurora Fregni
Corriere della Sera, sabato 20 gennaio
Finalmente è arrivato il cedolino dello stipendio del mese di gennaio, e come ci avevano suggerito rappresentanti del governo, l’ ho confrontato con quello di novembre. Ebbene, tolte le addizionali della regione e del comune che a gennaio non ci sono, io insegnante di scuola media, ho preso 15 euro in più. Questa è la riduzione fiscale?
Luigi Di Martino
Corriere della Sera, venerdì 26 gennaio
Mia madre, di 97 anni, gode dal 1983 di una pensione di reversibilità Inpdap. Con sua grande sorpresa ha constatato che la pensione di gennaio è stata decurtata di 159 euro pari a circa il 10 per cento del suo ammontare. Ciò perché la Finanziaria 2007, con un comma ad hoc, ha interpretato in senso restrittivo il calcolo delle pensioni di reversibilità anteriori al 1995.
Gustavo Vaccari
Roma
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(Repubblica.it 30 gennaio 2007)
Paghe di gennaio, la modesta rimonta degli impiegati
Ci sono 18 euro in più negli stipendi di questo mese. Cresce la retribuzione della metà dei dipendenti. Per un terzo nessuna variazione. A guadagnare soprattutto impiegati e operai. Perdono dirigenti e quadri. Rimane lo scontento dei giovani. I primi risultati del nostro sondaggio.
di FEDERICO PACE
Ci sono poco meno di venti euro in più nelle tasche dei dipendenti italiani. A beneficiare delle nuove norme, in misura moderata, sono soprattutto gli impiegati il cui stipendio di gennaio è cresciuto di 24,2 euro e gli operai che hanno visto un incremento di 22,1 euro. Il differenziale medio, pari a un +1,2 in termini percentuali diventa però negativo (-0,7%) se si tiene anche conto del costo della vita. Sono questi alcuni dei risultati della nostra indagine a cui hanno partecipato 4mila lettori (fino alle ore 8 di oggi 30 gennaio).
Moderato ottimismo, soddisfazione misurata, ma anche dubbi, rabbia e scontentezza. C’è un po’ di tutto nelle opinioni che i lettori hanno espresso in merito allo stipendio. Nel complesso, il 19,6% dei nostri lettori ha visto decrescere la propria busta paga mentre il 32,0% non ha osservato alcuna significativa variazione e il 48,4% ha dichiarato di aver registrato una variazione positiva nello stipendio di questo mese.
Ad ogni modo, se l’obiettivo era quello di ridistribuire il reddito, l’obiettivo è in parte raggiunto. In attesa della addizionali locali, sono proprio gli impiegati e gli operai - ovvero i lavoratori che negli ultimi cinque anni hanno perso più di tutti gli altri e hanno visto crescere le disparità a mostrare dei dati moderatamente positivi. "Per me – ha scritto fable - che ho un reddito loro di circa 24.000 euro (stipendio 1080 euro al mese circa), la differenza si è vista. Lo stipendio di gennaio 2007 è di 1.130 euro, circa cinquanta euro in più."
Sono loro a rappresentare la gran parte dei dipendenti italiani. Secondo i dati dell’Isfol il reddito lordo annuo degli italiani è pari a 22mila e 700 euro con una concentrazione su livelli di reddito bassi mentre solo un numero inferiore di italiani si colloca verso redditi significativamente più elevati.
A scendere, pure se di poco, sono invece dirigenti e i quadri che dichiarano di avere perduto nel mese di gennaio, rispettivamente, 11,1 euro e 1,3 euro.
Per valutare a pieno l’effetto netto si dovranno attendere i prossimi mesi quando ci sarà l’introduzione delle addizionali comunali e regionali. A Bologna l’aliquota comunale passa dallo 0,4% allo 0,7%, a Roma dallo 0,2% allo 0,5% e a Torino da 0,3% a 0,5%. Secondo Giorgio Cremaschi, il segretario generale nazionale della Fiom-Cgil, "l’incidenza negativa sulle buste paga dell’aumento dell’Irpef locale sommato all’aumento delle tasse sui servizi, comporta una riduzione del reddito netto disponibile per tutti coloro i quali percepiscono redditi oltre i 25 mila euro lordi, anche se hanno figli a carico e quindi godono degli sgravi previsti dalla finanziaria, nonché per tutti i lavoratori che non hanno carichi familiari, anche se collocati ai livelli più bassi."
Nonostante il leggero miglioramento, molti sono quelli che esprimo il loro scontento. Soprattutto i giovani. "Non ho il Tfr - scrive rothbard - attendo un pagamento da un ente pubblico dal dicembre 2005 e lavoro 12 ore al giorno e fatico a campare". A lui fa eco paoguide che scrive come "gli stipendi mensili degli assegnisti di ricerca dell’università di Lecce sono diminuiti, grazie alle aumentate trattenute, passando da 1.263 euro a 1.239 euro (tutto lordo ovviamente)." Anche tra gli impiegati si manifesta un certo scontento. Massimo da Napoli descrive in maniera asciutta il suo profilo: "33enne, laureato, impiegato, mutuario, separato, papà, convivente, 1300 euro netti al mese […] oggi 1278 (-22). Le spese sono le stesse… 680 euro mutuo, 326 euro mantenimento, benzina, assicurazioni varie…".
A leggere i commenti e il malcontento che permane in chi si ritrova alla base della scala delle retribuzioni, pare logico pensare che per loro si debba fare ancora molto. Un paese è più povero se non dà ai propri cittadini la possibilità di realizzazione individuale e di partecipazione sociale. "Il lavoro - scrive il premio Nobel Edmund S. Phelps- viene a essere pesantemente svalutato dal mercato, specie verso le fasce più basse, dove la retribuzione privata dell’occupazione è scesa a livelli pericolosi. [...] La priorità oggi è garantire una maggiore inclusione nel mondo del lavoro, perché nella vita di una persona questa esigenza è cruciale per consentire il suo sviluppo emotivo e il suo benessere economico".
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BUSTA PAGA GENNAIO 2007: CHI PERDE E CHI GUADAGNA
Chi perde e chi guadagna Risposte %
Variazione positiva 48,4%
Nessuna variazione 32,0%
Variazione negativa 19,6%
Risultati aggiornati alle ore 08.00 del 30 gennaio 2006 con 4.000 partecipanti
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BUSTA PAGA GENNAIO 2007: IMPIEGATI VS. DIRIGENTI
Tipologia Variazione in busta paga
(in euro)
Dirigenti -11
Quadri -1,3
Impiegati +24,2
Operai +22,1
Risultati aggiornati alle ore 08.00 del 30 gennaio 2006 con 4.000 partecipanti
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IRPEF 2007: GLI EFFETTI SULLE RETRIBUZIONI DI SINGLE E PENSIONATI
Impatto retribuzione annua dipendente senza carichi familiari e pensionato
Reddito annuo euro Impatto
10.000 Dipendente +137; Pensionato +144
20.000 Dipendente +75 Pensionato +93
30.000 Dipendente +83 Pensionato +98
40.000 Dipendente -28 Pensionato -59
50.000 Dipendente -263 Pensionato -273
60.000 Dipendente -480 Pensionato -480
70.000 Dipendente -680 Pensionato -680
100.000 Dipendente -1.780 Pensionato -1.780
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IRPEF 2007: EFFETTI BUSTA PAGA CON MOGLIE E FIGLI A CARICO
Le variazioni del reddito disponibile annuo dei lavoratori dipendenti con moglie e figli a carico
Reddito annuo euro Impatto
15.000 Con moglie e 1 figlio a carico +195 Con moglie e 2 figli a carico +298
20.000 Con moglie e 1 figlio a carico +325 Con moglie e 2 figli a carico +419
25.000 Con moglie e 1 figlio a carico +425 Con moglie e 2 figli a carico +707
30.000 Con moglie e 1 figlio a carico +319 Con moglie e 2 figli a carico +492
35.000 Con moglie e 1 figlio a carico +198 Con moglie e 2 figli a carico +273
40.000 Con moglie e 1 figlio a carico -47 Con moglie e 2 figli a carico-47
45.000 Con moglie e 1 figlio a carico -113 Con moglie e 2 figli a carico -264
50.000 Con moglie e 1 figlio a carico -336 Con moglie e 2 figli a carico -204
60.000 Con moglie e 1 figlio a carico -766 Con moglie e 2 figli a carico -627
70.000 Con moglie e 1 figlio a carico -994 Con moglie e 2 figli a carico -964
100.000 Con moglie e 1 figlio a carico -1.966 Con moglie e 2 figli a carico -1.815
140.000 Con moglie e 1 figlio a carico -2.040 Con moglie e 2 figli a carico -2.040
Fonte: CGIA
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Su 60 comuni capoluogo di provincia, 22 hanno rialzato l’aliquota
Prelievo più alto per 4,1 milioni di contribuenti sui 9,2 del campione
Uil, dalle addizionali Irpef
aggravi fino a oltre 300 euro
In media, l’aumento comunale ammonta a 28 euro, corrispondente a un +33%
A questo si somma in alcune Regioni un ’balzello’ che può arrivare fino a 137 euro
Trieste è tra le città che hanno operato gli aumenti maggiori delle addizionali Irpef
ROMA - Un aumento medio del 33 per cento pari a 28 euro per le addizionali comunali Irpef. E’ quanto risulta dalle stime elaborate dalla Uil sulla base delle scelte operate da 60 Comuni capoluogo di provincia, che hanno approfittato della possibilità offerta dalla Finanziaria di aumentare le aliquote fino allo 0,8 per cento, e senza il vincolo dello 0,2 per cento annuo. Un dato medio che, precisa subito il segretario confederale Guglielmo Loy, "è come il mezzo pollo di Trilussa", e che tiene conto di realtà molto distanti tra di loro. Si va infatti dall’aumento di 164 euro a Trieste e Siena ai 24 euro di Forlì. Se poi si guarda alle varie classi di reddito le differenze sono ancora più nette, figlie, osserva Loy, "di un federalismo di fatto delle Regioni italiane". Per esempio, ancora a Trieste e Siena la differenza tra addizionale 2006 e 2007 arriva fino a 240 euro per chi ha un reddito lordo di 40.000 euro.
Le scelte dei Comuni
Sui 69 comuni capoluogo presi in esame dall’indagine Uil, 22 (il 36,7 per cento) hanno aumentato l’aliquota. Tra questi, due hanno introdotto l’addizionale per la prima volta. L’aliquota media che verrà applicata quest’anno è dello 0,41 per cento, contro lo 0,3 per cento del 2006. L’aumento più consistente è quello di Trieste e Siena, che passano dallo 0,2 allo 0,8 per cento, ma ci sono aumenti ovunque. Dei 9,2 milioni contribuenti del campione, 4,1 pagheranno di più, e 127.000 pagheranno per la prima volta la maggiorazione Irpef.
L’aggravio delle addizionali regionali
Alle addizionali comunali, rileva ancora la Uil, vanno poi aggiunge quelle regionali, che, sempre rispetto al campione preso in considerazione (le 60 città capoluogo) si traducono in un aumento medio di 137 euro per i contribuenti delle regioni Molise e Sicilia e di 126 euro per quelli dell’Emilia Romagna. Anche i contribuenti dell’Abruzzo, Lazio e Campania, ricorda lo studio, "hanno subito nel 2006 un aumento automatico delle aliquote allo 0,5 per cento, per effetto dello sforamento del deficit sanitario, che si traduce in un aumento medio di 137 euro annui".
Più tasse per la soppressione delle deduzioni
Non è finita: al maggiore carico per i lavoratori dipendenti e i pensionati contribuisce anche la soppressione operata dalla Finanziaria delle deduzioni per carichi di famiglia, sostituite dalle detrazioni d’imposta. "In pratica si pagheranno più tasse - spiega Loy - perchè prima le deduzioni riducevano l’imponibile. Adesso l’aliquota si calcola su tutto il reddito, e solo successivamente opera la detrazione". Risultato, un aumento del 10 per cento del gettito totale a favore di Regioni e Comuni.
I contribuenti maggiormente penalizzati
Tenendo conto della combinazione tra addizionale regionale e addizionale comunale, gli aggravi sono piuttosto consistenti. A Ravenna in media i contribuenti pagheranno 235 euro in più, a Bologna, Modena, Rimini e Ferrara 208. Ma questi sono valori medi: risultano estremamente penalizzate già le fasce di reddito medio-basse. Per esempio se si considera la fascia di 27.000 euro lordi annui, a Ravenna si pagano 243 euro in più, a Rimini e Modena 216, a Palermo e Parma 189, a Siena 192. Se si guarda alla fascia reddituale di 40.000 euro, gli aumenti possono superare ampiamente i 300 euro.
Annullati i benefici della rimodulazione Irpef
Dal momento che le addizionali non sono progressive, e gravano allo stesso modo sui redditi bassissimi e su quelli altissimi, il risultato, fa notare la Uil, è quello di appiattire gli effetti della rimodulazione dell’Irpef, che si prefiggeva di ridurre la tassazione a favore dei redditi bassi e medi. "In alcuni comuni - spiega Loy - il risparmio ottenibile con la rimodulazione dell’Irpef è a rischio già a partire dalla fascia di reddito di 25.000 euro. Per esempio in Emilia Romagna, o in Molise, e in tutte le regioni che presentano il deficit nella Sanità, e hanno avuto quindi l’aumento automatico dell’addizionale regionale".
Le proposte della Uil
Un risultato iniquo, e che andrebbe corretto: a questo proposito la Uil ha messo a punto alcune proposte, tese a difendere il potere d’acquisto delle categorie maggiormente colpite da questi aumenti, e cioè lavoratori dipendenti e pensionati. "Nel caso in cui la decisione degli enti locali sia irreversibile, e noi speriamo di no - dice Loy - proponiamo una serie di strumenti che possono comunque rendere tollerabile l’utilizzo di questa leva. Il primo è l’esenzione di alcune categorie di reddito: si potrebbe introdurre una deduzione di 8.000 euro rivolta solo ai lavoratori dipendenti e ai pensionati. Tale soglia di esenzione andrebbe determinata sul reddito derivante dalla dichiarazione Isee, che tiene conto della ricchezza reale. Riteniamo infine corretto e opportuno introdurre, anche per l’addizionale comunale Irpef, la progressività per scaglioni di reddito".
(repubblica.it 30 gennaio 2007)
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La busta paga di un padre di quattro figli
Famiglie numerose, mazzata Irpef in Lazio
Alessandro Spalvieri: "Mi sono trovato un aumento del 61% rispetto al 2006: ben oltre le previsioni. E’ costituzionale?"
MILANO - La brutta sorpresa della nuova busta paga per le famiglie numerose. Lo stipendio a fine mese è importante un po’ per tutti (almeno per tutte le persone normali che lavorano). Con quattro figli e una moglie diventa quasi indispensabile. Vitale, verrebbe da dire se non fosse retorico.
Oggi insieme alla busta è arrivata anche una sorpresa di cui Alessandro Spalvieri, romano, faceva volentieri a meno. La cifra in addizionale Irpef da sborsare in comode rate alla regione Lazio ammonta a 540 euro. L’anno scorso era di 340. "Ben oltre il 61% della precedente gabella del 2006 - dice Spalvieri - un aumento incredibile. E’ costituzionale un aumento di una tassa del 61%?"
Impiegato all’Acea, la municipalizzata di Roma, 47 anni, una moglie e quattro figli (di 14, 12, 10 e 3 anni), oggi Spalvieri ha saputo quanto dovrà pagare di addizionale Irpef per tutto l’anno. "Una famiglia come la mia, con quattro figli nel Lazio si trova un aumento medio del 60%. Le famiglie numerose con Tremonti avevano le deduzioni fiscali che valevano anche per le addizionali regionali. Ora invece con la nuova riforma sono state abolite le deduzioni fiscali e quindi il monte da cui viene prelevata l’Irpef è più alto perché non è più al netto delle deduzioni ma è esattamente uguale al lordo. Avendo levato le deduzioni pago le tasse su tutti i miei redditi: 50mila euro l’anno. Questa riforma ha provocato un duplice aumento: da parte delle regioni e da parte dello stato".
"Le domande che mi vengono sono queste - prosegue Spalvieri - Presidente Marrazzo, il mio reddito vale per me stesso o diviso sei? Se vale diviso sei perché non devo essere oggetto di tutte le esenzioni compreso la sanità? Se un pensionato ha 15mila euro l’anno di reddito è esente per quanto rigurda la sanità. Noi invece siamo sei e con 50mila euro di reddito paghiamo tutto. Non si tiene conto del quoziente del reddito per le esenzioni. Mentre lo Stato giustamente riconosce detrazioni per figli e moglie a carico, perché la Regione non la riconosce allo stesso modo? Perché lo Stato fa le detrazioni e le Regioni no? L’Irpef mi è passato dallo 0.9% al 1.4% per cento: mentre prima con Tremonti pagavo l’addizionale Irpef al netto delle deduzioni fiscali, ovvero su 28mila euro, ora le pago su tutto, ovvero 50mila".
Al di là delle risposte tecniche, resta la certezza della busta paga. Numeri e soldi. E la busta di Spalvieri va esattamente nella direzione opposta di tutti quelli (e sono tanti) che in un Paese a crescita zero dicono tutti i giorni che occorre tornare a fare figli e investire in politiche per la famiglia.
Iacopo Gori
Corriere.it, 30 gennaio 2007
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ROMA - Il giorno dei conti è arrivato: con la busta paga di gennaio ogni lavoratore ha potuto capire se la riforma fiscale del governo Prodi aggiungerà o sottrarrà pochi o tanti euro alle sue entrate mensili. I primi interventi, le prime testimonianze in diretta raccolte senza alcuna pretesa di scientificità dal sito Repubblica.it esprimono un certo sconcerto: in generale ci si aspettava di più. Il valore "medio" dei risparmi ottenuti dagli italiani con il nuovo fisco, secondo le mail inviate al giornale, si aggira attorno ai 18 euro al mese. Il che vorrebbe dire un aumento delle entrate dell´1,2 per cento (ma se si tiene conto dell´inflazione si scivola ad un meno 0,7 per cento). Perdono i dirigenti ( per 7 euro al mese circa) guadagnano gli operai (21 euro) e un po´ di più gli impiegati (24). Quanto ai commenti, la riforma è difesa da chi viaggia attorno ai 30 mila annui: dall´insegnante che aggiunge al suo stipendio di 1700 euro altri 50, al single da 24 mila che ammette risparmio per "qualche decina".
Il nuovo fisco non piace invece ai "nuovi poveri": c´è il co.co.pro che collabora con un ente pubblico e annuncia come la sua busta paga sia passata dai 1370 euro del gennaio 2006 ai 1285 del 2007 e lo studente con dottorato di ricerca che rende noto "il paradosso dei contributi". "La mia borsa di studio, essendo esente dalle tasse, non beneficia della riduzione delle aliquote fiscali - scrive - ma sul mio reddito sconto l´aumento della aliquota contributiva dal 18,40 al 23,50 per cento. Con il nuovo fisco perdo 18 euro al mese. Il mio compenso non arriva ai mille".
Detto questo, per capire davvero chi vince e chi perde nella partita con il fisco bisogna analizzare la fascia di reddito, la composizione del nucleo familiare e - in previsione delle addizionali comunali e regionali - la residenza. Il bilancio che si può già tracciare, a grandi linee, premia comunque la famiglia monoreddito con moglie e figli a carico che ai suoi 30 mila euro annui potrà aggiungerne, ogni mese, circa 70. E penalizza il single che comincia a rimetterci appena superati i 30 mila. Questo fatte salve le decisioni del comune di residenza, perché laddove le amministrazioni locali decideranno di aumentare l´addizionale Irpef la soglia al di sotto della quale si va a perdere risulta notevolmente abbassata. Rispetto alle anticipazioni elaborate per Repubblica dallo studio Santini tenendo conto anche del peso degli aumenti contributivi, c´è una unica precisazione da fare. Ed è una notizia meno peggiore del previsto per chi ha un reddito pari a 50 mila euro annui: la riforma Prodi lo fa andare in rosso di "soli" 20 euro al mese. I calcoli mensili vengono effettuati dividendo per 12 ciascuno degli scaglioni di reddito sui quali s´impongono le aliquote.
Ai poveri, comunque, sono preferiti i quasi poveri perché, al di là della composizione famigliare, chi naviga sui 15 mila euro all´anno otterrà un vantaggio minore rispetto a chi supera i 20. E poi c´è il "paradosso delle detrazioni": il nuovo sistema, passando dalle deduzioni alle detrazioni, non riduce la base imponibile sulla quale le addizionali si calcolano. Se per i single non cambia nulla, per chi ha famiglia a carico ciò si traduce in un aumento della quota da versare. Una brutta sorpresa che può riguardare anche i redditi sui 15 mila euro: con le deduzioni la base imponibile scendeva a zero e non si pagavano addizionali, con le detrazioni la base di calcolo non diminuisce e qualcosa si finisce per pagare.
Luisa Grion, la Repubblica 30/1/2007, pagina 10