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 2007  gennaio 30 Martedì calendario

OMA Smembrare o non smembrare? Questo è il dilemma che divide politici, forze di governo e Authority

OMA Smembrare o non smembrare? Questo è il dilemma che divide politici, forze di governo e Authority. Che accende le polemiche, scatena lobby e muove interessi anche fuori dai confini nazionali. L’oggetto del contendere è Snam Rete Gas, la società dell’Eni che gestisce la rete dei gasdotti Eni e che in Borsa vale 8-9 miliardi. Una infrastruttura «strategica», una vera e propria gallina dalle uova d’oro, ma soprattutto lo snodo attraverso il quale passa la liberalizzazione del mercato del gas. Ieri, ultimo in ordine di tempo tra i Garanti, sull’argomento è intervenuto il presidente della Consob Lamberto Cardia che ha fatto sua la bandiera dell’interesse nazionale: «Sento parlare in questi giorni della separazione di Snam da Eni - spiega - Non compete alla Consob ma vorrei dire che, in un modo o nell’altro, quelle che sono le società fondamentali per la vita di un paese non possono essere lasciate completamente aperte a mercati e soggetti che in casa loro hanno normative molto rigide». La preoccupazione, molto forte tra gli oppositori del divorzio Eni-Snam, è che in assenza di un intervento pubblico i gasdotti possano finire in mano ai giganti stranieri del gas, come la russa Gazprom o l’algerina Sonatrach. Idem se si toglie all’Eni anche il controllo dei depositi Stogit. Il Cane a sei zampe, che oggi controlla il 50,045% di Snam Rg, fatica a mollare la presa: «In una fase di competizione fortissima - sostiene da tempo l’ad Paolo Scaroni - non ha senso indebolirci». La discesa sotto il 20%? Il più tardi possibile, ben oltre il 2008 di cui si è discusso da tempo in Parlamento. Ieri, richiesto di un commento, Scaroni ha preferito non parlare («ci sono dei momenti in cui un uomo d’azienda deve fare un passo indietro»), facendo capire che la sua posizione è nota e che ora a decidere deve essere la politica. Che però su questa partita è quanto mai divisa. Il vicepremier Francesco Rutelli, che dell’uscita dell’Eni da Snam Rete Gas ha fatto una questione di principio, spinge per varare al più presto il decreto del presidente del Consiglio che fa scattare il conto alla rovescia per la vendita (24 mesi). Ha quindi dato battaglia in Consiglio dei ministri sino ad ottenere l’impegno «politico» del ministro dell’Economia Padoa-Schioppa che in tempi brevi dovrà presentare una soluzione. Sulla stessa linea («accelerare») anche il senatore Enrico Morando, ala liberal dei Ds. Anche Piero Fassino dice «separare», come, in apparenza, il ministro allo Sviluppo economico Pierluigi Bersani. In quale però, non a caso, avverte: «Bisogna evitare di darla al primo che passa». Il partito dei contrari è ampio, va dal Prc ad An. «Eni e Snam non vanno separate» sostiene Franco Giordano schierato in prima fila in difesa del «campione nazionale». E sempre «no» dicono l’Udc, An, Forza Italia e pure il «margheritino» Lamberto Dini in aperto dissenso col suo leader. L’equazione separazione rete-tutela di un asset strategico non è però di facile soluzione. L’orientamento prevalente è che Snam Rete Gas debba essere pubblica e magari entrare a far parte di una grande «holding delle reti». Catricalà dell’Antitrust, con cui concorda anche il presidente di Confindustria Montezemolo, propone di aspettare almeno il 2009 prima di decidere, Ortis (Energia) dà invece via libera alle nozze con Terna, la società gemella proprietaria della rete elettrica. Il problema è che prima bisogna risolvere il conflitto di interessi che pesa sulla Cassa depositi e prestiti che oltre al 29,9% di Terna possiede anche il 10% di Eni ed Enel. Come? Fuori gioco il Fondo infrastrutture (lo statuto vieta di rilevare asset da soci quali la stessa Cdp), l’unica soluzione prevede il passaggio a un nuovo soggetto dei pacchetti Eni-Enel e solo in un fase successiva le nozze Snam-Terna. Si potrebbe pensare ad una newco, partecipata dagli stessi soci della Cdp (70% Tesoro, 30% fondazioni) oppure si potrebbe utilizzare Fintecna, anche se l’operazione avrebbe il sapore di una rinascita della vecchia Iri e non convince tutti.