Notizie tratte da: Una vita con Karol, Stanislao Dziwisz, Rizzoli, 225 pagine, 17 euro., 30 gennaio 2007
Cimici e agenti segreti. Fin da quando era sacerdote, Wojtyla nelle sue omelie aveva sempre protestato contro il regime comunista che perseguitava i cristiani in Polonia
Cimici e agenti segreti. Fin da quando era sacerdote, Wojtyla nelle sue omelie aveva sempre protestato contro il regime comunista che perseguitava i cristiani in Polonia. E continuò a protestare anche da cardinale. Per questo l’intero edificio arcivescovile in via Franciszkanska era tappezzato di microspie. C’erano cimici persino in camera da letto, in sala da pranzo, sotto la stoffa delle pareti. Wojtyla lo sapeva e si divertiva: parlava ad alta voce e diceva quello che voleva si sapesse. Per i colloqui delicati, invece, andava in un boschetto lì vicino. Quando saliva in auto, era sempre seguito dagli agenti dei servizi segreti. Lui li chiamava ”i miei angeli custodi” e ogni volta che usciva li salutava con la mano o addirittura li benediceva. Un soprabito. Ha sempre vissuto da povero. Anche quando era cardinale per principio non ritirava lo stipendio dalla Curia (del resto simbolico) e le offerte che riceveva dai parroci le destinava ai bisognosi. Possedeva un solo soprabito, nero, assai poco consistente, così d’inverno ci metteva sotto un’imbottitura. Cinquantotto anni. Karol Wojtyla fu eletto Papa a soli 58 anni. Era la sera del lunedì 16 ottobre 1978. Subito volle affacciarsi alla loggia di piazza San Pietro e improvvisò un discorso in italiano pronunciando la famosa frase: «Se mi sbaglio, mi corrigerete». Appartamento. L’ appartamento personale di Giovanni Paolo II in Vaticano consisteva in una camera da letto: diviso da un paravento, c’era lo studiolo con una piccola scrivania e una poltrona. Giornate da Papa. Si alzava alle 5.30 e andava nella cappella per l’adorazione del mattino, le lodi e la meditazione. Alle 7 celebrava la Messa, alla quale erano sempre presenti fedeli o sacerdoti o gruppi di vescovi. Dopo la prima colazione si trasferiva nel suo studio dove scriveva appunti, omelie, tracce di discorsi. Alle 11, salvo il mercoledì quando c’era l’udienza generale, iniziavano le visite private o pubbliche. Alle 13 il pranzo, poi il riposo pomeridiano. Più tardi riceveva i suoi più stretti collaboratori, dopo cena si occupava dei documenti che arrivavano, in una vecchia borsa lisa, dalla Segreteria di Stato. Quindi si recava in cappella per l’ultimo colloquio col Signore, benediceva Roma dalla finestra della sua camera e finalmente andava a dormire. Giornali e tv. Ogni giorno leggeva la rassegna stampa e l’Osservatore romano, alla sera guardava la televisione in sala da pranzo. Seguiva volentieri la prima parte del telegiornale ma anche alcuni programmi registrati su videocassette, qualche documentario, qualche film. Diceva: «Mi stimolano a pensare». Preghiera. Anche durante le ore di lavoro non smetteva mai di pregare. Non era raro che uno dei segretari, andandolo a cercare, lo trovasse in cappella, disteso a terra, tutto intento nelle sue orazioni. Pasta e vino rosso. In genere in Vaticano si mangiava all’italiana: a pranzo pasta, carne e verdura accompagnati da acqua e un po’ di vino rosso. A cena per lo più una minestrina e del pesce. Wojtyla mangiava poco di tutto ed era goloso di dolci e di caffè (ne prendeva uno al mattino e uno al pomeriggio). Per le grandi festività le quattro suore dell’appartamento, tutte polacche, per primo preparavano il barszcs, una zuppa di barbabietole rosse; per secondo la kotlet, una cotoletta di carne di maiale con patate e verdure; per dolce, torta di papavero o di ricotta. Sci. Furono i collaboratori più stretti a organizzare in gran segreto la prima gita in montagna di Wojtyla. Era il 2 gennaio 1981. Partirono verso le 9 con la macchina di don Jozef Kowalczyk (ora nunzio apostolico in Polonia). Accanto al conducente, don Tadeusz faceva finta di leggere il giornale, tenendolo tutto aperto per nascondere il Papa ch’era dietro col suo segretario personale, don Stanislao Dziwisz: «Quel giorno il Santo Padre riuscì anche a sciare e fu contentissimo per quel regalo che gli avevamo fatto. E nei giorni seguenti continuò a ringraziarci». Da allora le spedizioni in montagna furono più di cento, all’inizio nessuno ne sapeva niente e nessuno lo riconosceva. Il primo a scoprirlo fu un bambino che cercava di raggiungere un gruppo di fondisti. Si avvicinò trafelato a don Tadeusz, chiedendo: ”Li hai visti?”. Mentre il prete gli indicava il sentiero quello si voltò a guardare Wojtyla, giunto proprio allora. Rimase a bocca aperta, poi prese a gridare: ”Il Papa, il Papa”. E don Tadeusz: ”Ma che dici, stupido! Pensa piuttosto a spicciarti, guarda che li perdi”. Breznev, i disabili e le vecchiette. Fu il primo Papa a mettere piede in un paese comunista. Era il giugno del 1979, il Cremlino aveva fatto di tutto per impedirgli di tornare in Polonia. Breznev, per giorni e giorni, aveva ripetuto: «Quell’uomo porterò solo guai». E aveva proposto: «Dite al Papa – un uomo saggio – che potrebbe dichiarare pubblicamente di non essere in grado di venire a causa di un’indisposizione». Wojtyla naturalmente non gli diede retta. Alla sua prima messa a Varsavia si presentò un mare di gente festosa e adorante. Il regime comunista, per ridimensionare l’evento, tentò di tutto. Ad esempio ordinò alla televisione polacca di fare inquadrature strette per nascondere la grande partecipazione popolare e di non mostrare mai bambini e giovani ma solo sacerdoti, suore, disabili e vecchiette. Record. Wojtyla è stato il papa che più ha girato il mondo visitando il maggior numero di paesi (contando i chilometri percorsi, è come se avesse fatto una trentina di volte il giro della Terra). E’ stato visto direttamente da circa mezzo miliardo di persone. E’ stato il primo Papa nella storia a entrare in una sinogoga e il primo a entrare in una moschea. Durante il suo pontificato ci sono state 1345 beatificazioni e 483 canonizzazioni. A chi lo criticava parlando di una ”fabbrica di santi”, lui rispondeva con una battuta: «E’ colpa dello Spirito Santo». L’addio. «Lasciatemi andare dal Signore» (le parole sussurate da Wojtyla a una suora poco prima prima di morire). Notizie tratte da: Una vita con Karol, Stanislao Dziwisz, Rizzoli, 225 pagine, 17 euro.