Varie, 30 gennaio 2007
GATTI
GATTI Guglielmo Brescia 21 luglio 1964. Assassino. Condannato all’ergastolo per aver ucciso a mazzate sulla testa gli zii Aldo Donegani (2 agosto 1928) e Luisa De Leo (2 febbraio 1944), scomparsi il 30 luglio 2005, facendoli poi a pezzi per scaricarli in un burrone • «[...] mostrava alle telecamere sulle porte della sua villetta alla periferia di Brescia la foto di zio Aldo e zia Luisa, ”se qualcuno ha notizie” [...] quella faccia così per bene, solo un po’ inquietante nella sua fissità [...] Gli chiedono come si spieghi questa prova o quella, e lui risponde sempre: ”Non spiego niente perché non so niente. Non sta a me spiegare, non sono un inquirente”. Lo scontrino trovato appallottolato sulla sua libreria, per tre confezioni di sedani rinvenuti accanto ai resti degli zii in fondo al passo del Vivione? ”Non è mio e poi io non compro certa verdura”. L’avvistamento da parte di una famigliola in vacanza sui tornanti del Vivione? ”In quel posto non ci sono mai stato. Si tratta di mitomani”. Le tracce di sangue in casa? ”La prima volta che sono venuti i carabinieri non c’erano, poi sono saltate fuori. Magari le hanno portate con le loro stesse scarpe”. Per ogni prova, la stessa risposta: ”Che ne so?”. A un certo punto cita anche un episodio che adombrerebbe la teoria del complotto: ”Di ritorno dopo undici ore di interrogatorio, accompagnato da una pattuglia di carabinieri, ho notato cinque stecche di ferro del cancello divelte e una luce accesa nel garage”. Peccato che non ci fosse alcun segno di effrazione sulle porte di casa. La strategia della difesa ancora non è chiara. Nessuna richiesta di perizia psichiatrica, si punterà sull’innocenza, forse su ”piste alternative” non esplorate dall´’ccusa. Gli unici riferimenti alla ”vita godereccia” degli anziani zii, stridente con quella monacale tutta libri, lavoretti di casa e internet del nipote [...], è venuta dal difensore di parte civile, alla ricerca di un possibile movente ad assassini di violenza ferina. Scambi di coppia, orge, baci saffici in pubblico, sessualità straripante. ”Non apprezzavamo, sembrava una cosa un po’ squallida, ma non ci arrivava alcun nocumento - ha replicato Gatti - Erano adulti e vaccinati”» (Enrico Bonerandi, ”la Repubblica” 30/1/2007) • «Un uomo ordinario. Educato: ”Quando andavo dagli zii portavo il Ramazzotti o le paste”. Metodico: ”Mangiavo sempre a mezzogiorno e alle sei di sera. Alle undici ero già a letto”. Magari un po’ incolore con quella camicia azzurrina che spunta dal golfino di lanetta grigia. L’antitesi di quel Guglielmo Gatti, ”Mani di forbice” lo chiamano in carcere, accusato di aver ucciso e fatto a fette gli zii Aldo Donegani e Luisa De Leo, scomparsi da casa l’estate di due anni fa e ritrovati a pezzi nei boschi sul passo del Vivione il 17 agosto 2005. ”Non sono stato io, sono totalmente estraneo. Con loro non avevo nemmeno rapporti. Facevano gli scambi di coppia, avevano un comportamento esageratamente estroverso... Comunque liberissimi, a me non davano fastidio” [...] quasi ingegnere [...] viso pulito, modi perbene [...] Ci vorrebbe un miracolo per togliere Guglielmo Gatti dall’angolo. Ma forse basta la sua freddezza, il tono di voce monocorde, i concetti ripetuti mille volte sempre con le stesse parole, senza sbagliare una virgola, senza nemmeno muovere il ciuffo quando sposta la testa dal presidente al pubblico ministero, dal suo avvocato a quest’aula di corte d’Assise piena di persone venute apposta ad ascoltarlo. A provare qualche brivido quando gli chiedono delle cesoie comperate all’Hobby center e a darsi di gomito nello scabrosissimo racconto degli zii che magari frequentava poco, abitavano al piano di sopra e lui sentiva, oh sì se li sentiva... ”I miei zii al mercoledì andavano a ballare”, racconta il nipote mica tanto prediletto. Incalzato, alla fine spiega i menage promiscui della coppia. ”Una volta ho visto mia zia dalla finestra dare un bacio in bocca a un’altra donna... Un bacio come nei film. Non si preoccupavano di nascondersi. Ospitavano altre coppie, mi facevano squallore e tristezza”, racconta lui con la sua vita ordinata, le gite al supermercato per passare il tempo, mai un amico, non una donna recente - ”Sì, c’è stata, tanto tempo fa, qui non ne parlo, non c’entra con il processo” - le riviste di computer, la musica, la televisione e lo studio del giapponese che da autodidatta continua anche in carcere. E gli scontrini della spesa conservati per anni. Gli scontrini Quegli scontrini adesso sono una delle prove contro di lui. Pochi giorni prima della scomparsa degli zii in un Hobby center alla periferia di Brescia qualcuno compera delle bacinelle, della segatura, degli attrezzi agricoli e un paio di cesoie che i carabinieri sospettano siano quelle trovate accanto ai cadaveri. Molti di quegli oggetti comuni sono stati trovati a casa di Gatti. Lui conferma: ”Il bricolage era la mia passione, curavo il giardino, dovevo tinteggiare la casa... Ma le cesoie non sono mie”. In una libreria in camera sua i carabinieri trovano uno scontrino di un supermercato, tra l’altro ci sono tre confezioni di sedano. Al passo del Vivione trovano i corpi, i sacchetti e pure il sedano. Lui smentisce: ”Quello scontrino non è mio. E poi a me il sedano nemmeno piace. Non so chi lo abbia messo in casa mia”. Guglielmo Gatti racconta di cancelli divelti, di luci trovate accese in casa al ritorno dagli interrogatori, di macchie di sangue che non avrebbero visto i carabinieri in una prima perquisizione ma che sarebbero comparse poi dopo. ”Quando abbiamo passato il luminol che attiva le tracce di sangue, il garage si è acceso come un albero di Natale”, aveva raccontato un carabiniere. Lui smentisce, smentisce, e smentisce ancora. ”A noi aveva chiesto se il luminol andava via”, conferma un altro militare di fronte al mistero di quest’uomo così educato da chiedere scusa se non si fa capire subito, così gentile da sorridere sempre ad ogni domanda, apparentemente incapace di uccidere una zanzara, figuriamoci gli zii: ”Veramente le zanzare sì. Avevo comperato anche un acchiappamosche, mi sembrava un oggetto sfizioso”» (Fabio Poletti, ”La Stampa” 30/1/2007).