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 2007  gennaio 30 Martedì calendario

La valutazione tutto sommato positiva che si può dare della posizione assunta da Craxi nei confronti degli Stati Uniti a Sigonella, quando egli si oppose a che i terroristi ivi fatti atterrare dagli Usa fossero portati in America, è offuscata dal seguito cui lei non accenna

La valutazione tutto sommato positiva che si può dare della posizione assunta da Craxi nei confronti degli Stati Uniti a Sigonella, quando egli si oppose a che i terroristi ivi fatti atterrare dagli Usa fossero portati in America, è offuscata dal seguito cui lei non accenna. La rivendicazione della nostra sovranità servì a far volutamente scappare da Roma a Belgrado Abu Abbas, il capo dei terroristi che avevano dirottato la Achille Lauro. Così il nostro governo si fece gioco anche della nostra giustizia (cui vennero lasciati solo i pesci piccoli) per compiacere i terroristi e i loro mandanti. questo machiavellismo che tuttora non ci viene perdonato. Anche questo seguito va ricordato e giudicato! Giorgio Sacerdoti giorgio.sacerdoti@ unibocconi.it Caro Sacerdoti, potrei risponderle che l’impunità di Abu Abbas faceva parte del patto politico stipulato da Craxi per la liberazione dell’Achille Lauro e che era interesse dell’Italia, oltre che obbligo, rispettarlo. Ma la sua lettera solleva un problema più generale e merita qualche considerazione in più. Il problema è quello dei rapporti fra giustizia e politica, soprattutto nell’ambito delle relazioni internazionali. Dopo la Seconda guerra mondiale e in particolare dopo la fine della Guerra fredda, si è progressivamente affermato il principio che i criteri della giustizia debbano prevalere su quelli della politica. Sono state firmate convenzioni sui diritti umani e sulla imprescrittibilità dei crimini contro l’umanità. Sono stati costituiti tribunali speciali per i crimini di guerra in alcune particolari regioni (Jugoslavia, Ruanda, Sierra Leone). stato costituito un Tribunale Penale Internazionale. Alcuni Paesi hanno adottato leggi che consentono ai loro magistrati di perseguire i sospetti dovunque essi siano e di tradurli in giudizio anche di fronte a una corte che in altri momenti storici sarebbe stata considerata priva di qualsiasi giurisdizione. Questi principi hanno prodotto una serie di casi, spesso clamorosi. Carla Del Ponte, procuratore del tribunale dell’Aja per la ex Jugoslavia, ha tenacemente voluto il processo contro Slobodan Milosevic e non smette di chiedere a Belgrado la consegna di Ratko Mladic e Radovan Karadzic. Il magistrato spagnolo Garzón ha chiesto alle autorità britanniche l’estradizione dell’ex presidente cileno Augusto Pinochet. Un tribunale belga ha aperto una procedura giudiziaria contro il premier israeliano Ariel Sharon e ha preso in considerazione, a quanto pare, la possibilità di un processo all’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger. Ma nella realtà d’ogni giorno abbiamo constatato che queste nobili intenzioni e questi grandi principi vengono rispettati soltanto quando non si scontrano con gli interessi politici di uno Stato. Di fronte alle pressioni del tribunale dell’Aja, il governo serbo ha preferito tenere conto dei sentimenti di quella parte della sua pubblica opinione per cui Mladic e Karadzic sono, tutt’al più, «patrioti che hanno esagerato». Di fronte alle richieste del governo italiano la Francia ha per molto tempo rifiutato di estradare i terroristi dei nostri «anni di piombo». Per mettere termine alla guerra civile irlandese con gli accordi del Venerdì Santo, il governo britannico non ha esitato a rilasciare i terroristi dell’Ira che erano stati condannati a lunghe pene detentive. E di fronte alle richieste della magistratura spagnola, Londra, dopo qualche tentennamento, ha preferito restituire Pinochet al suo Paese dove era facile immaginare che avrebbe goduto di una sostanziale impunità. Non vedo infine con quale autorità gli Stati Uniti potrebbero accusarci di machiavellismo. Hanno rifiutato di ratificare la istituzione del Tribunale penale internazionale e hanno fatto pressioni sui Paesi firmatari perché s’impegnassero a non permettere la consegna di cittadini americani all’Aja. Hanno chiesto al governo di Bruxelles la modifica della legge sulla legislazione universale dei tribunali belgi e hanno minacciato, in caso contrario, di ritirare la Nato dal Belgio. E non permetteranno mai che i direttori del carcere di Abu Ghraib e del campo di Guantanamo vengano giudicati da un tribunale internazionale. Quello che mi sorprende in queste vicende, caro Sacerdoti, non è la prevalenza del criterio politico sul criterio giudiziario. Quello che maggiormente mi infastidisce è il fatto che molti Paesi sventolino la bandiera della giustizia internazionale quando conviene e la ripongano quando smette di essere utile.