Gian Antonio Stella, Corriere della Sera 30/1/2007, 30 gennaio 2007
ROMA – L’esame del IV rapporto dell’Ipcc sui cambiamenti climatici è appena cominciato a Parigi – e andrà avanti a porte chiuse fino a venerdì 2 febbraio – ma già è partita una raffica di critiche
ROMA – L’esame del IV rapporto dell’Ipcc sui cambiamenti climatici è appena cominciato a Parigi – e andrà avanti a porte chiuse fino a venerdì 2 febbraio – ma già è partita una raffica di critiche. «E’ annacquato, sottostima i pericoli»; «Non tiene conto dello scioglimento accelerato dei ghiacci»; «Nella difficile ricerca dell’unanimità, si sceglie la strada delle omissioni». E’ un lavoro al limite dell’impossibile quello che vede impegnati 500 climatologi di tutto il mondo: in 4 giorni dovranno approvare all’unanimità un documento di 14 pagine che riassume centinaia di articoli elaborati da circa 2500 esperti per incarico delle Nazioni Unite. La bozza del testo, malgrado gli sforzi per tenerla segreta, è da giorni di pubblico dominio. Dice che i gas serra prodotti dall’uomo aumentano, con essi crescono le temperature del pianeta (fino a 4,5 gradi in più a fine secolo) perché i gas trattengono la radiazione solare. Preoccupa l’aumento del tasso di crescita: la curva s’impenna verso l’alto, lasciando intravedere un futuro minaccioso: molto più caldo, meno ghiacci, inondazioni e estremizzazione dei fenomeni. A meno che non si riducano drasticamente le emissioni. Ma se, sulle linee generali, gli esperti riuniti a Parigi sono d’accordo, sui dati quantitativi è polemica. «Il rapporto non tiene giusto conto della situazione ai Poli – accusano i glaciologi americani Michael MacCrackenen Lonnie Thompson ”. Quando saranno acquisite le più recenti misure di scioglimento dei ghiacci, si capirà quel che ci aspetta». E il loro collega tedesco Stefan Rahmstorf: «Il rapporto parla di un rischio di sollevamento del mare di mezzo metro al 2100. In realtà gli studi più recenti indicano oltre un metro». Per Roger Barry, direttore del Centro nazionale dati su neve e ghiacci degli Stati Uniti: «Ne va della sopravvivenza di milioni di persone in tutto il mondo, di città come Bangkok, Londra, Rotterdam, New York, New Orleans, Miami e Venezia». «E’ vero, alcune previsioni saranno sottostimate – ammette Sergio Castellari dell’Ingv, uno dei rappresentanti italiani al summit parigino ”. Ma nel documento finale incertezze o possibili sottostime saranno dichiarate». In questi ultimi giorni sembra che tutti gli esperti concordino con le tesi della responsabilità dell’uomo sui cambiamenti climatici consacrata nel rapporto Ipcc, e che addirittura ci sia una critica per la sua eccessiva cautela. Dove sono finiti gli scettici del clima? «In realtà gli scettici non appartengono alla comunità dei climatologi – risponde Castellari – sono ricercatori di altre discipline che non hanno mai lavorato in questo settore».