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 2007  gennaio 30 Martedì calendario

EUGENIO CAPODACQUA

ROMA - «Il doping è un problema internazionale e richiede gli sforzi concreti di tutti i Paesi». Dick Pound, 65enne avvocato canadese presidente della Wada, l´agenzia mondiale antidoping, lancia all´ultimo simposio di Losanna un allarme concreto: il doping mondiale è governato dalle stesse organizzazioni criminali che trafficano con la droga pesante e senza la concreta collaborazione dei governi il mondo dello sport deve alzare le braccia. Le cifre e i dati, inquietanti, che saranno pubblicati in uno dei prossimi numeri della rivista della Wada e di cui l´associazione "Libera" di don Ciotti ha dato un´anticipazione, provengono da una ricerca molto minuziosa, commissionata ad uno dei massimi esperti di doping attuale, l´ex funzionario del Coni Sandro Donati.
Il mercato mondiale dei farmaci proibiti è colossale, consente guadagni facili e immediati per questo da anni ormai le più grosse organizzazioni criminali ne hanno preso le redini. I primi a capirlo furono i boss del crimine organizzato statunitense, ovvero le famiglie italo-americane più famose: i Gambino, i Colombo, i Lucchese e i Gotti. La moda del body building, lanciata in riviste e film prodotti a volte delle stesse organizzazioni, aiutava la diffusione, il resto lo facevano le leggi compiacenti e la complicità di uomini corrotti nelle istituzioni. Emblematico il ruolo di Ralph Dolls, un ufficiale di polizia, sposato con una donna della famiglia Gambino, lui stesso body builder. Fu il primo a scoprire l´offerta conveniente che a partire da metà degli anni novanta arrivava dalla Russia, ovvero dal Roc (Russian Organized Crime). Cioè a comprare e vendere in nero, anche ai colleghi (quella della diffusione del doping fra i militari è un´altra piaga). Steroidi anabolizzanti di ottima qualità e a buon prezzo.
La mafia russa è presto diventata egemone e la diffusione delle sostanze usate anche nello sport per aumentare le prestazioni, ma soprattutto nelle palestre e fra gli amatori ambiziosi (quello è il vero mercato) si è allargata a macchia d´olio. Dalla Russia alla Cina, poi, il passo è stato brevissimo, con la farmacia proibita saldamente in mano alla mafia locale. Mentre altri paesi come India, Pakistan, Tahilandia, appreso il know-how dalle aziende farmaceutiche occidentali che qui cercavano il vantaggio della mano d´opera a buon mercato, sono diventati fabbricanti esportatori di primissimo piano. Le rotte viaggiano quasi tutte verso occidente: l´Europa, gli Usa. Ma c´è anche l´Australia che denuncia un traffico pari a 139 milioni di dollari di cui solo 10 finiscono per essere sequestrati. Con località-ponte in Europa come Cipro e la Grecia. L´Italia è come una portaerei in mezzo al Mediterraneo, luogo di transito e di consumo. Ma adesso ad interessare il mercato nero sono anche i paesi africani emergenti. E quelli ricchi della zona degli emirati, dove si sta diffondendo la cultura del fisico.
Più che le positività ai controlli antidoping della Wada (attorno al 2%) e dei vari comitati olimpici nazionali (1% quello italiano) sono le cifre dei sequestri delle forze dell´ordine in tutto il mondo che danno un´idea dell´imponenza di questo problema. «Un problema di salute pubblica», dice Dick Pound. Negli anni si sono succedute operazioni clamorose. Nel 2005 in una sporadica azione contro i trafficanti la polizia greca ha sequestrato 35.000 scatole di anabolizzanti, buone per confezionare 175.000 dosi. La merce, probabilmente proveniente dall´Est, veniva spedita per posta in 10 paesi (fra cui l´Italia). E da noi una stima credibile valuta il mercato nero dei prodotti proibiti attorno ai 600 milioni di euro. Cui si deve aggiungere almeno altrettanto per la "zona grigia", ovvero gli integratori "taroccati". E sono le stesse forze dell´ordine a lanciare l´allarme: i canali di approvvigionamento e di spaccio sono gli stessi delle droghe pesanti (eroina, anfetamine, ectstasy) e sono gestiti da mafia e camorra. In soli 3 anni i Carabinieri hanno denunciato 1.061 persone, eseguito 95 arresti, 699 perquisizioni, 5.841 sequestri. Cifre in continua levitazione. Se si pensa che generalmente solo un terzo del volume dei traffici viene intercettato, si ha chiara la dimensione del fenomeno. Poi c´è internet. Nel 2005 la Dea americana ha sgominato una rete di più di 200 siti sparsi in ogni parte del mondo. Da sola vendeva una media di 30 milioni di dosi l´anno. Secondo un´analisi fatta negli Usa, in Europa circolerebbero 24 milioni di dosi dopanti per un valore di circa 2,4 milioni di dollari al mese. Ma forse sono stime per difetto.
A fronte di tutto questo la Wada e lo sport possono poco. La lotta al doping nello sport, ricca di contraddizioni e di fallimenti, in cui l´agenzia mondiale investe quasi 30 milioni di dollari, diventa ben poca cosa. «Non abbiamo facoltà investigativa - ha detto Pound al meeting di Losanna - e serve assolutamente l´aiuto dei governi e delle istituzioni». Per questo ci si sta concentrando verso il controllo delle sostanze più pesanti, invocando "flessibilità" per il resto. Ma dai test sfuggono ancora troppe molecole come insulina e gh, l´ormone della crescita e pratiche come l´emotrasfusione autologa. E, alla fine, lo sport è piccolissima parte di questo enorme mercato. Ma sul doping si minimizza ancora e se ne parla solo in termini sportivi.