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 2007  gennaio 30 Martedì calendario

LUCA IEZZI

ROMA - Si allarga il fronte contrario alla separazione tra Snam e Eni. Ieri è stato il presidente della Consob Lamberto Cardia a pronunciarsi contro l´ipotesi: «Sono società fondamentali per la vita del nostro paese non possono essere lasciate completamente aperte al mercato e a soggetti che in casa loro hanno normative molto rigide». Il riferimento è alle parole del "collega" Antonio Catricalà, presidente dell´Antitrust, che due giorni fa ha chiesto di aspettare l´evoluzione del contesto europeo prima di procedere all´ulteriore passo di separare Snam, la società che gestisce la rete dei gasdotti, dall´operatore dominante, l´Eni, che oggi la controlla al 50%. Prudenza necessaria anche per scongiurare acquisizioni ostili da parte di società straniere.
«Ci sono dei momenti in cui un uomo d´azienda deve fare un passo indietro - ha commentato il diretto interessato, l´ad di Eni Paolo Scaroni - Su questo tema ho parlato molto l´anno scorso, poi è stato dibattuto in Parlamento, dibattuto in Consiglio dei ministri e ora è intervenuta anche l´ Autorità». La scelta del silenzio da parte dell´Eni può anche essere influenzata dal fatto che il dibattito sta volgendo verso una soluzione gradita all´ex monopolista, cioè quella di ritardare l´uscita da Snam il più possibile. Anche chi è convinto della necessità di separare gli operatori dalla rete, come il ministro per lo Sviluppo Economico Pierluigi Bersani, vuole aspettare l´evoluzione del settore a livello comunitario. Sia l´esperienza dei paesi membri, che hanno aperto il mercato meno dell´Italia, sia l´orientamento di Bruxelles, spaventata dall´atteggiamento del principale fornitore, la Russia, sembrano consigliare un atteggiamento attendista.
A favore di questa ipotesi si è pronunciato il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo: «Mi pare che le osservazioni del presidente dell´Antitrust siano condivisibili perché di buon senso. Dobbiamo tenere conto in particolare di cosa dice l´Europa e di quanto accade negli altri paesi europei, nel frattempo è chiaro, però, che l´Eni deve sempre più impegnarsi a fornire alle imprese, soprattutto quelle energivore, il gas a prezzi competitivi».
Comunque sarà presentato in uno dei prossimi Consigli dei ministri un decreto da parte del ministero dell´Economia in cui si impone un termine di 24 mesi all´Eni per scendere sotto il 20% di Snam. Ma l´unica alternativa praticabile sarebbe di trovare un nuovo azionista pubblico per il pacchetto di controllo di Snam, al posto dell´Eni, anche se il panorama politico sembra comunque contrario a soluzioni immediate. All´interno della maggioranza il capogruppo di Rifondazione Comunista in commissione Attività Produttive alla Camera, Maurizio Zipponi, preannuncia «una dura battaglia in Parlamento contro la vendita di Snam». Sul fronte opposto contrari anche diversi esponenti della Cdl: «La Finanziaria ha stabilito che per Snam fino al 2009 non si tocchino le cose: rimettere sempre in discussione i termini non è utile - ha dichiarato il segretario dell´Udc, Lorenzo Cesa - fermo restando che la separazione tra Snam e Eni è un problema che va affrontato». Il responsabile di An per l´energia Stefano Saglia rincara: «Noi restiamo convinti che in un mercato perfetto la separazione proprietaria sarebbe auspicabile, ma in Europa c´è un mercato che è tutt´altro che perfetto»