Aldo Fontanarosa, la Repubblica - 30/1/2007, 30 gennaio 2007
ALDO FONTANAROSA
ROMA - L´idillio tra Antonio Catricalà e l´Unione conosce il suo punto massimo il 14 dicembre. Il ministro Bersani (Ds) ha ormai presentato il primo provvedimento per le liberalizzazioni, famoso perché moltiplica le licenze dei taxi. A questo pacchetto di misure, Catricalà dà un appoggio totale, sentimentale: «Uno come Bersani», dice il presidente dell´Antitrust il 14 dicembre a un convegno, «io me lo sposerei. Non lo faccio perché è già sposato. E poi perché è un uomo». Segue, in serata, un servizio di "Striscia la Notizia" che mostra Bersani con tanto di velo nuziale bianco in un montaggio fotografico.
Sei settimane dopo, quando Catricalà attacca il pilastro della legge Gentiloni sulla tv e difende Mediaset, l´idillio si dissolve, almeno in ampie regioni del centrosinistra. L´avamposto della delusione è a Palazzo Chigi. Dove Romano Prodi è propenso oggi, come lo era in fondo già in campagna elettorale, a cambiare i componenti di tutte le Autorità di garanzia che ha ereditato dall´era Berlusconi. Il ministro Lanzillotta indica lo strumento per questo possibile azzeramento. E´ il disegno di legge che riforma l´intera galassia delle Autorità, atteso in Consiglio dei ministri venerdì.
Lanzillotta, ministro degli Affari Regionali, non fa riferimento alcuno a Catricalà. Spiega, però, che obiettivo della riforma è rendere i «membri delle Autorità effettivamente indipendenti sia dalla politica sia dagli interessi economici». Il testo che venerdì entrerà in Consiglio dei ministri merita una lettura attenta. L´ultima versione conosciuta non prevede l´immediato azzeramento delle Autorità oggi in piedi. Ma la loro demolizione potrà sempre essere introdotta. Forse già venerdì; forse durante l´esame parlamentare del provvedimento.
Certo, la strada per Romano Prodi non sarà in discesa. Intanto la maggioranza dovrà fare i conti con il Polo, aggressivo verso tutte le proposte unioniste che abbiano una qualche incidenza sulla tv: la legge Gentiloni (ora all´esame della Camera); quella sul conflitto di interessi (che arriva in aula il 27 febbraio, sempre alla Camera); e il provvedimento sulle Autorità, una volta licenziato dal governo.
Ma c´è anche qualche problema a sinistra. Nella serata di ieri, Bersani lancia un´improvvisa ciambella di salvataggio a Catricalà (l´uomo che minacciava di "sposarlo"). L´influente ministro dello Sviluppo economico spiega che le posizioni dominanti dei colossi della tv, certo evidenti, possono essere arginate in tante maniere: «Che questi argini abbiano a che fare con i limiti di fatturato può essere o può non essere». Bersani, quindi, non attacca frontalmente Catricalà (e neanche Gentiloni ieri ha voluto farlo) e fa una qualche apertura allo stesso centrodestra. Il messaggio è «Parliamoci».
In questo clima, l´Unione riuscirà forse in un´impresa molto meno ambiziosa che azzerare la composizione delle Autorità esistenti. Tra fine febbraio e metà aprile arrivano alla fine naturale del mandato due dei cinque componenti dell´Antitrust: sono Santagata e Occhiocupo. Entrambi sono arrivati in Antitrust nella prima era ulivista ed ora spetta all´Unione rimpiazzarli. La legge in vigore assegna il potere di nomina ai presidenti delle Camera e del Senato, Bertinotti e Marini. Che da qualche giorno hanno il dossier sulla loro scrivania.
Bertinotti e Marini intanto hanno raggiunto un accordo intanto sul metodo di lavoro. Non faranno una nomina a testa. Ma due nomine volute da entrambi, così da dare il massimo della forza istituzionale ai prescelti. Sempre Marini e Bertinotti, poi, si sono accorti di un paradosso tutto italiano. Un organismo arbitrale come l´Antitrust - che decide su banche, società del petrolio o della comunicazione - manca oggi di un economista tra i suoi commissari. Adesso il vuoto andrà riempito. E per questo il professor Marcello Messori è finito tra i favoriti.
I due nuovi commissari, infine, dovranno avere la pelle dura. Toccherà a loro contrastare un osso duro come Catricalà e anche un altro "cliente" molto difficile. E´ Antonio Pilati, commissario in carica della stessa Antitrust, uomo vicino a Mediaset ed estensore materiale della legge polista sulla televisione, la Gasparri.
I nomi circolati in questo giro di nomine sono anche altri. Uno fra questi ha qualche possibilità, per effetto dell´appoggio totale che le sta assicurando la Margherita. E´ Maretta Scoca, avvocato di grido, deputato per due legislature, sottosegretario alla Giustizia (dal ´98 al ´99) e poi alle Attività culturali. Il suo nome non ha lasciato indifferente Marini, ma è presto per dire se arriverà alla meta. Mancano alla decisione ancora alcune settimane. E in ogni caso l´improvvisa sortita di Catricalà in favore di Mediaset impone una riflessione attenta sull´uomo o sulla donna che dovranno fronteggiarlo.