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 2007  gennaio 30 Martedì calendario

ETTORE LIVINI

MILANO - La pioggia di offerte per Alitalia fa felice il Tesoro ma non basta a dare risposte chiare sul futuro della compagnia. L´unica certezza è che il bando a maglie larghe del governo ha ottenuto l´effetto sperato, garantendo un congruo numero di manifestazioni di interesse. La partita però è ancora tutta da giocare. Nessuno – tanto per iniziare – ha messo ancora i soldi sul tavolo e il numero dei concorrenti è destinato ad assottigliarsi di molto quando si tratterà di mettere mano al portafoglio per l´offerta vincolante. Ma non è solo questo. L´iter della cessione ha consentito a diversi candidati di peso (Air France su tutti) di tenere le carte coperte. Riservandosi di scendere in campo più avanti, quando la gara avrà assunto una fisionomia più chiara. Gli undici candidati alla mano di Alitalia sono così per il momento una pattuglia molto eterogenea in cui la vera sorpresa rispetto alla vigilia è l´arrivo di Unicredit e dove le offerte con serie speranze di arrivare fino al traguardo (almeno a prima vista) sono cinque o sei.
I pesi massimi. In prima linea ci sono i "pesi massimi", le cordate cioè che hanno mezzi e credibilità per andare fino in fondo. Carlo Toto è in pista con la neonata Ap holding, società dotata di 300 milioni di capitale (probabilmente finanziati da Banca Intesa) cui a fine dicembre ha conferito la sua quota in Air One. L´imprenditore abruzzese ha da anni un accordo commerciale con Lufthansa e la compagnia tedesca potrebbe utilizzare in una seconda fase la Ap holding per entrare nella partita Alitalia.
Ai nastri di partenza c´è anche un consorzio che ruota attorno alla M&C di Carlo De Benedetti (editore de la Repubblica, Diego Della Valle e altri fondi anglosassoni) e che comprende il private equity Usa Cerberus la Goldman Sachs e Alcide Leali, ex azionista di controllo di Air Dolomiti, poi ceduta a Lufthansa. Vola da solo (ma è aperto a collaborazioni) anche il Texas Pacific Group, il fondo americano che ha rilanciato la Continental e che sta per entrare nel capitale di Qantas, assistito dagli advisor tecnici della Seabury.
La vera sorpresa tra i big però è l´interesse per Alitalia di Unicredit. L´offerta di Piazza Cordusio sembra, a prima vista, un chip messo sul tavolo per conto terzi. E i veri partner della banca di Alessandro Profumo (che vanta una forte presenza anche in Germania attraverso Hvb) potrebbero spuntare solo più avanti, quando dopo le proposte non vincolanti si dovranno mettere sul tavolo – per chi deciderà di farlo – quelle in contanti. La partita a scacchi tra i grandi favoriti – come dimostra la proposta "tattica" di Unicredit – è comunque solo alle prime mosse. E la seconda fase dell´asta potrebbe vedere una netta semplificazione di questo fronte, con l´aggregazione di alcune delle cordate oggi avversarie.
Gli outsider. A fianco dei grandi gruppi, sul tavolo di Merrill Lynch sono arrivate altre proposte con meno quarti di nobilità ma, al momento, perfettamente in gara. La più scontata è quella pluriannunciata della Wonders & Dreams del finanziere milanese Paolo Alazraki. «Sono alleato a diversi fondi esteri e ho un piano industriale che non prevede licenziamenti del personale», ha detto ieri in attesa di incontrare già oggi i sindacati Alitalia. I dipendenti però – che pure hanno già pagato caro prezzo l´esperimento dell´ingresso nel capitale Alitalia – non sono rimasti con le mani in mano. L´Unione Piloti ha presentato un´offerta (finanziata da Bcc) attraverso la Net Present Value, dichiarandosi pronta a imbarcare nell´avventura altri lavoratori del gruppo. La finanza anglosassone ha messo in pista anche Matlinpatterson, un private equity specializzato in aziende in crisi, e Terra Firma, fondo nato da una costola della Nomura. Mentre dalla Gran Bretagna è arrivata anche un´offerta di Benstar-Saturn.
Una candidatura molto più nostrana arriva invece dalla Romagna. Tra i concorrenti per l´acquisto della compagnia è spuntata anche la galassia imprenditoriale raccolta attorno alla Porcellana Castello Capper-No, un gruppo storico di famiglie locali attive nella ceramica faentina ma anche nell´edilizia e nella salute che da anni sta studiando l´operazione Alitalia. Pura provocazione, l´ha detto lui stesso, è stata invece la proposta fatta a titolo personale da Fabio Scaccia, professore di materie aereonautiche all´istituto tecnico industriale "Don Giuseppe Morosini" a Ferentino, in provincia di Frosinone. «Sono solo un cittadino indignato – ha confessato ieri all´Ansa – che non ha un soldo ma di fronte a una compagnia che perde più di un milione di euro al giorno non le manda a dire». Molti degli outsider, in teoria, potrebbero in una fase successiva confluire in cordata con qualcuno dei big. Difficile però che al momento della volata finale per il controllo di Alitalia ci sia ancora in pista il professor Scaccia.