Lucio Cillis, la Repubblica - 30/1/2007, 30 gennaio 2007
ROMA - Una sorpresa anche per molti colleghi e sindacalisti. La partecipazione alla gara dell´Unione piloti accende i riflettori sui lavoratori di Alitalia e in particolare su un gruppo di "comandanti" coraggiosi che crede con tutte le forze in quella "A" stilizzata stampata sul timone di 180 aerei
ROMA - Una sorpresa anche per molti colleghi e sindacalisti. La partecipazione alla gara dell´Unione piloti accende i riflettori sui lavoratori di Alitalia e in particolare su un gruppo di "comandanti" coraggiosi che crede con tutte le forze in quella "A" stilizzata stampata sul timone di 180 aerei. Massimo Notaro è il presidente dell´Unione Piloti, sigla che in molti dei comunicati che si sono alternati negli ultimi tempi bui della compagnia, affianca i confederali (orfani della Uil, almeno tra i cieli), Sult e l´Ugl. Perché questa partecipazione a sorpresa Notaro? «La situazione è drammatica. E certi passaggi straordinari nella vita di una compagnia richiedono un coraggio straordinario. Vogliamo anche dare un messaggio chiaro all´esterno». Quale? «Che siamo pronti ad assumerci fino in fondo gli oneri del salvataggio: i dipendenti di Alitalia non sono quegli irresponsabili che vengono spesso dipinti da alcuni. Al contrario, mai come oggi siamo pronti a metterci in gioco. Qui da noi lavora gente con molta esperienza alle spalle, tanti anni di sacrifici, che è stufa di vedere dei manager improvvisati, che in due o tre anni dilapidano il patrimonio dell´azienda». Fino a ieri avete mantenuto un profilo basso. Molti, anche all´interno del sindacato, giurano di non aver mai saputo dei preparativi della vostra offerta. «Ci abbiamo pensato a lungo e deciso solo poco tempo fa. Ci siamo avvalsi dell´aiuto del professore Claudio Bianchi, solo un omonimo del ministro dei Trasporti, docente romano già sindaco del collegio dei revisori di Alitalia, persona che conosce a fondo la compagnia. Una volta trovato il sostegno finanziario ci siamo dati degli obiettivi». Ecco, qual è la vostra ricetta per salvare Alitalia? E soprattutto come salvare una compagnia che perde oltre un milione di euro al giorno? «Il primo passo è trovare un manager italiano di rango che provenga dal settore aeronautico...». Ce ne sono? «Almeno tre, ma i nomi non li faccio. Inoltre occorre investire e fare scelte che pagano e fanno la ricchezza di tante compagnie europee come Air France o Luthansa». Ovvero? «Investire sul lungo raggio, coprire in anticipo le spese per il carburante, tagliare le consulenze milionarie e mantenere nel gruppo tutte quelle attività che per altri vettori sono una risorsa, anzi una fonte primaria di guadagni come l´handling, la manutenzione o il catering e che in Alitalia sono state messe praticamente alla porta». (lu.ci.)