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 2007  gennaio 28 Domenica calendario

Riccardo Paletti (1958-1982). Un cerchio in lega tra i fiori, le foto di una sua vittoria nelle categorie minori, un primo piano con quel ciuffo e quegli occhiali grandi che lo fanno un po’ Harry Potter

Riccardo Paletti (1958-1982). Un cerchio in lega tra i fiori, le foto di una sua vittoria nelle categorie minori, un primo piano con quel ciuffo e quegli occhiali grandi che lo fanno un po’ Harry Potter. Quanto resta della sua memoria, così breve e così incredibilmente segnata dalle coincidenze, è contenuto in una cappella lineare e scarna del cimitero Maggiore di Milano. Il mio viaggio alla ricerca dei martiri sportivi finisce qui, davanti a Riccardo Paletti, un ragazzo che ha conosciuto la grande notorietà soltanto morendo. Quando hanno falciato vite, gli sport motoristici non hanno risparmiato nomi famosi, da Bandini a Pasolini ad Alboreto. Ma l’omaggio simbolico, che vale per tutti, tocca proprio a lui: al meno famoso di tutti, al più sfortunato di tutti. Riccardo sognava la Formula uno sin da ragazzino. Finalmente, nel 1982, questo sogno riesce ad afferrarlo con mano, diventando pilota Osella. Per entrare nel giro arriva a pagare di tasca sua. Ma quanto sia dura e impietosa la selezione lo scopre subito. Nei primi sette gran premi della stagione non riesce mai a qualificarsi per la gara. Poi, misteriosamente, è il destino a prendere in mano il suo volante. All’ottavo tentativo, sulla pista di Montreal, Riccardo si qualifica: ultima fila, ma va bene così. Mancano due giorni al suo 24º compleanno, pensa che sarà il modo migliore per festeggiarlo. La prima gara in Formula uno. Purtroppo, né compleanno, né gloria, nella storia feroce di Riccardo Paletti. La sua grande avventura nell’alta velocità si schianta sulla linea del via: in prima fila Pironi non è riuscito a partire, molti lo evitano, Riccardo no. Impatto a 180 km orari, l’auto che prende fuoco, una tremenda fine in mondovisione. Sta scritto in qualche angolo remoto dell’universo: no, neppure stavolta il pilota Riccardo Paletti può coronare il sogno di un gran premio in Formula uno. Soltanto poche settimane prima, a Zolder, in Belgio, uguale fine era toccata a Gilles Villeneuve. Il più acclamato e il più sconosciuto, ugualmente rapiti dallo stesso sogno di vittoria. Per una strana coincidenza, una delle tante nella breve vita di Paletti, nei successivi dodici anni la Formula uno non conoscerà più lutti. Poi, in un solo week-end, nell’aprile ’94, se ne porterà via altri due: Ratzenberger e Senna, ancora una volta il più sconosciuto e il più acclamato del circo... Il nome di Paletti sopravvive, oltre che in questa cappella nel cimitero milanese, sull’entrata del circuito di Varano de’ Melegari, a lui intitolato, nel Parmense. Ma soprattutto sopravvive nell’ animo ferito del padre e della madre. Ora sono separati, la disgrazia ci ha giocato molto. Quando riesco a rintracciarlo, il papà Arietto mi suscita una pena sconfinata: "La prego, mi lasci stare. Mi chiamano da tutto il mondo, ancora oggi, per sapere del sacrificio, della passione, della morte di mio figlio. Ma io proprio non ce la faccio. Il solo parlarne mi fa venire il mal di stomaco. Non me la sento di dire niente. vero, sono passati quasi 25 anni, masono stati 25 anni terribili. Le chiedo scusa, sono disperato... ". Mi sembra giusto chiudere qui, su queste parole che meritano rispetto. E che meglio di tutte, in modo lacerante, esprimono il senso ultimo e profondo di tante storie incredibili, sepolte nella nostra memoria. Ciascuna a modo suo, restano legate per sempre dal filo nero di questo insanabile rimpianto: "Sono passati tanti anni, ma sono stati anni terribili: chiedo scusa, sono disperato...".