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 2007  gennaio 28 Domenica calendario

Fabio Casartelli (1970-1995). Marco aveva solo due mesi. Il suo papà, Fabio Casartelli, l’aveva salutato con un bacio delicato, prima di partire per il Tour de France

Fabio Casartelli (1970-1995). Marco aveva solo due mesi. Il suo papà, Fabio Casartelli, l’aveva salutato con un bacio delicato, prima di partire per il Tour de France. Per un ciclista, il viaggio più bello. Per lui, l’ultimo. Una caduta sui Pirenei, scendendo da una montagna per niente mitica, il Col du Portet d’Aspet. Da quel 18 luglio 1995, una montagna famosissima. Tutti gli anni, pullman di amici e di tifosi arrivano fin lassù per depositare una corona di fiori. E quando la corsa ripassa da quella strada, la carovana si ferma in preghiera. Il ciclismo, che pure ha tante piaghe, mantiene questo di bello: non dimentica i suoi martiri. Marco adesso ha dodici anni. Vive con la sua mamma, Annalisa, a Forlì. Non ha mai conosciuto il papà, ma è come fosse cresciuto con lui. Tutti gliene parlano, tutti glielo raccontano bravo corridore e uomo perbene. Soprattutto glielo racconta con tenerezza infinita la sua mamma. Rispetto ad altre giovani vedove, Annalisa non ha mai voltato pagina. Il dolore, mi dice, non è mai passato. E quando le pongo la domanda idiota - che cosa più rimpianga, che cosa più le faccia rabbia - risponde con una nostalgia dolce e lacerata: "Tutto, mi manca. E mi fa rabbia che Fabio non sia più qui, con noi. Semplicemente questo". Nel nome di Casartelli è nata anche una fondazione a scopo benefico. In tanti coltivano la memoria.MaAnnalisa fatica a tenere il passo di questo cammino doloroso: "Mi costa tanto partecipare alle iniziative. Mi costa troppo. Ancora oggi. Perché è come se il tempo non fosse mai passato. Ci vado solo quando me la sento. Anche se so che poi è una pena, per me". Nella tristezza del rimpianto, questa ragazza ancora innamorata del suo ricordo più grande, riesce però a rivelare un’idea fiera e nobile: "Mi fa piacere che tanti non dimentichino Fabio. Però sono sincera: mi fa rabbia che per tutti sia il ciclista morto al Tour. Vorrei lo ricordassero in un altro modo: come il campione olimpico di Barcellona. Era soltanto tre anni prima, di quell’oro andava così orgoglioso...". Fabio sta dove è nato, vicino ai genitori. Il borgo si chiama Albese, due passi da Como. Una bella tomba di prato inglese, bordata di marmobianco. Annalisa, che qui torna appena può, ci ha voluto sopra la scultura di un libro, anch’essa in marmo. Sulla pagina di sinistra, la foto del marito nel giorno più bello della sua vita sportiva. Sull’altra, nel giorno più bello della sua vita privata. Di qui sul podio delle Olimpiadi di Barcellona, in maglia azzurra. Di là fresco sposo, elegante e ben pettinato. A fondo pagina, in caratteri d’oro, soltanto il nome: Fabio. un libro rimasto aperto su questi due sogni. Il seguito nessuno lo leggerà mai.