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 2007  gennaio 29 Lunedì calendario

[FIRMA]MAURO PIANTA

C’è un modo per non rimanere prigionieri del caro-mattone e di un mutuo con rate da soffocamento: mettersi insieme ad altre persone e costruire da sé la propria casa. Si chiama «autocostruzione associata» e consente di abbattere i costi fino al 60%: azzera le spese di manodopera e il margine di profitto delle imprese. Impiegati, infermiere, operai e commercianti, italiani e stranieri, che durante i week-end e le feste comandate" si trasformano in carpentieri guidati da un pool di professionisti gestiti da Alisei, per ora l’unica organizzazione italiana impegnata in questo settore.
Costruttori si diventa, dunque. Ma come funziona la casa-fai-da-te? Il meccanismo è piuttosto semplice: gli aspiranti costruttori costituiscono una cooperativa, partecipano al bando pubblicato da un Comune, acquistano un terreno, lo lottizzano, edificano e stipulano mutui agevolati con banche convenzionate. Ai progetti possono partecipare nuclei familiari con redditi lordi annui compresi tra i 18 e i 30mila euro. Spesso Alisei prevede la cosiddetta «clausola multietnica»: le associazioni, cioè, devono essere formate da quote paritarie di italiani e stranieri. In ogni caso ciascun socio e futuro proprietario si impegna mettere a disposizione un certo numero di ore lavorative fino alla chiusura dei cantieri: in media mille ore spalmate in due anni. Essenziali buona volontà e capacità di adattamento. Non servono, invece, particolari competenze o abilità perché vengono utilizzati materiali innovativi e facili da trattare.
Altrettanto fondamentale il ruolo di regia svolto proprio da Alisei. L’ong, operativa da oltre 20 anni agisce da mediatore, per conto delle cooperative, occupandosi dei rapporti con le pubbliche amministrazioni e con le banche. Alisei, in altre parole, trova gli enti locali interessati, stringe accordi per sviluppare i progetti di autocostruzione, seleziona i soci, ricerca le banche intenzionate a sostenere le iniziative in questione (Unipol, Banca Etica, Credito Umbro, Banca Popolare di Todi, la Carit di Terni e Aler Milano). Offre, soprattutto, la consulenza di uno staff di architetti e tecnici professionisti.
Le banche, dal canto loro, concedono un pre-finanziamento attraverso un conto corrente ipotecario, per consentire alle cooperative di acquistare terreni, materiali, per pagare gli oneri di urbanizzazione e l’assistenza dei tecnici Alisei. «Gli istituti di credito - spiega l’architetto Ottavio Tozzo, presidente di Alisei - anticipano i soldi per l’avanzamento lavori sapendo che il terreno di edilizia popolare una volta comprato dagli autocostruttori acquisterà molto valore. Il livello di rischio per le banche è praticamente nullo, anche perché ci sono le garanzie offerte da alcune immobiliari regionali (Gepafin in Umbria), l’esperienza riconosciuta di Alisei e il «cappello istituzionale» dei Comuni.
Ogni famiglia negozierà in seguito il proprio mutuo, con una rata mensile mai superiore ai 500 euro e una durata che non va oltre i 25 anni. «In pratica - prosegue Tozzo -, grazie a questi finanziamenti, i soci non tirano fuori nemmeno un euro fino a quando non entrano nelle case». Abitazioni che non assomigliano affatto a case popolari, ma che rispondono invece a principi di bioedilizia: pannelli solari, impianti di riscaldamento a pavimento, dettagli curati. Per evitare speculazioni, gli alloggi non possono essere venduti prima di un certo numero di anni.
«Difficile, comunque, pensare di vendere qualcosa che è costata così tanta fatica e che avrà un inestimabile valore affettivo», osserva Antonio Spiga, presidente della cooperativa Casa Futura al lavoro da un paio di mesi per la realizzazione di 20 villette a schiera nei pressi di Cesena. Lui, 45enne maresciallo in aeronautica, controllore di traffico aereo, vive in un piccolo alloggio in affitto con la moglie e le due figlie. Entro l’estate del 2008 conta di poter abitare in una villetta di 125 metri quadri composta da salone, cucina, bagno, un secondo piano con tre camere da letto, un altro bagno e la mansarda. Considerando anche il box auto e un piccolo giardino a conti fatti il costo complessivo ammonterà a circa 140mila euro. «Affidandosi a un’impresa privata ce ne sarebbero voluti almeno 230mila», racconta Antonio. Che prosegue: «Appartengo a quel famigerato ceto medio che ha troppo reddito per ottenere una casa popolare e troppo poco per muoversi sul mercato: è chiaro che senza l’autocostruzione non ce l’avrei mai fatta…».
La soluzione del focolare fai-da-te è molto diffusa in Inghilterra, Germania, Svezia, Danimarca, Olanda e Stati Uniti. In Italia l’iniziativa pilotata da Alisei coinvolge circa 300 famiglie, in sostanza oltre 1300 persone («Ma oggi le richieste di persone interessate sono almeno cinque volte tanto», avverte Tozzo), organizzate in 15 cooperative impegnate in 18 cantieri.

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