Alexander Weber, Tuttosoldi - La Stampa 29/1/2007, 29 gennaio 2007
ALEXANDER WEBER
FRANCOFORTE
Gli organizzatori del World Economic Forum anche quest’anno cercano di propagandare l’esistenza dello spirito di Davos, quella strana congiunzione di aria rarefatta e buona volontà che in passato avrebbe favorito la riconciliazione tra leader di paesi in guerra, popoli in secessione, terroristi e avversari mortali. Per chi ha un po’ di coscienza storica del mondo germanico, è un’operazione abbastanza insopportabile: basta ricordare che Davos era diventata il simbolo della Svizzera nazista dopo l’attentato del giovane Frankfurter nel ”36. Altro che Montagna incantata! Anche dal punto di vista del business, comunque il Forum di Davos è sempre stato una valigia dal doppio fondo: sul primo strato le dichiarazioni di pacifismo umanitario e – quest’anno – di ecologismo fondamentalista, ma sotto la superficie un solido sottofondo di affari di chiunque con chiunque.
L’altro giorno ero a pranzo con i guru del mercato finanziario e mentre cercavamo di fare un po’ autopromozione, a un collega è venuto fuori un paio di dati che finora avevo trascurato. Il primo è che l’anno scorso la metà delle emissioni di bond internazionali è avvenuta in euro, in una quota quindi circa doppia di quella del dollaro. Anche calcolando i bond emessi in precedenza, non c’è dunque dubbio che la moneta internazionale del mercato obbligazionario cross-country sia l’euro e non il dollaro. Se poi uno tiene conto delle obbligazioni domestiche e non trans-nazionali, la quota dell’euro si abbassa, ma resta almeno pari a quella del dollaro.
La mia sensazione è che si stia facendo largo un po’ di buon senso monetario. La Banca centrale europea sarà pure uno dei luoghi più noiosi del mondo e Francoforte non è certo Parigi, ma la politica monetaria che è stata condotta fin qui ha assicurato una notevole stabilità all’inflazione e ai flussi finanziari europei. Mentre Greenspan lucidava la sua immagine di maestro degli imbonitori, i nostri pallidi burocrati avvitavano i bulloni del credito. Ora se uno vuole emettere obbligazioni in qualsiasi angolo del mondo sa che facendolo in euro probabilmente potrà pagare tassi più bassi che in dollari.
Un trionfo europeo? Beh, aspettiamo un attimo. In fondo le contrattazioni avvengono attraverso le Borse e le Borse europee se le stanno mangiando gli americani. Non solo, ma la Borsa interessata agli eurobonds è principalmente la City di Londra. Gli americani se ne sono accorti e stanno facendo di tutto per mettere Wall Street in grado di fare concorrenza a Londra. Ma Wall Street in fondo poteva far leva proprio sul dollaro e non può certo attrarre le attività in euro senza danneggiare lo zoccolo duro della propria attività.
Mentre stavo a discutere del mondo del futuro e la neve scendeva, sul mio terminale è arrivata la notizia che in Italia qualcuno ha pensato a una riforma della piazza finanziaria. Ho pensato che era meglio tardi che mai, perché ho davvero solo un ultima osservazione da fare, ma fondamentale: perché i benefici della buona politica dell’euro devono proprio andare a una piazza finanziaria di un paese – la Gran Bretagna – che non fa parte dell’euro? Questo non riesco proprio a capirlo.