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 2007  gennaio 29 Lunedì calendario

SAN GIUSTO CANAVESE (TO)

Alla fine di un comizio molto duro verso il sistema politico italiano («destra e sinistra sono uguali»), nel quale ricorrono più volte parole come «furfanti», «gentaglia», «schiavisti», Umberto Bossi annuncia che «milioni di patrioti padani sono pronti a scendere in campo per la libertà», e a mobilitarsi in vista della riapertura del Parlamento del Nord il prossimo 10 febbraio. il segnale che la platea del congresso nazionale del Piemonte del partito attende: i delegati si alzano in piedi e scatta l’urlo «Se-ces-sio-ne! Se-ces-sio-ne!», mentre fa capolino un enorme striscione che recita: «Né schiavi di Roma, né servi di Berlusconi. Ora e sempre secessione».
 un ritorno alle origini, segretario Bossi? L’ascia di guerra della secessione che lei aveva dichiarato seppellita per sempre non più tardi di sei mesi fa, torna in mano al suo partito?
«Pare di sì. Tutto il Nord ci chiede di ritornare a lottare. Ricevo migliaia di lettere che ci spingono in questa direzione. Con le buone maniere non si è ottenuto nulla. Abbiamo tentato democraticamente di cambiare le cose. Ho visto solo la voglia di tenerci sotto, in schiavitù».
Quindi ritorna la Lega di lotta della secessione?
«Magari fosse così semplice. Deciderà il Parlamento del nord che riapre i battenti il prossimo 10 febbraio. Lì ci sono i nostri amministratori, i nostri sindaci. Il Parlamento del nord è l’unico al quale riconosciamo sovranità. Da lì verranno le parole d’ordine per i milioni di patrioti padani che si stanno preparando a ribellarsi perché non accettano di vivere schiavi di questo Stato».
E la vostra delegazione al Parlamento italiano?
«Il Parlamento italiano è contro il Nord. Destra e sinistra si sono coalizzate per far fuori i piccoli partiti. Dalla sinistra lo capisco, è abituata al centralismo, ma dalla Casa delle Libertà.... Altroché libertà, altroché federalismo. Il sistema politico italiano pensa solo al centralismo. Ha in mente solo gli affari, non la gente. E la gente è stanca di pagare per gli affari di Roma».
Diventa difficile pensare ad una federazione con la Cdl se questi sono i presupposti.
«Non abbiamo mai detto sì alla federazione. Volevamo andare a vedere le carte, discuterne. Dopo che Berlusconi ha chiarito che chi entra nella federazione non ne può più uscire fino all’approdo nel partito unico, per noi è finita anche questa possibilità. Sarebbe come finire in una tonnara, dove i tonni entrano e non escono più fino alla camera della morte. Con la Cdl faremo solo accordi elettorali».
Ma perché pensa che Berlusconi spinga così tanto sul partito unico?
«Il partito unico non è il modo per vincere le elezioni. grave che Berlusconi parli ogni giorno di farlo, eppure è un uomo maturo da capire che il partito unico non ci sarà mai».
Però ne parla.
«Se ne continua a parlare avrà i suoi motivi tattici».
C’è chi sostiene che l’aggregazione dei moderati e la scelta del leader di essa, sono gli ultimi passi di Berlusconi prima di lasciare.
«Per come conosco Berlusconi credo che la politica gli piaccia e che resterà lì a combattere fino alla fine».
Ma la federazione del centrodestra non è una novità. Lo stesso Tremonti gliene aveva parlato. La bozza che le ha presentato poche settimane fa era differente dal progetto ora in campo?
«Certo. Non ho più parlato con Tremonti. Se mi chiamerà, ci vedremo e gli spiegherò le mie ragioni».
Si avvicinano le amministrative. Vi presenterete da soli?
«A oggi, ci sono molte probabilità di andar da soli. Ma non è questa una decisione che posso prendere da solo. Sarà il Parlamento del nord che deciderà».
La base, anche qui in Piemonte, sembra spingere per una maggiore autonomia.
«In Piemonte, nell’Emilia dove sono stato ieri (sabato, ndr.), in Lombardia, ovunque mi dicono: ”se l’ordine è di andar da soli, noi ci siamo”. Siamo pronti e abbiamo voglia di andar da soli».
Come hanno fatto i rapporti nella Cdl a precipitare in questo modo, nel giro di due mesi, dalla grande manifestazione del 2 dicembre scorso a Roma?
«Berlusconi è una brava persona perché mantiene la parola. Il punto è politico, non personale: Ne parleremo insieme uno di questi giorni, magari già domani (oggi, ndr.) ad Arcore, se mi chiama».
Il partito ha subito un duro colpo con la bocciatura del referendum nello scorso giugno. Ora rinnova la sua classe dirigente. Sia in Lombardia che in Piemonte i segretari nazionali, Giorgetti e Cota, sono stati rieletti per acclamazione. A marzo ci sarà il Congresso federale. Ci saranno delle novità?
«Il candidato sarò io. Mi fa ridere chi dice che sto preparando la successione a mio figlio. Mio figlio è giovane e deve fare ancora esperienza. Gli farò fare un po’ di gavetta, al massimo. Ma io vorrei che facesse il commercialista. Almeno diventa ricco».
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