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 2007  gennaio 29 Lunedì calendario

SAN PAOLO

del Brasile - Dopo il furto del secolo, più di 60 milioni di euro, è arrivata la «maledizione» che sta colpendo uno a uno tutti i componenti della banda criminale più famosa del Brasile. L’ultimo a cadere è stato Marcio Rafael Pierre, detto «Tubao», uno dei maggiori «esperti» del settore, arrestato ieri a San Paolo e immediatamente messo sotto torchio dai detective della Polizia Federale, che gli stavano addosso da mesi.
E’andata peggio ad Anselmo Oliveira Magalhaes, detto «Cebola» (cipolla), il cui corpo è stato ritrovato pochi giorni fa nel fondo di un pozzo profondo venti metri, mani e piedi legati e con chiari segni di strangolamento.
Prima di lui, una lunga catena di sequestri, delazioni ed omicidi si è verificata intorno ad un caso che riempie da più di un anno le cronache dei giornali. La rapina «quasi perfetta» è avvenuta nell’agosto del 2005 a Fortaleza, ai danni della sede locale della Banca Centrale. un colpo cinematografico. Ad iniziare dal tunnel, un cunicolo lungo ottanta metri con 70 centimetri di diametro, illuminato e con un sistema autonomo di ventilazione, per sbucare giusto sotto la cassaforte principale, dalla quale sono stati sottratti in un fine settimana ben 167 milioni di reais.
I ladri, che avevano affittato tre mesi prima una villetta lì vicino, si erano inventati una società fantasma specializzata in erba sintetica per campi da calcio artificiale per dissimulare i sacchi di terra che portavano fuori in continuazione. Con la complicità di uno o più impiegati della banca, le telecamere non funzionavano e l’allarme non è scattato. I malviventi sono riusciti a portare a termine il maggior furto della storia brasiliana. A carico, tra l’altro, dei contribuenti visto che la Banca Centrale non era assicurata.
Un copione praticamente ineccepibile e che in qualsiasi film giallo si sarebbe chiuso con gli ideatori che sorseggiavano beati un cocktail in un’assolata spiaggia dei Caraibi. Ma così non è stato. Due mesi dopo il furto uno dei rapinatori, Luiz Fernando Ribeiro, viene prelevato da due uomini in borghese che si dichiarano poliziotti, in un bar nella periferia di San Paolo. La famiglia paga per riaverlo in vita un milione di dollari, ma dopo una settimana il suo corpo, crivellato con cinque colpi di revolver in volto, viene ritrovato in un terreno abbandonato nello Stato di Minas Gerais.
Passa un mese e Marli Cunha, moglie della guardia privata Deusimar Neves, indicato dagli inquirenti come l’informatore dei ladri, viene sequestrata per due settimane e liberata solo dopo il pagamento di un cospicuo riscatto. Stessa sorte tocca al titolare di una concessionaria presso la quale la banda acquistò undici auto nuove di zecca subito dopo il furto. E così via. Con il passar del tempo diventa sempre più evidente anche la fuga di informazioni nelle indagini coordinate da Brasilia. Gli inquirenti riescono a dare nome e cognome ai 23 appartenenti all’organizzazione ma ne catturano solo dieci.
Trattandosi di un furto semplice, senza l’aggravante della mano armata, gli incensurati possono chiedere di essere messi in libertà condizionata fino al processo. Ma essere scoperti è rischioso, già che diversi parenti o collaboratori dei principali sospettati vengono ricattati o rapiti.
Il «caso BC», dalla sigla della Banca Centrale, appassiona i brasiliani e regala anche episodi assolutamente singolari. Nell’agosto del 2006 dei ragazzini che giocano per strada trovano nel giardino di una casa alla periferia di Natal delle borse interrate con dentro 400.000 reais. I numeri di serie sono quelli dei soldi rubati: la proprietaria dichiara alla polizia di aver comprato la casa appena pochi mesi prima e di non aver la più pallida idea della provenienza dei sacchi sotterrati sotto il suo prato.
Gli inquirenti non le credono: suo marito aveva partecipato anni prima ad una rapina ad un camion portavalori assieme a Antonio Jussivam, «Alemao», indicato come il principale finanziatore della banda di Fortaleza, attualmente latitante.
Una svolta importante nelle indagini arriva lo scorso settembre quando la polizia coglie in flagrante dei ladri mentre stavano per scavare un tunnel in direzione di una banca di Porto Alegre. Gli arrestati, a cui si è arrivati grazie alle intercettazioni telefoniche, sono legati al Pcc, l’organizzazione che controlla il narcotraffico nello Stato di San Paolo. Si scopre così che una parte del megabottino è stata usata per finanziare, attraverso l’acquisto di armi e munizioni, la violenta offensiva sferrata l’anno scorso dallo stesso Pcc contro poliziotti e civili. Altro denaro sarebbe invece stata trasportato di nascosto in Uruguay per finire nel circuito internazionale del riciclaggio. Secondo il governo brasiliano sono stati recuperati fino ad oggi, tra banconote e proprietà confiscate alla banda, circa 40 milioni di reais. Restano da ritrovare poco meno di 120 milioni, quasi 50 milioni di euro. Soldi che scottano, perché la «maledizione di Fortaleza» è in agguato dietro l’amgolo.
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