Varie, 29 gennaio 2007
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Edelman Marek
• Homel (Bielorussia) 31 dicembre 1922, Varsavia (Polonia) 2 ottobre 2009 • «[...] l’eroe ebreo polacco che guidò la gloriosa rivolta partigiana del Ghetto di Varsavia contro la Wehrmacht e sopravvisse all’Olocausto fuggendo tra le fogne e unendosi alla Resistenza [...]» (Andrea Tarquini, ”la Repubblica” 27/1/2007) • «’Ricordo ancora quei giorni, quelle due grandi date che vissi, come fosse ieri. Il primo settembre ”39, gli Stuka in picchiata sulle nostre case, le Panzerdivisionen, la caccia all’ebreo... e il novembre dell’89, la caduta del Muro di Berlino. Due momenti dell’inevitabile della Storia che è imperativo ricordare per i giovani e per chi verrà. Ebbero Danzica come luogo primo, e ci rammentano che senza la forza morale non basta la più grande forza militare per vincere e piegare il mondo” [...] Marek Edelman [...] leader militare dell’insurrezione del Ghetto di Varsavia, poi grande mente di Solidarnosc durante la Guerra fredda, racconta i suoi ricordi, di ”quando si viveva lottando, tenuti in piedi solo dalla speranza [...] Il fatto più terribile era sentirsi per decreto degradati tutti a Untermenschen, a subumani. Noi ebrei, tutti noi polacchi, chiunque non fosse tedesco e nazista. terribile quando un popolo, come fecero allora i tedeschi, tratta tutti gli altri come esseri subumani [...] Per me era terribile anche vedere come la macchina di sterminio nazista avesse tolto ogni umanità anche a loro. Tornai a Varsavia, nascosi e posi in salvo i miei pochi averi, vidi morire tanti amici e cari o seppi della loro morte, mi unii subito alla Resistenza. Vennero anni di lotta, eppure vedevamo che tra i nemici spietati che combattevamo c’erano anche piccoli, semplici esseri umani, ridotti alla disumanità dalla tirannide. Ridotti da uomini a macchine di morte e nemici: o noi o loro [...] Io, come resistente, mi sentivo sempre diviso tra due sentimenti opposti. Ero schiacciato dal pessimismo. E al tempo stesso ero convinto che i tedeschi avrebbero perso la guerra. Pessimista, perché la potenza della macchina militare nazista faceva paura. Ma a Hitler mancava la forza morale. E senza la morale non puoi vincere. Questa era la speranza” [...]» (Andrea Tarquini, ”la Repubblica” 31/8/2009).