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 2007  gennaio 29 Lunedì calendario

Tokio, 25 novembre 1970. Cinque persone entrano nell’edificio del ministero della Difesa, sequestrano il generale Mashita e lo costringono a radunare in cortile i militari presenti

Tokio, 25 novembre 1970. Cinque persone entrano nell’edificio del ministero della Difesa, sequestrano il generale Mashita e lo costringono a radunare in cortile i militari presenti. Uno di essi li invita alla ribellione parlando dell’abisso in cui il Giappone è piombato per mancanza dello spirito guerriero che ha sempre contraddistinto il Paese. Alla fine del discorso, si inginocchia e offre la testa ad un compagno che lo decapita con la spada. Protagonista del seppuku (suicidio rituale), Yukio Mishima, 45 anni, uno degli scrittori più controversi della letteratura giapponese del dopoguerra, tradotto in tutto il mondo, due volte (1965 e 1967) candidato al Premio Nobel (assegnato, invece, nel 1969, al suomaestro e amico Yasunari Kawabata). Enfant prodige – pubblica il suo primo libro, una raccolta di poesie, all’età di undici anni e la prima novella a 16 ”, si forma su Radiguet, Wilde, Tanizaki, Rilke. Scrive come un dannato: racconti, romanzi, drammi (in alcuni recita come attore), saggi (letterari e politici). Nel ’45 medita di uccidersi e fa testamento. Vive in un clima estremamente drammatico. Il Giappone firma la resa, la sorella muore di tifo a 17 anni, un suo amico si suicida, un altro muore a 20 anni. Nel ’47 si laurea in Legge, lavora al ministero delle Finanze (che lascia per scrivere), viaggia. Confessioni di una maschera è il primo dei libri che gli dà una fama internazionale. Da molti romanzi vengono tratti dei film. Gli anni Cinquanta sono il periodo di maggiore creazione letteraria. Fra i romanzi, Una virtù vacillante, tradotto, adesso, per la prima volta in Italia (Edizioni SE). Parla della passione e ossessione di una donna sposata per un giovane, piuttosto ambiguo, e dei travagli psicologici che la sconvolgono, divisa com’è fra erotismo ed educazione perbenista. La prima puntata di Una virtù esce su un giornale di Tokio, nell’aprile 1957. Una cosa normalissima, per Mishima. Molti suoi romanzi, infatti, prima di essere pubblicati in volume, appaiono a puntate su giornali e riviste. Questo spiega perché ogni capitolo, di semplice e immediata lettura, possa benissimo essere considerato un racconto a sé, pur essendo legato, nella trama generale, a quelli precedenti e successivi. Qua e là si respira una sorta di clima dannunziano. Si tenga conto che il «guerriero» Mishima non solo traduce, nel 1965, Il martirio di San Sebastiano di d’Annunzio, ma lo ammira come scrittore e come uomo d’azione. Anzi, si identifica in lui. Non si dimentichi che Mishima organizza un esercito personale di circa 40 universitari, «scudo dell’imperatore e dei valori del vero Giappone». La sua morte, anacronistica, da samurai del XX secolo, ne è la testimonianza più convincente.