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 2007  gennaio 29 Lunedì calendario

ROMA – Una perdita operativa per il 2006 pari a circa 380 milioni di euro (167,5 quella netta, 47 operativa nel 2005) ma una liquidità «adeguata a garantire continuità aziendale ben oltre i 12 mesi»

ROMA – Una perdita operativa per il 2006 pari a circa 380 milioni di euro (167,5 quella netta, 47 operativa nel 2005) ma una liquidità «adeguata a garantire continuità aziendale ben oltre i 12 mesi». Inoltre un indebitamento cresciuto del 6,4% a 1.026 milioni di euro e un calo dei passeggeri del 2,3%. Alla vigilia della scadenza per le manifestazione d’interesse da parte di eventuali compratori (fissata per oggi dal ministero del Tesoro), Alitalia scopre le carte come chiesto più volte dalla Consob, l’Authority che vigila sulla Borsa, per tutelare i piccoli azionisti. Nella relazione predisposta dal vertice aziendale si ammette anche che «il piano industriale 2005-2008 non è più attuabile» per una serie di ragioni tra cui «minori ricavi consolidati (122 milioni), un aumento del prezzo del carburante superiore al previsto e maggiori costi rispetto agli obiettivi». Come richiesto specificamente dalla Consob, all’indomani dell’uscita del consigliere e numero uno di Air France Jean Ciryl Spinetta e della conseguente venuta meno del numero legale, viene precisato il ruolo del management. «Gli amministratori di Alitalia rimasti in carica – si legge ”, Giancarlo Cimoli e Giovanni Sabatini esercitano poteri di ordinaria amministrazione». A Cimoli resta attribuito il potere di rappresentanza. In particolare – segnala ancora la compagnia di bandiera – i risultati economici dei primi undici mesi del 2006 sono stati pari a 4.328 milioni di euro di ricavi consolidati, 940 milioni di costo per carburante e 698 milioni di costo del lavoro. Il risultato operativo consuntivo a novembre 2006 – prosegue la nota Alitalia – evidenzia quindi uno scostamento negativo rispetto agli obiettivi di budget di 364 milioni. «Le principali variazioni riguardano minori ricavi consolidati pari a 122 milioni (in massima parte imputabili alla minore capacità offerta derivante sia dagli scioperi sia dall’operativo effettivamente volato dalla compagnia, oltre che alla crescita della pressione competitiva per la maggiore attività dei vettori low cost); l’aumento del costo del carburante rispetto a quanto previsto per circa 42 milioni di euro; e lo scostamento di circa 60 milioni di euro rispetto agli obiettivi a causa soprattutto della mancata implementazione dei progetti di efficientamento del costo del lavoro previsti dal Piano. Così si legge nei comunicati diffusi dalla società. I dati comunicati ieri sera, per la verità dopo un forte pressing della Consob, non sono molto dissimili da quelli che circolavano da tempo come indiscrezioni di stampa e che la compagnia, lo scorso 19 gennaio, aveva detto di non poter né confermare né smentire. E proprio la scarsa chiarezza sulla situazione finanziaria, sulla validità del piano industriale e sui reali poteri dei consiglieri rimasti dopo l’azzeramento del consiglio di amministrazione, aveva spinto giovedì scorso la Commissione di vigilanza a intimare alla compagnia di dare indicazioni precise. Quanto al risultato operativo a novembre (altro punto su cui la Consob aveva chiesto lumi) la compagnia comunica un risultato operativo negativo pari a circa 197 milioni. Il nuovo consiglio di amministrazione, che dovrebbe essere nominato dall’assemblea dei soci in prima convocazione il 22 febbraio, è previsto che sia di soli tre membri e con incarico a tempo per gestire la privatizzazione. Si vedrà se Cimoli, la cui figura è criticata sia dal mondo politico che da quello sindacale, verrà riconfermato.