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 2007  gennaio 29 Lunedì calendario

ROMA – Il presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà definisce un «cane di razza» (e non un «topolino» come ha detto Gianfranco Fini) la lenzuolata di liberalizzazioni firmata Bersani ma, subito dopo, lancia tre dardi destinati a mandare in crisi alcuni progetti del governo

ROMA – Il presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà definisce un «cane di razza» (e non un «topolino» come ha detto Gianfranco Fini) la lenzuolata di liberalizzazioni firmata Bersani ma, subito dopo, lancia tre dardi destinati a mandare in crisi alcuni progetti del governo. In sequenza: la riforma Gentiloni, la separazione dall’Eni di Snam Rete gas e il Fondo unico per le infrastrutture. «Non si può mettere un tetto al fatturato Mediaset – ha affermato rispondendo alle domande di Lucia Annunziata alla trasmissione In mezz’ora – perché non si può impedire a una società di crescere». Catricalà, che ha comunque definito la riforma della televisione firmata dal ministro Paolo Gentiloni «una buona legge che anticipa il passaggio al digitale», si è anche detto contrario alla separazione delle reti di trasmissione perché altrimenti «verrebbe indebolita la Rai» visto che Mediaset non la seguirebbe in questa operazione. Domani, tra l’altro, sul tema televisivo Catricalà parteciperà a una audizione in Parlamento. Il ministro, anche lui in televisione (a Domenica In) difende la «sua» legge ricordando che anche le precedenti riforme di Maccanico e Gasparri contenevano dei limiti. «Se vogliamo dare al sistema più concorrenza – specifica – questa è la strada da percorrere». Immediate le reazioni dei partiti su una vicenda così delicata. Giuseppe Giulietti e Roberto Zaccaria (Ulivo) rilevano che il «giudizio di Catricalà contrasta con quello del suo predecessore Giuseppe Tesauro, con quanto sentenziato dalla Corte costituzionale e con quanto avviene nel resto d’Europa», dove esistono tetti e soglie da rispettare. La Casa della Libertà esulta. Sandro Bondi (Forza Italia) e Mario Landolfi (An e presidente della commissione parlamentare di vigilanza Rai) invitano il governo a «riflettere» dopo le parole del presidente dell’Authority. Lo sceriffo del mercato ha inoltre detto altri due «no». Nel caso della Snam, Catricalà sposa indirettamente le tesi di Rifondazione e dell’Eni contrarie alla separazione. «E’ meglio aspettare almeno fino al 2009 – sostiene il Garante – prima di approvare il Dcpm (e poi seguirebbero altri 24 mesi prima di far scattare la separazione, ndr) perché si indebolirebbe la capacità contrattuale delle due società nella fornitura di gas dall’estero». «Da poco l’Eni ha firmato importanti intese con Sonatrach e Gazprom e non vorrei – questo il suo timore – che non venissero onorate». E poi chi rileverebbe Snam? si chiede Catricalà. «Se fosse un carrozzone di Stato meglio di no». D’accordo con lui si è subito schierato l’ex ministro dell’Industria, nonché grande amico di Romano Prodi, Alberto Clò, interpellato dall’Agi. Lo stop allo scorporo della rete gas è stato invece definito «deludente» dai consumatori di Adusbef. Nel caso del Fondo, criticato anche da Francesco Giavazzi nel suo ultimo editoriale sul Corriere, qualora venissero fatte confluire tutte le reti (elettriche, del gas, di telefonia ecc), come prevedeva il famoso Piano Rovati, «sarebbe un mostro, con un potere enorme e incontrollabile». «Le reti – ha continuato il numero uno dell’Antitrust – non vanno accorpate tutte perché la concentrazione dei poteri non giova al mercato». Catricalà ha confermato la sua grande stima per il ministro dello Sviluppo Pier Luigi Bersani che ha «recepito il 90% delle misure liberalizzatrici proposte dall’Antitrust» e ha spiegato che il precedente governo Berlusconi non le ha fatte «probabilmente perché non voleva inimicarsi le categorie coinvolte». Il decreto Lanzillotta sulle municipalizzate «è giusto ma va migliorato nella parte che riguarda le gare».