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 2007  gennaio 22 Lunedì calendario

Anno IV - Centocinquantaduesima settimanaDal 15 al 22 gennaio 2007 Hillary Venerdì 20 maggio, Hillary Clinton s’è ufficialmente candidata alla Casa Bianca

Anno IV - Centocinquantaduesima settimana
Dal 15 al 22 gennaio 2007

Hillary Venerdì 20 maggio, Hillary Clinton s’è ufficialmente candidata alla Casa Bianca. Ha dato l’annuncio solo su Internet, volendo con questo accreditarsi come un’aspirante presidente giovane e moderna. E proprio questo sarà il punto: benché l’elezione di una donna sia un fatto storico, i commentatori americani sostengono che, rispetto al suo probabile avversario delle primarie - Obama Barak - è Hillary, con i suoi quasi sessant’anni, a incarnare l’ala conservatrice dello schieramento. L’elettorato più giovane e dinamico starebbe invece col quarantacinquenne Obama, una cui vittoria sarebbe ugualmente storica, trattandosi di un uomo di colore. Il Washington Post e la rete televisiva Abc, in un sondaggio realizzato subito dopo la candidatura, hanno rilevato che al momento Hillary stravincerebbe contro Obama e batterebbe anche di un soffio il probabile candidato repubblicano Rudolph Giuliani, che ha una grande reputazione negli States dopo aver fatto il sindaco di New York (durante il suo governo della città i crimini scesero nettamente di numero). Fino a venerdì scorso i sondaggi davano vincente – nel testa a testa finale - Giuliani, segno che a Hillary è bastato candidarsi per elettrizzare tutti. L’epoca dell’elezione è però ancora lontana e tutto può succedere. Le primarie cominceranno tra un anno, lo scontro diretto è fissato per la fine del 2008.

Prodi Berlusconi, a Genova per sponsorizzare i candidati di Forza Italia alle prossime amministrative, ha detto che il centro-destra, negli ultimi sondaggi, risulta in vantaggio sul centro-sinistra di 15 punti. Ha aggiunto: ”E’ tutto merito di Prodi…”. Nel centro-sinistra gira adesso una nuova espressione: ”voti aggiuntivi”. I ”voti aggiuntivi” sarebbero quelli che il centro-destra potrebbe dare a certi provvedimenti del governo ”in aggiunta” a quelli della maggioranza, ma non decisivi per l’approvazione dei provvedimenti. Cioè: che siano dati o non dati, non cambia niente. Come mai è venuta fuori quest’altra faccenda di apparente lana caprina? Perché effettivamente sia Casini che Berlusconi si sono detti pronti a votare un paio di leggi di Prodi e questo, anche se è difficile da capire per un cittadino di buon senso, crea problemi. Se infatti su quegli stessi provvedimenti una parte del centro-sinistra non fosse d’accordo e votasse contro, e poi quei provvedimenti venissero approvati lo stesso grazie al voto dei nemici del centro-destra, ne verrebbe che Prodi, a partire da questo inizio 2007, si regge su una maggioranza diversa da quella che gli ha fatto vincere le elezioni. Perciò dovrebbe forzatamente dimettersi. Ma quali sono i provvedimenti capaci di provocare una simile deflagrazione? Uno riguarda le liberalizzazioni e non è troppo alle viste. L’altro l’allargamento della base americana di Vicenza e i soldi da stanziare (’rifinanziamento”) per mantenere il nostro contingente militare in Afghanistan.

Vicenza Gli americani, per questioni di efficienza, hanno deciso di riunire la 173° Brigata paracadutisti aviotrasportata, oggi divisa tra la Germania e la caserma Ederle di Vicenza, in un nuovo sito intorno alla pista militare Dal Molin, alle porte di Vicenza. Si figurano di realizzare una base più grande, dalla quale far partire le missioni dirette verso Oriente, dove il loro paese è in guerra. Non esiste su questo nessun impegno scritto tra Italia e Stati Uniti. Inoltre l’insediamento militare americano di Vicenza risale agli anni Cinquanta, epoca di guerra fredda e di nemico sovietico. Oggi l’Urss non esiste più, il nemico è di natura completamente diversa e insomma le ragioni per dir di sì al buio all’ampliamento della base, cioè alla concessione di un pezzo di territorio italiano a un paese straniero che in quel sito farà quello che vorrà senza bisogno di consultarci, non sono poi così evidenti. Berlusconi s’era a suo tempo impegnato con Bush solo a parole. Prodi ha un problema con gli americani e ha detto di non avere obiezioni all’allargamento, dato che in definitiva si tratta di ”un affare locale”, cioè che riguarda solo Vicenza. Tesi, evidentemente, insostenibile. I pacifisti, cioè la sinistra radicale, benché al governo, sono scatenati: non solo la base non deve essere ampliata, ma gli americani devono possibilmente sloggiare dagli altri siti che occupano nel Paese. Se questo non accadrà, dicono, voteremo contro il rifinanziamento della missione italiana in Afghanistan, faccenda che arriverà in Parlamento tra pochi giorni. E’ a questo punto che scatta il problema del ”voto aggiuntivo”: Berlusconi, Casini e la Lega sono pronti a votare il rifinanziamento della missione persino se Prodi mettesse – come ha detto di voler fare – la fiducia. E una fiducia a Prodi votata dal centro-destra vedrebbe naturalmente i ministri di sinistra abbandonare il governo immediatamente. Scalfari, che ha sempre sostenuto Prodi con forza, ha scritto un lungo, malinconico articolo su Repubblica di domenica, in cui prevede che – se veramente il governo cadesse sull’Afghanistan – andremmo a votare all’inizio del 2008 o al più tardi nell’autunno dell’anno prossimo. Però con una legge elettorale concepita in modo tale da impedire alle ali estreme dei due schieramenti di entrare in Parlamento (l’articolo si intitolava: ”Se Prodi cadrà, la sinistra scomparirà”).

Tronchetti Un altro articolo importante, uscito sui giornali di domenica scorsa, è stato scritto da Marco Tronchetti Provera, il padrone della Telecom, per la Stampa di Torino. Dice, praticamente, una cosa sola: non ha mai fatto né fatto fare niente di illegale. Giovedì della settimana scorsa, infatti, quattro persone sono state arrestate nell’ambito dell’inchiesta sull’attività di spionaggio svolta da persone che dicono di aver agito per conto della Telecom. Tra gli spiati, l’ex amministratore delegato della Rizzoli, Vittorio Colao, e il vicedirettore del Corriere della Sera Massimo Mucchetti, entrambi notoriamente sgraditi a Tronchetti. Il giudice ha scritto d’esser convinto che il mandante delle spie era lo stesso Tronchetti. Tronchetti invece scrive sulla Stampa di essere stato vittima, lui e la sua famiglia, di attività di spionaggio. E’ certamente lo scandalo che ci terrà compagnia nelle prossime settimane. Oltre tutto si segnala che il presidente della Telecom, Guido Rossi, è in rotta di collisione con il suo azionista (cioè Tronchetti): sta lavorando, in disaccordo con Tronchetti, a una vendita dell’azienda a un pool del quale faranno parte le nostre due superbanche, cioè Intesa e Unicredit, con un ruolo da protagonista, ancora una volta, di Giovanni Bazoli, cioè del cosiddetto banchiere di Prodi. Non è un caso che Tronchetti abbia scritto per la Stampa e non per il Corriere, il giornale di cui ha una quota. Il Corriere non gli è in definitiva troppo amico. E le voci di un prossimo cambio di direzione del giornale, con l’arrivo in via Solferino di un ”prodiano”, hanno ricominciato a circolare con insistenza.

Manica Domenica una nave inglese (di nome ”Napoli”), gravemente danneggiata dal ciclone Kyrill che ha devastato la settimana scorsa l’Europa settentrionale, ha preso a imbarcare acqua e ad affondare. Pericolo, perché tra i 2.394 container che trasportava ce n’erano 158 pieni di sostanze tossiche. La Guardia costiera del Devon ha miracolosamente agganciato il cargo e lo ha rimorchiato verso la costa evitando che l’affondamento avvenisse in acque alte, cosa che avrebbe avuto conseguenze catastrofiche sull’ambiente. Nel momento in cui scriviamo, duecento contenitori risultano finiti in mare e tre di questi erano certamente pieni di sostanze tossiche. I 26 marinai sono stati tutti portati in salvo.