Raphael Zanotti, La Stampa 28/1/2007, 28 gennaio 2007
RAPHAEL ZANOTTI
TORINO
Io sono il killer del comitato inutile, anche se la definizione non è precisa: non si può uccidere un cadavere». Antonio De Martini è l’ex segretario del comitato Fao, l’ente che la corte dei conti chiede di chiudere da 16 anni per manifesta inutilità. «La mia - dice De Martini - è la storia di un privato cittadino che voleva rendere un servizio al suo Paese ma che si è scontrato con l’inerzia dei ministeri. Alla fine del mio mandato ho prodotto una relazione e molti dei miei rilievi sono stati fatti propri dalla corte dei conti. Non ci tengo a passare per l’autore del disastro».
In che senso dottor De Martini?
«Sono stato nominato segretario del comitato e capo ufficio relazioni internazionali del ministero delle Politiche agricole nel giugno 2004. Appena arrivato ho capito che il comitato era una scatola vuota. Non avevo un computer, non avevo personale, non potevo usare i soldi. Sono andato dal ministro Alemanno e gli ho detto: meglio chiudere, qui non si fa niente. Lui ha insistito, voleva rivitalizzare. Allora mi sono rimboccato le maniche, ma ho trovato un ambiente refrattario e i ministeri ostili».
Ostili?
«Il comitato dovrebbe coordinare i ministeri in materia di agricoltura e alimentazione. Ogni dicastero dovrebbe indicare suoi rappresentanti ma hanno sempre fatto resistenza. In 59 di anni nessuno è riuscito a mettere in piedi la giunta esecutiva».
Un boicottaggio. Perché?
«Perché ognuno ”si è fatto” il proprio comitato. Il ministero dell’Economia ha un proprio Polo Onu e da un quarto di secolo esiste addirittura un’ambasciata italiana presso la Fao. Organismi che svolgono le stesse funzioni. Non si capisce perché l’Erario debba pagare tre enti per tenere i rapporti con la Fao».
Non vi siete mai ribellati?
«Il comitato è stato cannibalizzato dagli altri ministeri. Lo hanno reso inservibile».
Perché?
«Perché così il denaro per la cooperazione internazionale non passa dal comitato che è sottoposto al vaglio della magistratura. Un esempio: nel 2003 l’Italia aveva previsto stanziamenti per 1.236 milioni di dollari per la cooperazione allo sviluppo, erogandone poi 756. Il 94 per cento di questa cifra è finita a organizzazioni internazionali impedendo così ogni controllo della magistratura. Ci sono enti che restano in piedi solo per questo: pensi che a Firenze ancora esiste l’Istituto agronomico d’Oltremare nato per gestire i possedimenti coloniali italiani. Lo regge una donna preparatissima, ma è curioso che esista ancora nel 2007, no?».
E dunque?
«E dunque ecco perché, quando mi insedio, i dipendenti spariscono: la segretaria va in maternità, l’interprete trasferito, il contabile - marito della segretaria - cambiato di ufficio. Restano un direttore generale, mio superiore, caduto in disgrazia e ”parcheggiato” al comitato e un dipendente in pensione trattenuto col part time».
Come si rivitalizza?
«Ho cominciato a mettere ”poster di arruolamento” al ministero delle Politiche agricole. Ho preso un contabile perché non c’era neppure il libro dei cespiti. Ho scoperto oltre due milioni di euro che giacevano inutilizzati su un conto corrente a tasso d’interesse infimo. Soldi che non potevo neppure toccare».
Perché?
«Perché la Finanziaria ci consentiva spese per massimo il 2 per cento di quanto impegnato l’anno precedente. E l’anno prima il comitato era stato totalmente inattivo... Eppure nel 2006 è stato l’ente che ha erogato più borse di studio».
vero che Afef era il vostro testimonial?
«Sì, ha accettato volentieri di entrare nel comitato. Ma poi non ha mai partecipato per le nostre difficoltà enormi».
Un morto non può resuscita...
«Vorrei che i miei successori ci riuscissero, ma ne dubito».
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