Luigi Grassia, La Stampa 28/1/2007, 28 gennaio 2007
LUIGI GRASSIA
Lo scorporo dall’Eni della rete di trasporto del gas (leggi Snam) s’ha da fare o no? «L’Autorità per l’energia ha sempre espresso il suo orientamento in questo senso, per la terzietà della rete» risponde il presidente Alessandro Ortis. Ma poi che ne sarà di Snam? «Un controllo pubblico può essere opportuno in quanto garanzia di indipendenza dagli operatori e neutralità di gestione». E dell’ipotesi di fondere Snam con Terna che cosa pensa? «Noi non prendiamo posizione sugli assetti proprietari, purché assicurino l’indipendenza e la neutralità. Detto questo, affidare a un unico soggetto la rete del metano e quella elettrica è un’ipotesi interessante e può favorire sinergie senza nuocere ai due rispettivi focus industriali e operativi».
Prima questione: perché lo scorporo?
«Non solo l’autorità ma anche il governo e il parlamento, sia quelli attuali che quelli precedenti, hanno sempre affermato (anche in forma bipartisan nel febbraio del 2006) la necessità di scorporare la rete del gas, come ha detto di recente anche la Commissione europea. Perché si tratta di un’infrastruttura strategica che rappresenta un monopolio tecnico, sul quale non solo non deve esistere il controllo, ma nemmeno il sospetto del controllo da parte di un operatore a monte o a valle della rete, che si tratti di un operatore italiano come l’Eni o straniero come, per ipotesi, la russa Gazprom o altri».
Qualcuno obietta che sottraendo la Snam all’Eni si indebolisce il campione nazionale di fronte a giganti stranieri come Gazprom o l’algerina Sonatrach.
«La filiera del gas comprende a monte la produzione e l’approvvigionamento; al centro, le infrastrutture di trasporto, stoccaggio e distribuzione; e a valle la vendita. In Italia e in Europa si sono liberalizzate le fasi a valle e a monte, mentre quelle centrali (reti e depositi) sono regolate e tariffate dovendo essere monopoli tecnici per un servizio neutrale a protezione della concorrenza. Per l’Eni la Snam rappresenta meno del 2,5% del giro d’affari; non ha senso parlare di indebolimento del gruppo se gli si toglie Snam. Giganti internazionali come British Gas, Shell, Exxon non hanno le reti nazionali eppure questo non li ha indeboliti. Inoltre Snam è una società in cui Eni non può fare i prezzi che vuole perché glieli fissa l’Autorità; non la si può definire strategica per il gruppo. D’altra parte Gran Bretagna, Spagna, Portogallo, Olanda e Danimarca hanno separato le reti».
Due obiezioni: allora Eni perché tiene tanto a conservarla? E che bisogno c’è di cambiare le cose, se già c’è l’Authority che fissa i prezzi di Snam?
«Se un singolo operatore gestisce una rete di cui devono obbligatoriamente servirsi tutti i concorrenti ha la possibilità di influenzare gli investimenti, la gestione e l’informazione con discrezionalità tale da sfavorire gli altri. Il possesso della rete da parte dell’operatore dominante è un mezzo per ritardare l’apertura del mercato, perché un altro concorrente non tende a investire se ha anche solo il sospetto di dover operare sotto l’influenza altrui».
Bene, allora si separa Snam. Ma poi che si fa?
«C’è già l’esempio di Terna, la compagnia della rete elettrica separata dall’Enel. Il mercato elettrico non è ancora ottimale ma si sviluppa nella direzione giusta: c’è una rete la cui proprietà è indipendente; c’è anche una Borsa elettrica che ha cominciato a funzionare. Quanto a Snam ha già ora un punto di scambio virtuale per il gas, che potrebbe svilupparsi rapidamente in una vera Borsa se la compagnia diventasse indipendente, e questo favorirebbe l’apertura del mercato e l’interesse di altri importatori con vantaggio dei clienti finali».
In Terna, che lei porta ed esempio, c’è un forte presidio di capitale pubblico. Crede possibile il passo ulteriore del controllo congiunto delle due compagnie da parte, per ipotesi, della Cdp, quando già l’Antitrust ha fatto obiezioni alla Cdp in Terna e in Enel?
«L’Autorità dell’energia non prende posizione sugli assetti proprietari, purché la governance garantisca l’indipendenza e la neutralità per il presente e per il futuro. Posso solo dice che trovare una formula idonea a superare le obiezioni dell’Antitrust mi sembra un problema risolvibile, e già allo studio del ministero dell’Economia. Quanto all’ipotesi del controllo congiunto nella forma del National Grid che c’è in Gran Bretagna è certamente interessante, purché preveda al tempo stesso le possibili sinergie di una governance unica e la dovuta attenzione alle due diverse attività industriali».
Come fonte di indirizzo e di impulso l’Autorità ha indicazioni da dare riguardo alle (ex) municipalizzate dell’energia?
«Anche riguardo a questo, sul piano degli assetti proprietari non prendo posizione. Sul piano del mercato vediamo con favore le aggregazioni e le incoraggiamo per la distribuzione, anche con la politica tariffaria. Per sviluppare la concorrenza bisogna che emergano sul mercato operatori più forti e in grado di competere con l’ex monopolista. Così il consumatore potrà scegliere sempre meglio».
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