Luca Iezzi, la Repubblica 28/1/2007, 28 gennaio 2007
LUCA IEZZI
ROMA - Il rebus Snam e Terna complica la vita al governo. Tra la Margherita che chiede la fusione tra le due società di rete, e la sinistra radicale contraria ad ogni privatizzazione, spunta una soluzione che sembra riportare ai tempi dell´Iri. Non farà chiarezza il decreto in preparazione al ministero dell´Economia che dovrebbe limitarsi a far partire il conto alla rovescia di 24 mesi per la discesa dell´Eni sotto il 20% di Snam. Da quel momento tempi coincidenti per la rete del gas e per Terna (la rete elettrica), a sua volta alla ricerca di un nuovo azionista dopo che il Consiglio di Stato ha imposto alla Cassa Depositi e prestiti (Cdp) di liberarsi entro luglio 2009 o del pacchetto di Enel (10,2%) o di Terna (29,9%).
Diventa virtualmente disponibile il controllo delle due infrastrutture: a chi affidarle? L´ipotesi che il riassetto passi per il Fondo per le infrastrutture nato dalla collaborazione tra Cdp e le quattro maggiori Fondazioni bancarie e guidato da Vito Gamberale atterrisce molti commentatori: l´economista Francesco Giavazzi e l´ex senatore Ds, Franco Debenedetti, hanno agitato lo spauracchio di un nuovo organismo che rinverdisca i riti e i fallimenti delle partecipazioni pubbliche. Timori che sembrerebbero prematuri: il fondo di Gamberale deve ancora diventare operativo, in più i rapporti tra Gamberale e il direttore della cassa Antonio Turicchi si sono guastati già nelle fasi preparatorie. Se il progetto "holding delle reti" passerà dal Fondo saranno necessari diversi cambiamenti: più peso dello Stato, magari qualche cambio al vertice e parecchi debiti. Il Fondo ha infatti una dotazione di 1,5 miliardi di euro, mentre i pacchetti di Snam e Terna valgono il triplo.
Ma nella maggioranza convivono tantissime visioni, anche con effetti bizzarri, come la strana alleanza, al momento vincente, tra l´Eni e la sinistra radicale, entrambe convinte che l´assetto nel gas debba rimanere quello attuale. Secondo Maurizio Zipponi deputato di Rifondazione, «dietro queste pressioni ci sono le lobbies finanziarie e bancarie: è possibile tener assieme la proprietà di Snam in Eni». Non ci sono solo motivi ideologici dietro questa posizione, secondo l´economista Paolo Leon: «In ogni economia avanzata ci sono monopoli naturali che vanno tutelati e non smembrati». Una posizione che ha l´appoggio "tattico" anche di Pierluigi Bersani: «Siamo favorevoli a separare la rete del gas dall´Eni - ha detto ieri a Repubblica il ministro per lo Sviluppo Economico - Ma vogliamo evitare di darla al primo che passa». Secondo il ministro le reti devono uscire fuori dalla sfera d´influenza degli operatori, come dice l´Europa, prima però è necessaria un´integrazione europea delle infrastrutture e regole certe. Per scongiurare il rischio dell´arrivo di un predatore straniero (tipo i russi). Chi chiede, come le municipalizzate, più concorrenza nel metano, per ora dovrà accontentarsi della nascita di una "borsa del gas", decisa nel decreto-liberalizzazioni, in cui una parte del metano importato o prodotto nazionale dovrà essere trattato sottraendolo ai contratti bilaterali, in modo da rendere più flessibile il mercato.
La proposta del vicepremier Francesco Rutelli di unire Snam e Terna appare invece molto costosa specie se passa dalla Cdp. Per tenere Terna la società controllata dal Tesoro al 70% deve liberarsi del 10% di Enel (vale 5 miliardi di euro) aggiungere Snam significherebbe privarsi anche del 10% di Eni che ne vale il doppio. Lo Stato, per tenere questi due pacchetti decisivi per controllare i due ex monopolisti sarebbe costretto a spostare nel bilancio dello Stato 15 miliardi di euro.